“Condividere si può” “solo con gli occhi” “e il cuore ben aperti”

Con la scrittrice Laura Bosio percorriamo la Via Crucis che questa sera Papa Francesco presiederà al Colosseo. Le meditazioni sono state scritte dall'arcivescovo di Campobasso, monsignor Giancarlo Maria Bregantini, sul filo dell'attualità. Un'occasione offerta alla scrittrice per lanciare lo sguardo su un'umanità dolente, ma nella quale "l'amore non è stato spezzato"

"Se viviamo nell’amore gratuito, tutto è vita". La scrittrice Laura Bosio parte dal commento di monsignor Giancarlo Maria Bregantini alla XII stazione – dove Gesù muore in croce – per ricordare che solo assumendo questo atteggiamento "si crea un popolo nuovo, si fermano le guerre". Con lei percorriamo la Via Crucis che stasera il Papa presiederà al Colosseo, le cui meditazioni sono state scritte dall’arcivescovo di Campobasso sul filo dell’attualità. Tra i suggerimenti della scrittrice: la capacità di "attenzione" e l’esempio di Simone di Cirene, che aiuta Gesù a portare la croce. Nel commentare la quinta stazione, l’autore delle meditazioni di quest’anno parla di "una lacrima asciugata in famiglia", di "gratuità sincera", di "impegno lungimirante del bene comune".

Le meditazioni cominciano con la misericordia definita come "profumo di Betania sul mondo, gemito di vita per l’umanità". Qual è il legame tra Croce e Misericordia?
"La misericordia non è solo il perdono dei torti e delle offese subite, che tiene conto dell’altro, ma solo a partire da sé, dal proprio io. Misericordia è piuttosto il sentimento di compassione per la sventura, la fatica, il dolore altrui. Letteralmente, la parola rimanda al ‘cuore pieno di misericordia’. Ma la famiglia di parole a cui appartiene è la stessa di ‘misero’. Viene in mente Madre Teresa quando dice: Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo; quando ho un dispiacere, mandami qualcuno da consolare; quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare; quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra persona; quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un altro. Nella croce di Gesù e in tutto quello che la accompagna e ne segue è scritto un atto estremo di generosità, o meglio, di misericordia".

La "croce pesante del mondo del lavoro", per mons. Bregantini, è la prima "ingiustizia" da rimuovere, per vincere la crisi…
"Sì, non è giusto che il lavoro manchi e che di lavoro si muoia a causa di poteri e di gestione del potere egoisti, irresponsabili, ciechi e sordi. Si difende la civiltà con un pensiero rigoroso e severo, o severo perché rigoroso. L’irruzione dell’elemento economico nella nostra società sta minando questo caposaldo: con la sua perenne reversibilità e instabilità – lo ‘scambio’, come viene chiamato senza pensare al senso di questa parola – promette una soluzione a tutto, purché ci si attenga strettamente ai canoni dell’economia. Così, una macchina governa il mondo, e non è affatto una metafora. Ma non si regge una società solo con le statistiche, le percentuali e le misure economiche. C’è bisogno di attenzione, di riconoscimento di se stessi nell’altro, di mettersi nei panni dell’altro, e di agire di conseguenza, non chiudendo gli occhi".

Quali sono le altre "vittime" che oggi hanno più bisogno di aiuto?
"Oltre che dell’ingiustizia del lavoro, monsignor Bregantini parla delle vittime della Terra dei fuochi, della piaga dei bambini-soldato, della solitudine dei malati terminali, dell’esperienza ‘amara’ dei ‘detenuti di ogni carcere’, e spinge a farcene carico con atteggiamenti di ‘cura’. Ma la nostra società deve educarsi a questo: senza gli occhi e il cuore ben aperti, senza attenzione, senza questo modo di essere che porta a interrogare di continuo quello che accade davanti e intorno a noi, non è possibile la condivisione".

L’"amore materno" che "supera ogni ostacolo e sa aprire ogni strada", la Veronica come "immagine femminile della tenerezza", le donne "di fedeltà e di coraggio" che lo seguono. Le donne che "vanno amate come un dono inviolabile per tutta l’umanità" e non possono diventare vittime di uomini che "scaricano" su di loro la violenza che hanno dentro… Sono molto forti le figure femminili che animano questa Via Crucis: come valorizzarle?
"È insopportabile quello che ancora devono subire le donne. Verso la fine del Settecento Mary Wollstonecraft lamentava, a proposito del ruolo della donna: ‘Quanti sacrifici umani si offrono al Moloch del pregiudizio’. Oggi è molto cambiato, ma il Moloch non è stato del tutto sconfitto. Il pregiudizio colpisce ancora le donne in ogni ceto sociale, e si porta con sé un carico di aggressività che spesso sfocia in una violenza inaudita, fino all’omicidio. Ma questa grottesca e alla fine drammatica logica della contrapposizione tra uomini e donne, o tra maschi e, come alcuni pretendono ridicolmente di sentirsi, ‘maschi-maschi’, ci porta a perdere qualcosa di molto più importante, e cioè la ricchezza della diversità e il valore della reciprocità".

Quella descritta da mons. Bregantini è una umanità fatta di "lacrime e sangue", ma nella quale, proprio grazie alla Croce e alla Risurrezione di Gesù, "l’amore non è stato spezzato". "Come la vita delle nostre famiglie", si legge nella XIII stazione…
"L’amore non è stato spezzato, ma è difficile crederlo, a volte, nei momenti di oscurità. Anche gli esseri più spirituali e insieme più concreti lo riconoscono. Madre Teresa dice: ‘La mia vita spirituale non è coperta di rose. È il fiore che trovo raramente sul mio cammino. Al contrario, ho più spesso per mia compagna l’oscurità’. Le famiglie sono un’istituzione antica e fondante, ma il rischio è che diventino un feticcio, un guscio vuoto. In molte famiglie ci sono sopraffazione, buio, o indifferenza. Per accogliere l’amore e lasciarlo sprigionare, servono spazio, respiro interiore, apertura, ascolto".

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy