Elezioni in vista: ” “una cosa è sicura

La responsabilità dei cristiani per il futuro dell'Europa nel pensiero di Romano Guardini" "

“Se l’Europa deve esistere ancora in avvenire, se il mondo deve ancora aver bisogno dell’Europa, essa dovrà rimanere quella entità storica determinata dalla figura di Cristo, anzi deve diventare, con una nuova serietà, ciò che essa è secondo la propria essenza. Se abbandona questo nucleo ciò che ancora di essa rimane, non ha molto più da significare”. La riflessione è di Romano Guardini, il filosofo italo-tedesco citato da Papa Francesco nella “Evangelii gaudium”. Erano gli anni Cinquanta-Sessanta, molto tempo è trascorso, altri sono i temi oggi sotto osservazione da parte delle istituzioni, degli schieramenti politici e dell’opinione pubblica. Altre sono le preoccupazioni immediate. La crisi economica, i populismi e l’indifferenza giocano le loro rispettive partite ma, più o meno consapevolmente, rilanciano da diverse e contrastanti angolature la domanda posta di recente dal card. Roger Etchegaray: “Lo sforzo per costruire l’Europa è ancora utile e giusto?”. È un interrogativo a cui risposero con entusiasmo e convinzione i “padri fondatori”, ma è soprattutto una ricerca che oggi deve essere ripresa con onestà intellettuale riflettendo sulle grandi trasformazioni culturali, sociali e politiche che, in positivo e in negativo, hanno cambiato e stanno cambiando il volto dell’Europa.
Siamo al bivio tra la fine di un’esperienza e la metamorfosi della stessa esperienza: quale strada prenderanno i cristiani? Saranno tra gli scettici e i pessimisti a dire che ormai tutto è perduto ed è meglio abbandonare la nave oppure saranno tra i critici propositivi e convinti che un’altra Europa è possibile?
A sostenere una risposta responsabile è il pensiero di Guardini che diventa un appello perché l’Europa non perda la sua ragione di essere una casa e una scuola di umanità, una casa e una scuola di rispetto e promozione della dignità della persona, una casa e una scuola dove comunicare la verità sulla vita e sulla famiglia. Una casa e una scuola che anche per il resto del mondo si proponga come un riferimento autorevole di democrazia e di solidarietà, così pure come un’esperienza di pace e di crescita “ripetibile” in contesti diversi da quello europeo nel rispetto delle diverse identità.
Il cristianesimo, che non è una teoria ma una presenza di persone e di popoli, è chiamato a una prova di lungimiranza e l’appello dei vescovi della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) per le imminenti elezioni europee lo sottolinea nel richiamare l’importanza di dare con il voto un segnale forte di speranza.
Ma questo non basta ancora. Occorre infatti riprendere e rilanciare una riflessione seria sul percorso che è stato compiuto dai singoli Paesi europei dalla Dichiarazione Schuman – il 9 maggio 1950 – a oggi. Urge una verifica, quasi un esame di coscienza.
“Il formarsi dell’Europa – scriveva Romano Guardini – presuppone che ciascuna delle sue nazioni ripensi la sua storia e che intenda il suo passato in relazione al costituirsi di una grande forma vitale. Ma quale misura di autosuperamento e di autoapprofondimento significa ciò!”. Sono trascorsi diversi decenni, ma questa “misura” non è stata raggiunta e la prova è nel rafforzarsi dei nazionalismi, dei populismi e nel permanere di divisioni su questioni interne e internazionali di grande rilievo.
È, ad esempio, ancora utile e giusto lo sforzo per tenere unita un’Europa che, dimenticando il pilastro della solidarietà, si presenta con un Nord guardingo se non altezzoso nei confronti di un Sud alle prese con l’immane flusso immigratorio?
Per rispondere con senso di responsabilità a queste domande Guardini chiede un supplemento di consapevolezza e di visione per un’altra Europa perché “una cosa è sicura: l’Europa diverrà cristiana o non esisterà mai più”.

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