Kharkiv sembra” “una polveriera” “pronta a esplodere

Il sindaco è filo-russo, la polizia è corrotta, i gruppi radicali agiscono di nascosto e il reclutamento dei ragazzi avviene anche attraverso i social network per tariffe che vanno dalle 200 grivnia per le proteste in piazza fino ai 500 dollari americani per gli assalti agli edifici. La popolazione non capisce come si sia potuti arrivare a questo punto. La manifestazione per la pace delle Chiese cristiane

La vita sembra scorrere nella più assoluta normalità qui a Kharkiv. I bimbi giocano nel parco, le donne fanno la spesa al mercato e i ragazzi scherzano sorseggiando birra ai bar. Ma non è così. Kharkiv è la città frontiera dell’Ucraina: il confine con la Russia dista da qui solo 45 chilometri. Per questo la stazione ferroviaria è presidiata dai militari ucraini e i treni provenienti da Mosca e San Pietroburgo vengono controllati dalle forze armate. Si devono assicurare che in città non entrino nuove leve che potrebbero andare a fomentare le azioni violente dei separatisti. Anche la strada che porta al confine è controllata dall’esercito ucraino. Al di là incombono minacciose le forze militari russe. Sono incredibilmente numerose: così almeno raccontano le famiglie che vanno e vengono dalla Russia per andare a trovare amici e parenti. Perché a Kharkiv, come in tutte le città di frontiere, le anime sono divise in due e le famiglie sono "mescolate". E se fino ad oggi la convivenza in qualche modo è stata possibile, ora tutto è più complicato. Basta il più piccolo pretesto o la più banale provocazione, per scatenare l’inferno. "I separatisti possono sbucare fuori all’improvviso, come funghi", avverte un signore. Anche mostrare un foularino con i colori azzurro e giallo dell’Ucraina, può diventare pericoloso: la ragazza di Kiev che ingenuamente l’aveva legato alla borsa, è stata cortesemente invitata a nasconderlo. Un clima teso, al limite dell’esplosivo. Le immagini trasmesse 24 ore su 24 dalla tv parlano di venti di guerra sempre più minacciosi. Si rincorrono anche qui le notizie del sequestro degli osservatori Osce da parte dei filorussi mentre il presidente ucraino Aleksander Turchynov annuncia che l’Ucraina non si farà intimidire e continuerà l’operazione anti-terrorismo. Dall’altra parte la Russia rivendica il diritto di inviare militari per "auto-difesa". A Kharkiv si trova la curia della diocesi cattolica di rito latino che comprende tutta la regione orientale del Paese: raggiunti al telefono i parroci delle principali città parlano ovunque di situazione estremamente tesa. A Donetsk il palazzo della Regione è ancora occupato. Stessa situazione a Gorlovka dove gli uffici del comune e della polizia sono in mano ai separatisti; la città inoltre è completamente isolata: le strade sono bloccate dai posti di blocco che impediscono l’accesso in città alle forze armate di Kiev. Nella città di Kramatorsk ci sono stati scontri armati ed un elicottero è esploso dopo essere stato colpito da colpi d’arma da fuoco. Paura e stanchezza. "La gente di Kharkiv è spaventata e si è stancata", racconta il parroco della cattedrale cattolica della città, don Grygoriy Semenkov. Si fa fatica qui a capire come si è potuto arrivare a questo punto. Non si afferrano con chiarezza le motivazioni che hanno portato alla rivoluzione di Majdan a Kiev ma allo stesso tempo non si vuole neanche far parte della Russia. Roman ha 18 anni. "Il nostro cuore è in Ucraina – dice – siamo patriottici. Amiamo il nostro Paese e vogliamo il bene per il nostro popolo. Ma non siamo né pro-Majdan né pro-Russia. Ma soprattutto non siamo ancora economicamente pronti per entrare in Europa: perché dovremmo farlo, pagarne tutti i sacrifici e non vederne i vantaggi? Li vedranno forse i nostri figli? Non ne sono sicuro". La professoressa Galina Kuts insegna scienze politiche all’Università di Kharkiv e i ragazzi che parlano sono suoi studenti. "Il loro – sentenzia decisa – è il modo di pensare con la pancia". Ce ne sono ovviamente molti altri che la pensano diversamente. Natalia, 25 anni, studia storia e filosofia. Dice di "non potersi immaginare in un futuro nella Russia dove non è possibile criticare liberamente il potere" e guarda all’Europa come la "patria della libertà di pensiero". La professoressa è preoccupata: "La Russia – dice – non si fermerà perché Putin non si fermerà". La città di Kharkiv sembra una polveriera: il sindaco Gennady Kernes è filo-russo, la polizia è corrotta, diversi sono i gruppi radicali che agiscono di nascosto e il reclutamento dei ragazzi avviene anche attraverso i social network per tariffe che vanno dalle 200 grivnia per le proteste in piazza fino ai 500 dollari americani per gli assalti agli edifici. La gente in questa situazione sta vivendo – racconta il parroco don Yan Martincek – sotto "pressione psicologica come se fosse sempre in attesa che il conflitto da un momento all’altro scoppiasse". La manifestazione per la pace. Ma la popolazione di Kharkiv sta cercando anche di reagire positivamente. Lo dimostra la manifestazione per la pace che si è svolta martedì scorso nella piazza della Costituzione dove a scendere per strada con le bandiere giallo e azzurro dell’Ucraina c’erano migliaia di persone con a fianco tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni. È il vescovo cattolico monsignor Marian Buczek a mostrare sul computer le foto della manifestazione. Conferma deciso: "Come il vescovo di Odessa e il vescovo di Simferopoli anche noi dobbiamo restare e resteremo a fianco della nostra gente e ripetere con Cristo che ha vinto la morte, ‘non abbiate paura’".

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