L’Ue in breve

Europarlamento ricorda la Prima guerra mondiale
“Cent’anni dopo la Prima guerra mondiale: insegnamenti da trarre e futuro dell’Europa”: è il titolo ufficiale di una sessione di lavoro della prossima plenaria dell’Europarlamento (14-17 aprile), che vedrà un’intera mattina di dibattito nell’emiciclo di Strasburgo con interventi della Commissione, del Consiglio Ue e dei gruppi politici all’Euroassemblea. Il 16 aprile è prevista questa seduta, inconsueta, fissata fra l’altro nell’ultima plenaria dell’Europarlamento prima del suo scioglimento in vista delle elezioni del 22-25 maggio. Il dibattito sarà aperto da una prolusione del presidente dell’Assemblea, Martin Schulz. A confermare l’attenzione Ue verso il centenario della “grande guerra”, anche il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy fa sapere che il summit dei 28 Capi di Stato e di governo del 27-28 giugno potrebbe aprirsi non a Bruxelles ma a Ypres, nelle Fiandre, che fu teatro di quattro sanguinose battaglie fra il 1914 e il 1918 e dove venne usato per la prima volta il micidiale “gas mostarda” o “iprite”. L’appuntamento di Ypres giungerà a soli due giorni dal centenario dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando D’Asburgo-Este (28 giugno 1914), a Sarajevo, che fu la scintilla che diede avvio al conflitto mondiale.

Rom, piccoli passi avanti per l’integrazione
Notizie su “progressi compiuti e risultati conseguiti nei 28 Stati membri” sono arrivati dai lavori del Vertice europeo sull’integrazione dei rom svoltosi nei giorni scorsi a Bruxelles in vista della Giornata mondiale per i rom (8 aprile); anche se, è stato ribadito, “le comunità rom continuano a vivere in condizioni di povertà, esclusione sociale e discriminazione”. La discussione si è mossa a partire dal Rapporto 2014 sull’implementazione della strategia dell’Ue per l’integrazione nazionale del popolo zingaro che mette in luce numerose esperienze positive. Ad esempio nell’ambito dell’istruzione: l’Ungheria ha “varato una nuova legge che rende obbligatoria per tutti i bambini la frequenza di due anni di scuola materna”; l’Irlanda ha istituito “insegnanti itineranti” che si spostano seguendo le comunità nomadi. Restano necessari “maggiori sforzi per affrontare il problema della segregazione nelle scuole ordinarie” e permane il dato europeo per cui solo il 40% dei bimbi rom completano la scuola primaria. Quanto all’occupazione si registrano “misure sistematiche di lotta contro la discriminazione e d’incentivazione rivolte ai datori di lavoro”, come nel caso austriaco della formazione di operatori per assistere i rom che cercano lavoro. Altro ambito chiave è quello dell’alloggio: per favorire l’integrazione di questa consistente minoranza europea (la più grande, con 10-12 milioni di appartenenti) nella comunità e l’accoglienza da parte del vicinato si è rivelata utile l’istituzione di 38 mediatori per l’alloggio in Belgio o di una task force locale a Berlino. Lavorare per l’integrazione e ottenere risultati concreti implica, dunque, la necessità di “sviluppare progetti su piccola scala”: questo il messaggio comune di tutte le esperienze nazionali. Anche il tema “sanità” ha visto impegnati alcuni Paesi sia nel miglioramento dell’accesso ai servizi sanitari per le fasce più vulnerabili della popolazione rom (Francia), sia nell’istituzione di mediatori sanitari (Romania, Spagna). Degno di nota il fatto che “in tutti gli Stati membri sia stato istituito un quadro giuridico solido di contrasto alla discriminazione”, su pressione della Commissione europea.

Commissione, iniziativa contro lavoro sommerso
Il lavoro sommerso è una piaga che attraversa tutta l’Europa, anche se si conferma come fenomeno particolarmente radicato nei Paesi del sud e dell’est europeo. Dati non ufficiali segnalano che almeno un quarto dell’economia di alcuni Stati Ue (occupazione non regolare, produzione e mercato “in nero”, riciclo di denaro, evasione fiscale) sfugga al controllo delle autorità, assumendo spesso la forma dello sfruttamento lavorativo, anche minorile e femminile. Per questa ragione la Commissione Ue ha proposto il 9 aprile una “piattaforma”, ossia una tipologia di cooperazione tra “diversi organismi nazionali di contrasto coinvolti nella lotta contro il lavoro sommerso”. László Andor, commissario per l’occupazione e gli affari sociali, ha dichiarato: “Il lavoro sommerso priva i lavoratori della protezione sociale, mette a rischio la loro salute e sicurezza e abbassa gli standard lavorativi. Esso pregiudica inoltre la concorrenza leale tra le imprese e fa vacillare la sostenibilità delle finanze pubbliche e dei sistemi di sicurezza sociale”. Fra gli organismi che saranno riuniti – se la piattaforma avrà l’avallo del Parlamento e del Consiglio Ue – figurano gli ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale, le autorità fiscali e quelle preposte alle politiche migratorie, “nonché altri stakeholder, come ad esempio i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori a livello” Ue. La proposta, specifica la Commissione, “prevede che tutti gli Stati membri partecipino alla piattaforma poiché il lavoro sommerso è un problema che riguarda tutti”.

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