In Guinea Bissau ” “è affidata alle urne” “la voglia di futuro” “

Alle presidenziali sarà ballottaggio. L'affluenza superiore all'80% premia lo storico partito Paigc: al secondo turno anche il candidato indipendente Nabiam, considerato vicino ai militari. Dopo il golpe del 2012 l'esercito tace, ma i suoi vertici sono accusati di traffici illeciti. Sotto silenzio il tema del narcotraffico, mentre si dibatte sullo sfruttamento delle risorse naturali da parte dei cinesi" "

Un voto atteso e, finora, calmo: in Guinea Bissau, a due anni dal golpe che aveva impedito lo svolgimento del secondo turno delle presidenziali, la parola è tornata ai cittadini. Ma domenica 13 aprile nessuno dei candidati si è aggiudicato la maggioranza assoluta: la decisione, dunque, è rinviata al ballottaggio, in programma il 18 del mese prossimo. In testa è per ora José Mario Vaz del Paigc, storico movimento di liberazione dal colonialismo portoghese: ha ottenuto il 40,9% dei consensi e il Paigc ha vinto le Legislative, con 55 deputati su 102. Il secondo uomo sarà Nuno Gomes Nabiam (25,1%), indipendente ma considerato vicino ai militari e a quell’ala del secondo partito nazionale, il Prs, legata a Kumba Yalà, presidente tra 2000 e 2003, morto proprio durante la campagna elettorale. Voglia di cambiamento. "La popolazione vedeva in queste elezioni lo strumento per una svolta", commenta dalla capitale Bissau Sara Gianesini, coordinatore per il paese di Engim, ong legata ai missionari del Murialdo. E aggiunge: "L’assenza di disordini è molto positiva, così come l’affluenza, superiore all’80% secondo i dati provvisori". Lo stato dell’Africa occidentale, in effetti, è abituato a tassi di partecipazione molto più bassi e l’instabilità cronica (dall’introduzione del multipartitismo nel 1990, nessun capo di Stato è mai riuscito a concludere il proprio mandato) poteva far temere una disaffezione ulteriore. Invece, prosegue Gianesini "la popolazione è desiderosa di uscire dall’isolamento internazionale" iniziato dopo il golpe, l’ennesimo riuscito o tentato dopo l’indipendenza nel 1974. In più la Guinea Bissau, 176ma su 185 Paesi per l’indice di sviluppo umano 2013 dell’Onu, ha bisogno "di molte riforme, a livello formativo e scolastico, sanitario e delle infrastrutture, e i cittadini percepiscono la necessità di un cambiamento e di una stabilità politica", conclude la cooperante. Impressione condivisa dal suo collega Fabio Iannuzzelli, responsabile in Guinea Bissau dell’ong Mani Tese: "Ho assistito a uno degli ultimi comizi la settimana scorsa – racconta -. La piazza era piena di giovani, donne, uomini, pieni di entusiasmo: credo che la popolazione abbia ancora motivazioni e speranze per il futuro". L’incognita dei militari. Un contributo alla riuscita del processo elettorale – definito libero ed equo dagli osservatori africani presenti sul terreno – è arrivato anche dalla Chiesa. "I vescovi – dice Sara Gianesini – hanno sollecitato parrocchie e religiosi a fornire un’educazione civica: sono stati stampati volantini per insegnare le modalità di voto ed evitare che la scheda fosse annullata" senza entrare nel merito delle candidature. Anche "i professori delle scuole religiose hanno dedicato, nel mese pre-elettorale, del tempo a lezioni di educazione civica – prosegue – e l’alta affluenza ha dimostrato che la sensibilizzazione, non solo in città ma anche nelle zone rurali, ha funzionato". Non si sono invece schierati esplicitamente i militari, anche se – secondo indiscrezioni – il capo dell’esercito, generale Antonio Indjai, considerato la mente del golpe del 2012, avrebbe espresso il suo sostegno al candidato arrivato secondo, Mabiam, e c’è chi attribuisce alle forze armate anche episodi "minori" di violenza come il pestaggio di un deputato. "Il loro ruolo futuro – testimonia da parte sua Fabio Iannuzzelli – resta un grande interrogativo". C’è anche chi teme, di nuovo, per il ballottaggio, ma Iannuzzelli, che ha vissuto anche le elezioni 2012, è ottimista: "Il clima – dice – è meno teso rispetto ad allora, quando per la campagna elettorale erano state anche spese molte più risorse". Altre risorse, quelle naturali, sono state per la prima volta al centro del dibattito tra i candidati: particolare attenzione è andata alle foreste, il cui legname è esportato in grande quantità dai cinesi, in accordo con il governo ma non con le popolazioni locali, e con modalità che, per Iannuzzelli "molto spesso danneggiano l’ecosistema". È passato invece sotto silenzio il tema del narcotraffico: il paese africano è da anni uno snodo chiave tra Sudamerica ed Europa e accuse in merito hanno riguardato anche le alte sfere. Lo scorso anno l’ex comandante della marina, ammiraglio José Americo Bubo Na Tchuto, è stato arrestato su ordine della magistratura statunitense, da cui è ricercato anche il capo dell’esercito Indjai.

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