Fare i conti con il passato

Le Chiese si confrontano con l'eredità comunista. E il parroco cattolico di Belene propone un Memoriale

Dalla caduta del comunismo sono trascorsi 25 anni, ma la sua ombra pesa ancora in alcune società dell’Europa centro-orientale. Soprattutto in Bulgaria, uno dei Paesi più fedeli all’Urss, dove i processi di revisione del passato sono iniziati più tardi rispetto alle altre nazioni che appartenevano al blocco sovietico. L’argomento è stato al centro della conferenza internazionale “Le chiese cristiane, la comunità civile e l’eredità comunista nell’esperienza bulgara e in quella tedesca”, svoltasi dal 23 al 25 aprile a Sofia con la partecipazione di storici, teologi, filosofi e politici provenienti dalla stessa Bulgaria e dalla Germania. “Superare il passato comunista richiede molto tempo e conoscere la verità, anche se non sempre possa essere gradita, è importante per le nuove generazioni”, afferma a Sir Europa Momchil Metodiev, uno degli organizzatori della conferenza, storico della chiesa ortodossa bulgara nel periodo comunista.

Religione e potere. Secondo Metodiev “le Chiese cristiane sono state fortemente colpite dai servizi segreti comunisti che hanno cercato non solo di restringere al massimo la loro attività, ma anche di infiltrarsi all’interno della gerarchia ecclesiastica”. Due anni fa, la Commissione per i dossier ha rivelato che 11 dei 15 metropoliti dell’attuale Santo Sinodo hanno collaborato con i servizi segreti comunisti. “Purtroppo questo problema rimane aperto non essendoci una posizione ufficiale del Santo Sinodo”, dichiara il vescovo ortodosso Tihon, arciprete della Cattedrale patriarcale “Alexander Nevski” di Sofia. Il quale ritiene che “l’influenza dei servizi comunisti ha causato lo scisma tra gli ortodossi in Bulgaria, durato dal 1992 al 2012”. “La Chiesa era divisa e debole e non ha potuto prendere una posizione nei dibattiti pubblici”, aggiunge il vescovo Tihon. Lo storico Metodiev precisa che “bisogna tener presente i tempi del comunismo e i fatti concreti contenuti nei dossier, perché in alcuni casi si tratta di compromessi che le persone erano costrette a fare, mentre per altri la collaborazione con il regime ha procurato dei vantaggi”.

Dopo l’elezione del patriarca. “Ultimamente si notano dei segni di speranza e di vitalità nella Chiesa ortodossa bulgara, soprattutto nelle parrocchie guidate da giovani sacerdoti”: ne è convinto Metodiev. A suo avviso “questo processo è partito dopo l’elezione del nuovo patriarca Neofit l’anno scorso e lo conferma la scelta di quattro nuovi metropoliti nella quale i laici hanno fatto sentire la loro voce”.

L’esperienza tedesca. Interessante è stato il confronto dell’esperienza bulgara con quella tedesca orientale. “Subito dopo la guerra mondiale, quasi tutte le famiglie frequentavano la Chiesa, mentre alla fine del comunismo la maggior parte della società della Germania dell’Est era scristianizzata”, ha detto Rainer Eppelman, pastore protestante e politico tedesco. Eppelman ha sottolineato anche il contributo dei pastori protestanti alla caduta del Muro di Berlino.

Il campo di Belene. Per non dimenticare soprattutto le persone che hanno lottato contro le ingiustizie del regime, su iniziativa di padre Paolo Cortesi, parroco cattolico di Belene, il 26 aprile è stato istituito un Comitato per creare un museo-memoriale nell’isola vicina alla città, sul Danubio, dove sorse uno dei più grandi e crudeli campi del comunismo. “Tra i detenuti c’erano molti sacerdoti ortodossi e cattolici, pastori protestanti, suore, musulmani e il loro sacrificio ci obbliga come cristiani a far memoria perché questi orrori non si ripetano più”, racconta padre Cortesi. “Molti dei giovani oggi non sanno neanche dei campi del comunismo e in Bulgaria queste centinaia di martiri sono dimenticati”, aggiunge Metodiev. Circa 150 cattolici sono stati processati dai comunisti e una decina sono stati condannati a morte. Tra le vittime, il vescovo cattolico di Nicopoli, mons. Eugenio Bossilkov, e tre sacerdoti assunzionisti, dichiarati beati.

Comitato promotore. Al Comitato per il memoriale di Belene hanno aderito la diocesi di Nicopoli, rappresentanti delle autorità politiche, dell’Accademia bulgara delle scienze e alcuni ex-prigionieri. Il promotore, padre Cortesi, è missionario passionista italiano e lavora in Bulgaria da quattro anni. “Abito a cinquanta metri dal campo di Belene e la vista di quegli edifici abbandonati mi spinge a dedicarmi a questo progetto”. “Speriamo – aggiunge – di avere entro cinque anni un centro per la memoria simile a quello di Auschwitz o alle isole Solovkij nel Mar Bianco”.

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