Europa, finalmente si discute

Partita la serie di dibattiti tra i candidati alla presidenza della Commissione

Novanta minuti di dibattito serrato hanno aperto lunedì 28 aprile la serie di incontri tra i candidati in lizza per la presidenza della Commissione europea. Jean-Claude Juncker (Popolari), Martin Schulz (Socialisti e democratici), Guy Verhofstadt (Democratici e liberali) e Ska Keller (Verdi) si sono confrontati in “una prima assoluta per la politica europea”. Assente il candidato della Sinistra radicale Alexis Tsipras, che “ha declinato l’invito”. Si replica – dopo il dibattito radiofonico su Euranet dal Parlamento europeo tenutosi il 29 aprile – il 9 maggio da Firenze e il 15 maggio di nuovo da Bruxelles. Il primo confronto dall’università di Maastricht, trasmesso dalla rete tv Euronews, con 700 giovani studenti e membri dello European Youth Forum, ha affrontato tre i temi-guida: l’economia, l’euroscetticismo, la politica estera; molte le domande dai giovani presenti in sala e i commenti dai social network.

Il futuro di economia e lavoro. Proprio sulla disoccupazione che colpisce milioni di under30 sono stati sollecitati i candidati dai giornalisti conduttori: “Perché i giovani dovrebbero credere che apporterete cambiamenti significativi alle loro vite?”. “Sono in campagna per un’Europa seria che crea posti di lavoro, che non spende denaro che non ha e dice no a tutti gli estremismi”, è stata la prima risposta di Jean-Claude Juncker. Condizione indispensabile per la crescita è consolidare i bilanci dello Stato per l’esponente dei Popolari, che è contro il dumping sociale e difende – argomenta – il salario minimo in tutti i paesi dell’Ue. “Lavoro, lavoro, lavoro è la mia priorità per i prossimi cinque anni”, fa eco Martin Schulz; “un’intera generazione paga una crisi provocata da persone irresponsabili. Io voglio un’altra Europa”: maggiore tutela della privacy, dice il leader dei Socialisti e democratici, e delle libertà civili e “una Commissione che guidi e non si limiti a seguire l’Europa” o il Consiglio europeo (che rappresenta i governi dei Paesi Ue), punto su cui si sono mostrati tutti concordi. Per Guy Verhofstadt “la crescita qualificata” si raggiungerà solo con “una maggiore integrazione” (ad esempio con l’unione bancaria). “L’Europa – dice il liberaldemocratico – ha bisogno di meno regolamentazione sul mercato interno, ma più politiche comuni”, come in ambito energetico o delle telecomunicazioni. La candidata dei Verdi Ska Keller invece punta il dito su “un sistema educativo che non funziona” e che rappresenta “un debito per le generazioni future”. Bisogna investire “in settori di cui ha bisogno la società”: “trasformare l’economia e renderla più verde, investire nella sanità, creare posti di lavoro di qualità”, ma anche “dare regole fiscali comuni”.

Come rispondere all’euroscetticismo? Un appello alla maggioranza democratica, affinché partecipi alle elezioni e sia consapevole che le frange euroscettiche e populiste “non hanno in realtà nessun genere di proposta politica” arriva dal tedesco Schulz. Netta la chiusura del lussemburghese Junker: “Non farò mai una coalizione con l’estrema destra. Io punto sui valori democratici e non condivido con questi partiti alcun valore”. Il belga Verhofstadt ha rilanciato: “I problemi oggi hanno bisogno di soluzioni europee e non nazionali”, sebbene “le paure della gente vadano prese sul serio ed esigano risposte concrete”. Lo stesso Verhofstadt cita uno “schema europeo di mobilità del lavoro per un maggiore controllo comune” e una “politica di migrazione economica legale”, che ammetta persone “a lavorare e a condividere i pesi” sociali e fiscali. “Possiamo fare di più” sostiene Ska Keller, anch’ella tedesca, riferendosi ai rifugiati politici e a coloro che fuggono dalle guerre, come nel caso dei siriani. Ribatte Junker: “Non possiamo accogliere tutte le povertà del mondo”, ma coloro che chiedono aiuto devono essere accolti, con una “migliore organizzazione della solidarietà all’interno dell’Europa e programmi anche per il rimpatrio”. Per Martin Schulz una delle prime iniziative “se divento presidente della prossima Commissione è un sistema d’immigrazione legale a cui contribuiscano i 28 Stati membri”

Politica estera, Ucraina, difesa. Le risposte dell’Europa alla crisi ucraina sono state “equilibrate”, ma “lente”, sia nel caso delle sanzioni, secondo Verhofstadt, sia nella decisione di un sostegno economico all’Ucraina che poteva avvenire già lo scorso novembre. “Lasciare la porta aperta al dialogo senza mettersi in una dialettica da guerra fredda” è l’unica strada percorribile per Ska Keller, appoggiata da Schulz, che ritiene necessario lavorare con la Russia su “interessi comuni” che possano tenere insieme Ue e Russia. La reazione “soft dell’Europa” ha evitato la guerra, ha confermato Junker, ma è necessario “ridurre ora la dipendenza dal gas russo, cercando altri interlocutori” o, propone la Keller, fonti energetiche alternative e meno dannose. Bisogna lavorare per una difesa comune: Guy Verhofstadt ipotizza in questo senso “un pilastro europeo della Nato”; per Ska Keller significa “aiuto allo sviluppo”, con uno sguardo al mondo, per evitare di rendere gli altri ancora più poveri; la difesa comune per Junker “risolverebbe tanti altri problemi, anche in Europa”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy