“Siamo sangue misto” ” “La lezione degli storici

Un testo dei francesi Febvre e Crouzet, risalente al 1950, lancia un messaggio all'Europa di oggi

Il 9 maggio è la Giornata dell’Europa, nella quale si fa memoria della straordinaria iniziativa di Robert Schuman che, ministro degli Affari esteri francese, quel giorno, nel 1950, fece una dichiarazione che ha cambiato il corso della storia del continente. Stilata da un gruppo di esperti intorno a Jean Monnet, tale dichiarazione ha suggerito un modo concreto – in un primo tempo esclusivamente economico e in primo luogo riferito al carbone e all’acciaio – per eliminare la guerra dall’Europa e per portare la pace nel mondo.
Ricordiamo le prime frasi di quel testo: “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creatori, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche”. La storia della dichiarazione, l’opera di Schuman, di Adenauer, di De Gasperi e di altri, è oggi ben conosciuta e riconosciuta, anche se l’Unione europea, che ne è diretta discendente, non è attualmente priva di detrattori.
Molto meno nota, o addirittura a lungo dimenticata, è un’opera scritta nel 1950 da due eminenti storici e rivolta ai giovani. Lucien Febvre, fondatore con Marc Bloch dell’École des Annales, e il suo allievo, lo storico specialista della Gran Bretagna François Crouzet, lavorarono nel primo semestre del 1950 a un manoscritto per mostrare agli studenti che la storia della Francia, come quella mondo intero, non è che una serie di scambi con altri popoli e civiltà: “Una civiltà degna di questo nome non può che nascere dai contatti e dalle influenze reciproche. Chi dice isolamento dice routine, sterilità, miseria. La saggezza per un popolo non è rinchiudersi nel proprio Paese e innalzare intorno a sé un’invalicabile e paradossale muraglia cinese. È piuttosto nutrire la propria originalità con l’originalità dei vicini. Farsi ricco delle loro ricchezze”. L’opera dei due storici si inscrive in un’iniziativa lanciata dall’Unesco per la quale Febvre si era impegnato fin dalla sua creazione nel 1945.
Dal 1947 aveva partecipato attivamente al progetto di sradicare la guerra attraverso l’educazione e concretamente attraverso la revisione dei manuali di storia sul presupposto dell’esistenza di un patrimonio culturale comune a tutta l’umanità. Sospettato di posizioni di estrema sinistra da parte degli inglesi, che temevano anche una messa in causa del loro Commonwealth, il progetto fu tuttavia “silurato”. Pochi giorni prima della dichiarazione Schuman, il 21 aprile 1950, Febvre si difendeva contro posizioni rigorosamente eurocentriche. Occorreva, a suo avviso, “attirare l’attenzione di tutte le persone di buona volontà sul ruolo cruciale giocato nelle civiltà del genere umano da culture come quelle dell’islam, dell’India, dell’Estremo Oriente, per non parlare delle civiltà più isolate, il cui sviluppo fu arrestato dalla conquista”. Ma quella causa andò persa.
I detrattori di Febvre hanno avuto successo, e il bellissimo testo senza titolo che egli aveva nel frattempo scritto con François Crouzet per mostrare, partendo dall’esempio francese, la sua concezione dell’arricchimento reciproco delle nazioni, non ha trovato alcun editore. È stato dimenticato in una scatola con altri documenti in fondo a un corridoio, fino a quando Denis Crouzet, anch’egli storico, lo ha rinvenuto nel 2010 dopo la morte del padre, e lo ha pubblicato con sua moglie nel 2012, accompagnato da una lunga postfazione intitolata: “Siamo sangue misto”. Tenuto conto dei tempi che corrono, e pensando allo spirito della dichiarazione di Robert Schuman, non possiamo che rallegrarcene.

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