Il volto del “mostro” Gli occhi dei “mostri”

Violenza, omicidio, sesso, prostituzione: gli ingredienti ci sono tutti per riempire di inchiostro le pagine dei giornali e di immagini le dirette pomeridiane delle tv. Ma di fronte alla disperazione e ai crocifissi, di fronte al mistero del dolore, non resta che far silenzio: perché cercare di indagare a tutti i costi i diversi e infiniti volti del male, rende un po' tutti mostri di se stessi

Un "tipo strano", taciturno. Riccardo Viti, 55 anni, di professione faceva l’idraulico: è lui il "mostro" che ha ucciso con violenze e sevizie la giovane prostituta romena trovata domenica scorsa crocifissa sotto un cavalcavia dell’Autosole. Le prove del Dna, i ripetuti identikit, le denunce presentate negli ultimi 8 anni fra una caserma e un commissariato lo hanno inchiodato: Viti ha alle spalle una storia di perversioni e terrore che dal 2006 dilagavano nei campi della prostituzione tra Firenze e Prato. "Senti io sono sadico, ti porto sotto il ponte, vicino al fiume, ti lego e facciamo l’amore".

Violenza, omicidio, sesso, prostituzione: gli ingredienti ci sono tutti per riempire di inchiostro le pagine dei giornali e di immagini le dirette pomeridiane delle tv. La sequenza di Viti ammanettato che esce dal portone di casa circondato dalla polizia dura appena qualche secondo e viene ripetutamente ritrasmessa e rallentata mentre negli studi televisivi i commenti sono affidati a criminologi e giornalisti e le interviste impazzano. Vengono ascoltati il compagno-fidanzato, la mamma, lo zio della vittima. Non importa se non riescono a concludere in italiano una frase a senso compiuto o se dietro quei volti rigati dalla sofferenza si intravede un mondo di stenti. Vengono fermati i vicini di casa, l’amico barista, i compagni del karate. Non importa se sono disperatamente a disagio. L’importante è esserci perché tutto fa "cronaca in diretta".

Ma come è fatto un "tipo strano"? Che volto può avere il mostro della "porta accanto"? Chi è la "bestia" che ha ucciso la giovane romena? La curiosità divora lo spettatore quasi alla ricerca morbosa e inconscia di trovare tra quelle foto e quelle sequenze qualche indizio di anormalità. Qualche elemento di stranezza e atipicità che può in qualche modo rassicurare sulla sicurezza del proprio ambiente quotidiano. E invece il "mostro" si mostra in tutta la sua normalità: jeans, maglietta e gilet, corporatura massiccia, stempiato, testa inclinata verso il basso. Il mostro ha il "volto" dell’idraulico che suona alla porta di casa. Una normalità appunto che sorprende e spaventa. E spinge in una corsa spasmodica e collettiva a riempire lo smarrimento con particolari, retroscena, pareri degli esperti. Ma è un vortice di informazioni che non porta a nulla. Come non hanno portato a nulla le cronache sulle morti della piccola Yara, della bellissima Sara Scazzi e della giovane inglese Meredith.

Le vittime di questa terribile storia sono, purtroppo e per l’ennesima volta, le donne: la giovane romena Andrea Cristina che per sopravvivere faceva la prostituta e che per 30 euro è morta crocifissa sotto un ponte. Le altre prostitute che per lo stesso prezzo si mettono nelle mani di balordi. Nella lista figura anche la madre dell’assassino che ai giornalisti confida: "Sono nella disperazione più nera". E, allora, di fronte alla disperazione e ai crocifissi, di fronte al mistero del dolore, non resta che far silenzio: perché cercare di indagare a tutti i costi i diversi e infiniti volti del male, rende un po’ tutti mostri di se stessi.

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