Quelle vite strappate ci pongono domande

Un altro gravissimo incidente a distanza di pochi anni ripropone il tema della sicurezza. Padre e figlio muoiono per le esalazioni dopo aver salvato il figlio e fratello minore caduto in una cisterna. Ancora una volta un grande gesto di amore per la vita altrui che senza riserve fa dono della propria

3 marzo 2008 – 8 aprile 2014. 2.195 giorni di distanza: più o meno stessa storia, più o meno stesso luogo! Ieri, 8 aprile, i titolari della ditta Ecologia Rizzi di Bitonto (Ba) sono deceduti mentre svuotavano con il loro camion auto-spurgo una cisterna interrata adibita alla raccolta della acque reflue presso l’azienda ittica Di Dio di Molfetta. Nel tentativo di recuperare il tombino di chiusura della cisterna, caduto all’interno, il figlio minore Alessio è stato tratto in salvo dal padre Nicola e dal fratello Vincenzo, mentre questi ultimi, l’uno per salvare l’altro, sono rimasti intossicati da pericolose esalazioni, svenuti e morti per annegamento. Alessio è ora ricoverato al reparto malattie infettive di Bisceglie, con prognosi riservata.
Quasi una replica della tragedia del Truck Center, l’auto-rimessaggio di Molfetta dove sei anni fa, per le forti esalazioni di acido solfidrico sprigionatesi da una cisterna da bonificare, persero la vita quattro operai e un quinto, ferito, sopravvisse.
È questo gesto istintivo che in queste ore di dolore, ieri come oggi, ci colpisce e con grande commozione ci stringe attorno al dolore di parenti e amici delle vittime. Un grande gesto di amore per la vita altrui che senza riserve fa dono della propria, di certo un’inversione di prospettiva rispetto ai recenti episodi cittadini di suicidio e omicidio che, per oscure trame, hanno visto il dono della vita tragicamente violentato. In ogni caso, vite strappate che c’interrogano se tale sacrilegio poteva essere evitato.
Lasciamo a chi di competenza il dovere di fare luce su eventuali responsabilità e inadempienze, ma è forte, purtroppo, la sensazione che anche in questo caso, così come avvenuto per la vicenda del Truck Center, l’incidente si sia sviluppato in seno a procedure inadeguate, cattiva gestione della sicurezza e mancata formazione degli operatori, come in sintesi è emerso dalle sentenze processuali.
Anche in un tempo di crisi del lavoro, come l’attuale, non possiamo non evidenziare come sia necessario togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona. Sappiamo bene quanto il lavoro sia un elemento essenziale per la dignità della persona, ma non c’è autentica promozione dell’uomo senza un lavoro dignitoso per tutti. Dignitoso significa non disumano, con la giusta sicurezza, nel rispetto del creato, del riposo, della festa e della famiglia. Senza questi presupposti imprescindibili ci ritroveremo a indignarci sull’ulteriore e similare incidente sul lavoro, per il quale potremmo di certo ammirare e lodare il gesto eroico del dono della vita compiuto per salvare l’altro, ma con l’amaro in bocca per tutto quello che non è stato compiuto a favore della vita e per quanto ancora sia lontana l’idea di un lavoro dignitoso per tutti.

(*) direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro
diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi

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