Ucraina, alla fine sarà ” “una vera rivoluzione?

Salde speranze in mezzo a eventi imprevedibili

Mentre gli eventi seguono il loro corso in Ucraina, assistiamo in diretta allo svolgimento del dramma della storia. Molti hanno subito amare sofferenze, tuttavia la stessa disponibilità delle persone a soffrire sottolinea il travolgente desiderio di cambiamento. Nella misura in cui lo stato d’animo si è risollevato, la ricerca di una prosperità confortevole che caratterizza la nostra politica quotidiana appare un po’ squallida in confronto.
Ciononostante, gli sconvolgimenti politici raramente sono chiari e mai sono esenti da ambiguità, e la paura è realistica. Sembra che le speranze euforiche della “primavera araba” (in questa fase, che non è quella finale) abbiano prodotto i loro frutti avvelenati nel massacro della Siria, che minaccia la stabilità dei Paesi limitrofi. La comunità internazionale appare praticamente paralizzata, incapace di decidere se il suo disprezzo del governo al potere sia superiore al timore del trionfo di alcuni elementi tra i ribelli. Come reagirà questa nebulosa e vacillante “comunità internazionale” alla crisi dell’Ucraina?
Eppure la prima realtà è l’Ucraina stessa. Gli eventi laggiù sono così importanti che dovrebbero modellare la nostra prospettiva. L’opposizione al potere corrotto di Victor Yanukovich ha acquistato forza nel corso dei mesi e degli anni. Rappresenta differenti generazioni, diversi gruppi religiosi ed etnici. Non si è trattato, come sostiene la Russia, di un “colpo di stato”. Non è organizzato da militari scontenti finanziati da servizi segreti occidentali, né si affida al sabotaggio dell’economia o delle istituzioni statali. Si tratta di un movimento sociale vasto e relativamente spontaneo, che si è dimostrato rispettoso delle regole, disciplinato e moderato grazie, non da ultimo, alle Chiese, che sono state altrettanto presenti con i manifestanti ucraini di quanto lo erano state nei cantieri navali di Danzica nel 1980. Non ci sono stati attacchi feroci contro le minoranze. Anche i palazzi del regime corrotto sono stati risparmiati, non saccheggiati.
Restano alcune ombre minacciose che impediscono ogni sensazione di facile trionfo. Sarebbe eccessivo parlare di “due Ucraine”, ma una parte sostanziale della popolazione di lingua russa diffida del nuovo governo. In secondo luogo, il movimento popolare non è esente da una presenza di estrema destra e presumibilmente antisemita, anche se è fortemente dubbio quanto questa possa essere influente. Terzo, se pensiamo a una “rivoluzione”, sappiamo bene che la “rivoluzione arancione” del 2004-2005 (che rovesciò anche Viktor Yanukovich) non è riuscita a ottenere un cambiamento decisivo, dal momento che Yanukovich ha vinto le elezioni – considerate ampiamente corrette dagli osservatori internazionali – nel 2010. Ora, per l’ennesima volta, egli aspetta dietro le quinte, “disponibile” a condurre il suo Paese, anche se forse è stato personalmente sminuito dalla stessa Russia.
Quello che può essere cambiato in modo decisivo è il contesto geopolitico. La risposta della Russia, che ha praticamente occupato la regione semi-autonoma della Crimea, è stata deliberatamente provocatoria. La Russia, però, deve affrontare l’atteggiamento determinato non soltanto degli Stati Uniti ma anche dell’Unione europea, che finora ha agito con cautela, ma ha parlato con forza.
Dopo il vertice del 6 marzo, Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha fatto ricorso a un linguaggio quasi apocalittico, parlando di “momento fatidico dell’Ucraina” e di una “violazione non provocata della sovranità ucraina” da parte della Russia. Ha poi concluso: “La maggioranza del popolo dell’Ucraina ha compiuto una scelta decisiva a favore dei nostri valori europei”. Gli ucraini “hanno rifiutato di continuare a vivere nell’era Yanukovich fatta di bugie, corruzione, manipolazione, ricatti e povertà. L’Europa deve e vuole sostenerli sulla strada coraggiosa che hanno scelto verso un futuro migliore”.
Fondamentalmente, dopo l’allargamento del 2004 e del 2007, l’Ue include alcuni Stati che sanno bene cosa vuol dire essere asserviti a Mosca. È probabile che questi Stati, soprattutto, faranno mantenere all’Ue le sue promesse.

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