Gmg Polonia, Bulgaria, Portogallo

Gmg Polonia: veglia finale alla spianata di Blonia
Dovrebbe essere la spianata di Blonia, adiacente al centro storico della città, il luogo della veglia e della messa finale della Gmg di Cracovia 2016. A confermarlo al Sir è padre Robert Tirala, direttore esecutivo del Comitato organizzatore locale della Gmg polacca. “L’estensione dell’area – spiega il sacerdote – è di circa 100 ettari, più grande dunque di Copacabana a Rio. Nelle precedenti visite di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in questo stesso luogo abbiamo avuto circa 2 milioni e mezzo di persone. Lavoriamo per accogliere nel 2016 un numero simile o superiore di giovani”. Per ospitare così tante persone verranno attivate tutte le 44 diocesi del Paese con le relative parrocchie e messe a disposizione sale, palestre, scuole, camping, ostelli, implementati i trasporti, soprattutto a Cracovia, dove non c’è la metropolitana. “L’organizzazione – rimarca padre Tirala – sarà anche spirituale e coinvolgerà tutte le chiese locali. La formazione dei volontari sarà innanzitutto di tipo pastorale e in questa direzione vanno anche i concorsi per il logo, di cui abbiamo già presentato alcune proposte, e per l’inno”. Nel frattempo si sta predisponendo il lancio delle iscrizioni.

Bulgaria: tolleranza, riconoscimento alla Caritas
La Caritas in Bulgaria ha ricevuto il premio ebraico “Shofar” per il suo contributo alla tolleranza etnica e religiosa nel Paese balcanico. L’onorificenza è stata consegnata al presidente dell’organizzazione, mons. Petko Christov, vescovo di Nicopoli, durante la cerimonia dei premi “Shofar” svoltasi nei giorni scorsi nella Casa ebrea di Sofia, alla presenza delle autorità politiche, di molti intellettuali e scienziati, nonché numerosi membri della comunità ebraica. La Caritas è stata scelta tra altri cinque nominati nella stessa categoria, giornalisti e personalità impegnate attivamente per la promozione della tolleranza etnica e in sostegno ai poveri e ai bisognosi. “Abbiamo deciso di premiare la Caritas – ha detto Maksim Benvenisti, presidente dell’organizzazione degli ebrei bulgari “Shalom” – perché essa aiuta tutti, anche persone sconosciute, senza alcuna differenza di religione o etnia. Lo abbiamo visto nel loro impegno con i profughi siriani, arrivati numerosi in Bulgaria”. “Questo premio sarà per noi uno stimolo a lavorare ancora più assiduamente in aiuto a chiunque ne avesse bisogno”, ha affermato invece a SirEuropa mons. Petko Hristov. E ha aggiunto: “Spero che anche le autorità locali noteranno il nostro impegno perché purtroppo in alcune zone del Paese non incontriamo molta collaborazione”.

Portogallo: Chiesa e 40° ritorno alla democrazia
In vista delle commemorazioni del 40º anniversario della “rivoluzione dei garofani” del 25 aprile 1974, mons. Vitor Feytor Pinto, al tempo portavoce dei vescovi portoghesi, ha ricordato “la forma serena e mediatrice”, con la quale la Chiesa cattolica ha vissuto il ritorno alla democrazia mediante la caduta del regime dittatoriale di stampo fascista avviata nel 1926 da Antonio Salazar e proseguita con Marcelo Caetano. “I vescovi hanno accompagnato quegli avvenimenti con grande tranquillità, sperando che si trovasse la migliore soluzione per un Paese che stava vivendo una profonda frattura interna”, ha spiegato l’anziano sacerdote. La rivoluzione scoppiò mentre i prelati portoghesi erano riuniti a Fatima in assemblea ordinaria. Al termine di quell’incontro, fu emesso un comunicato, nel quale essi manifestavano “piena coscienza delle profonde ripercussioni della sollevazione militare sulla vita nazionale, rivolgendosi con la preghiera a Dio, e appellandosi alle virtù civiche dei cattolici e delle persone di buona volontà”. Il 4 maggio successivo, in una Nota pastorale, lo stesso episcopato invitava tutti a collaborare per la concordia e la pace: “Insieme al popolo, condividiamo le ansie e le speranze dell’ora presente, e, all’interno delle nostre competenze, ci impegniamo nella costruzione di un ordine sociale basato sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore e sulla pace”, si affermava nel documento. Mons. Pinto ricorda che la Chiesa intervenne nel processo di transizione alla democrazia, “soprattutto attraverso i laici”, e testimonia della funzione essenziale svolta della Giunta centrale di Azione cattolica, della quale fu membro: “con la speranza che lo sgretolarsi del regime permettesse di riequilibrare le relazioni tra le persone, e che esse potessero godere, finalmente, di quella libertà a cui avevano pieno diritto”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy