Mario e Moreno” “L’eroina” “ultima fermata

Mario, 36 anni, è emozionato. Accanto a lui Moreno, 29 anni. Si sono conosciuti al Centro italiano di solidarietà "Don Mario Picchi" (Ceis) dove stanno concludendo il programma di disintossicazione. È una rinascita, giorno dopo giorno, alla vita, all'amore, alle relazioni, alla famiglia. Due storie di vita per fare memoria a chi oggi si avvicina alla droga che è tornata prepotente sul mercato

Sono diversi, l’uno alto e magro, estroverso e conciso, l’altro riflessivo, occhi profondi, fisico possente. Entrambi hanno iniziato ad abusare di sostanze da ragazzi, Mario a 16 anni, Moreno a 12-13, "dalla cannabis, dall’alcool" fino a "cocaina, ecstasy, eroina". Ultima fermata perché, dice Mario, "la prima volta che l’ho provata ho pensato ‘questa è la soluzione a tutti i miei problemi’". "L’eroina – conferma Moreno – era l’unica che mi dava l’annullamento completo".

Due storie. Vite diverse. Moreno è nato e cresciuto in un quartiere difficile di una città difficile, la droga l’ha conosciuta sin da bambino. "In famiglia – confida – c’erano parenti eroinomani. Nel gruppo di amici tutti assumevamo sostanze… ho assorbito la mia dipendenza dal contesto". La periferia di una normalità deforme da una parte, la solitudine come periferia dall’altra. "Io – racconta Mario – non avevo problemi legati all’ambiente. Sono partito col fumo per curiosità, con l’eroina ho iniziato una vita parallela: intorno a me nessuno si drogava. La mia ragazza iniziò a parlarmi di matrimonio, voleva aiutarmi, poi ci saremmo sposati. Le risposi ‘no, preferisco l’eroina a te’". La voglia di annullare il mondo, tagliare i ponti con una realtà fatta non solo di problemi, ma pure di persone. "Ho ammesso di essere un tossicodipendente – conferma Mario – solo dopo l’overdose: pesavo 47 chili. Diventi un gran bugiardo. Per giustificare le mie condizioni di salute approfittavo di un problema alla tiroide".

Amore. La famiglia va evitata, gli amici ingannati, le donne sono un’appendice non necessaria. "Quando hai l’eroina – confessa Mario – non è che t’importi dei sentimenti degli altri". "Il primo amore – ricorda Moreno – è durato un anno. Delle altre non mi interessava, le usavo per i miei bisogni. Non mi davano il piacere dell’eroina". Poi nella vita di Moreno è arrivata "la mia compagna". E in quel "compagna" c’è tutto. "Ho conosciuto la mia donna a 23 anni. Da solo ho scelto di abbandonare gli amici e i luoghi dove avevo vissuto. Lei è diventata la mia eroina, ero dipendente da lei, possessivo. Ma ho smesso di farmi, preso il diploma, iniziato a lavorare. Ce l’avevo fatta: era arrivato il primo bambino, poi il secondo. Sono stato pulito per 6-7 anni, finché l’azienda ha chiuso e sono tornato all’eroina, ma stavolta cercavo la morte. Non mi sentivo più un uomo perché non aiutavo la mia famiglia. Ero inutile". Una vita che torna a crollare su se stessa: "Alle 6 di mattina avevo già l’ago in braccio, arrivavo al lavoro fatto, mi facevo nelle pause, mi facevo prima di tornare a casa e litigavo con la mia compagna per uscire e farmi di nuovo. Quando mia moglie è andata via con i bambini ho capito che mi dovevo far aiutare e sono andato al Ceis. La mia compagna è stata la mia salvezza, due volte". Moreno abbassa la testa, si commuove. Mario è accanto a lui, lo abbraccia; lui che ha preferito l’eroina all’amore sa. "Ritornando in società – spiega – ricevi un sacco di no. Vorresti una compagna, ma quando gli racconti il tuo passato la risposta è no. Te lo aspetti, per 15 anni non mi è importato niente di nessuno… ma sono stato un grande bugiardo e ora voglio dire la verità".

Famiglia e altri. Per tornare a guardare di nuovo in faccia i genitori. "Mio padre – afferma Mario – non mi aveva mai chiamato al telefono e ora mi telefona sempre, per me è bellissimo, come quando quando mia mamma mi ha detto ‘rivedo nei tuoi occhi il Mario che conoscevo’". Nel dialogo ritrovato con i genitori si scoprono le somiglianze. "Ho due genitori splendidi – confida Moreno – da loro ho imparato l’umiltà, i valori". La metamorfosi di chi si era chiuso al mondo si completa nell’apertura verso gli altri: "Ero violento – ricorda Moreno – diffidente. Ho cambiato modo di vedere le persone, ho scoperto che c’è anche il buono".

Profumo. C’è consapevolezza in loro. Prima assumevano eroina senza preoccuparsi. "La conoscevo poco e non mi importava", dice Mario, "non ne sapevo nulla", fa eco Moreno. Nemmeno la morte aveva effetto: "Ho visto – testimonia Moreno – persone in overdose abbandonate come carne marcia. La risposta alla paura era l’eroina". "Ti importava per quanto – si chiede Mario – quattro secondi?". Ora c’è la paura. "Quando non hai paura – spiega Mario – devi preoccuparti perché non ne sei uscito. Prima mi facevo senza sapere nulla, oggi smetto perché sono consapevole". "Non puoi non avere paura – confida Moreno – dopo 6 anni pulito, al primo problema, l’unico stimolo che la mente mi ha dato è stato l’eroina. Ne sentivo l’odore. Tra me e l’eroina metto quello che ho riconquistato". Il profumo della vita è più forte: "Vivere – pensa Moreno – mi fa scoprire che anche nel sorriso di un bambino c’è il senso della vita". Perché, ed è il pensiero di Mario, "la vita è un’emozione che non ho mai provato e che devo vivere".

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