Kiev, le altre elezioni

Anche il Paese orientale, come l'Ue, va al voto domenica 25 maggio. Ma la realtà è ben diversa

Domenica 25 maggio sarà un giorno importante per il futuro della democrazia in Europa: mentre tutti i Paesi Ue saranno alle prese con il voto per il Parlamento di Strasburgo, in Ucraina si svolgeranno le attese e cruciali elezioni presidenziali. L’appuntamento con le urne è stato anticipato in seguito alle proteste di Euromaidan a Kiev che culminarono a fine febbraio con la fuga dell’ex-presidente filo-russo Viktor Yanukovych.

Sono stati mesi molto duri per l’Ucraina: il Paese ha vissuto prima la secessione della Crimea, decretata il 16 marzo per referendum. Poi le città orientali della Regione del Donbass, al confine con la Russia, si sono infiammate e per riprendere in mano la situazione e la deriva del secessionismo, le autorità di Kiev hanno inviato sul posto forze militari. Con il passare del tempo, gli scontri diventano sempre più intensi. L’altro ieri contro le posizioni delle forze armate ucraine è stato aperto il fuoco dai mortai, installati sul territorio di un asilo. L’uso delle donne e degli anziani per fare da scudo umano non è più una novità. Ancora in questi giorni la situazione nella regione è di “guerra civile”. Anche ad Odessa, città portuale sul Mar Nero, gli scontri tra forze filo-russe e filo-Kiev hanno causato disordini e soprattutto vittime. L’incidente più grave è avvenuto il 2 maggio: nell’incendio della Casa dei sindacati sono morte 46 persone e altre 214 hanno subito lesioni di varia gravità. È di pochi giorni fa la notizia che il Capo del dipartimento investigativo del ministero degli Interni dell’Ucraina, Vitaly Sakal, ha riferito che “le persone morte nella Casa dei sindacati a Odessa sono state avvelenate da cloroformio”. La sostanza si trovava nell’edificio e si stanno ora eseguendo le indagini per accertare la sua origine.

Sotto lo sguardo dell’Europa. Dunque, l’elezione ucraina del 25 maggio non si svolgerà in un clima disteso. Ingente il dispositivo messo in atto per assicurare che tutto si svolga in un minimo di sicurezza garantita. Nella giornata di domenica saranno impiegate oltre 75mila unità, suddivise in 55mila e 700 poliziotti e più di 20mila volontari. Non è poi un caso che, su invito delle autorità ucraine, una delegazione del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa osserverà le elezioni. E non stupiscono le parole di Wolfgang Ischinger, nuovo mediatore dell’Osce (Organizzazione per sicurezza e la cooperazione in Europa): “Dobbiamo essere realisti – ha detto lunedì alla radio tedesca ‘Deutschlandfunk’ -. Le elezioni non porteranno i ribelli a deporre le armi, ma sarà comunque un passo importante per arrivare un giorno a una soluzione diplomatica”.

18 candidati, 2 favoriti. Per completezza di informazione sono 18 i concorrenti alla presidenza ma – racconta da Kiev il padre gesuita Andriy Zelinskyy – sono due i principali concorrenti in lizza: il favorito nella maggior parte dei sondaggi è Petro Poroshenko, forse più noto come ‘re del cioccolato’. A lui si contrappone Yulia Timoshenko, la ‘pasionaria’ della Rivoluzione arancione che, dopo la fuga di Viktor Yanukovych, è stata liberata dopo tre anni di prigionia. “Ma la Timoshenko – spiega padre Zelinskyy – rappresenta per la popolazione ucraina il passato e dopo EuroMaidan la gente non vuole tornare indietro”. Molto difficili saranno invece le procedure di voto nelle regioni sud-orientali del Paese dove “è guerra civile”. In questo senso fanno ben sperare le dichiarazioni di Putin che sembrerebbe aver disposto il ritiro delle truppe impegnate nelle regioni di Belgorod, Rostov e Briansk, al confine con l’Ucraina.

La voce della Chiesa. I vescovi della Chiesa greco-cattolica di Ucraina sono scesi in campo in questi giorni di vigilia per invitare il popolo ucraino ad andare al voto facendosi guidare dai valori dell’onestà, della trasparenza e della responsabilità. Ai candidati hanno chiesto di “non usare slogan forti e ingannevoli” e di farsi guidare “solo dal bene del proprio popolo e dalla preservazione dell’indipendenza e dell’integrità dello Stato ucraino”. Le Chiese godono di una profonda considerazione nel Paese: d’altronde hanno giocato un ruolo attivo e di pacificazione durante le proteste di Maidan. “Secondo i sondaggi il 67% della popolazione ripone fiducia nelle Chiese. I politici sanno dunque che il sostegno della Chiesa è importante, e in questo senso non è un caso che in vista del voto il presidente ad interim Oleksandr Turchynov ha chiesto di incontrare (per la seconda volta) i membri del Consiglio di pan-ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose nella sala delle riunioni del Verkhovna Rada a Kiev. Voce storica dell’Ucraina, il cardinale Lubomyr Husar, ha parlato delle elezioni, consigliando di farsi illuminare per la scelta dei candidati dal principio delle tre “p”: professionalità (“è importante che il candidato sia una persona di qualità e abbia una saggezza politica”); probità, e cioè essere onesto, e infine “patriottismo”, perché “la persona che si andrà a votare è chiamata ad amare il proprio Paese”.

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