Accordo Ue-Stati Uniti ” “tra dubbi e vantaggi

Si allarga il dibattito su Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership

La campagna per le elezioni europee ha trovato un argomento di dibattito. Molte organizzazioni non governative, tra cui alcune di ispirazione cristiana, si stanno facendo sentire per criticare il progetto di partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership, Ttip). Lo fanno con la consueta forza che è buona conoscenza di un segmento del dossier, assumendosi però il rischio di perdere di vista la posta globale. Il Ttip è infatti un’iniziativa politica per ridurre le barriere commerciali al fine di promuovere la crescita e l’occupazione sulle due sponde dell’Atlantico.
Dal 2012 si è fatta strada l’idea di un accordo globale tra Unione europea e Stati Uniti per eliminare o almeno ridurre gli ostacoli agli scambi tra le due sponde dell’Atlantico al fine di stimolare crescita e occupazione. I protagonisti del progetto Ttip avanzano stime di vantaggi economici di 119 miliardi di euro per il Pil europeo. Dal mese di giugno 2013, la Commissione europea e l’amministrazione Usa dispongono di un mandato negoziale, rispettivamente del Consiglio dei ministri Ue e del Congresso americano. Un primo ciclo di negoziati si è tenuto il mese successivo a Washington, al quale ne sono seguiti altri tre, l’ultimo dal 10 al 14 marzo a Bruxelles. In febbraio si è tenuto un incontro al più alto livello politico; ne è previsto un secondo in autunno fino a tre cicli di negoziati tecnici. Entro fine anno, dunque, non sarà certamente concluso un progetto di accordo finale.
Dall’avvio dei negoziati, il dibattito sul progetto ha guadagnato intensità. Si possono qui riassumere le principali argomentazioni pro e contro addotte in proposito.
L’argomentazione economica: da una parte vengono contestate le cifre fornite dalla Commissione europea sul potenziale guadagno in termini di crescita e occupazione, perché fondate su una stima troppo ottimistica dei risultati dei negoziati. Ciò tuttavia non impedisce che l’argomento del raddoppio di regolamentazione per ottenere risultati simili, ad esempio per gli standard di sicurezza automobilistica, sia abbastanza convincente.
L’argomentazione strategica: cercando un accordo bilaterale del tipo Ttip, alcune organizzazioni hanno espresso timore che i Paesi più poveri perdano l’accesso preferenziale al mercato europeo. D’altra parte si presume che un accordo che copra il 40% del Pil mondiale sarebbe l’ultima opportunità per le potenze occidentali di bloccare il predominio cinese nella definizione degli standard internazionali.
L’argomentazione ambientale, sanitaria e sociale: è risuonata la tesi secondo cui una clausola di riconoscimento reciproco costringerebbe l’Ue ad accettare standard americani meno rigorosi. Ma la Commissione europea ha reso noto che il Ttip non pregiudica assolutamente la competenza degli Stati membri Ue ad autorizzare o meno il “fracking” (tecnica di estrazione di gas e petrolio), gli Ogm o il “pollo alla candeggina”. Analogamente si potrebbe dire per la questione della privatizzazione dei servizi dell’acqua potabile o della salute.
L’argomentazione della sovranità: la proposta di includere nel Ttip un accordo di tutela degli investitori e di un meccanismo di risoluzione delle controversie investitore/Stato ha provocato critiche secondo le quali gli Stati membri perderebbero la loro sovranità a vantaggio delle multinazionali. Inizialmente inclusa nel mandato negoziale, la Commissione europea ha sospeso questa parte del negoziato in attesa dell’esito di una consultazione pubblica lanciata il 27 marzo. Francia e Germania hanno in particolare espresso riserve su questa parte del Ttip.
L’argomentazione psicologica: anche dopo il vertice Ue-Usa del 26 marzo, gli europei non hanno la garanzia che i cittadini dei 28 Stati Ue possano avere la stessa possibilità di ricorso dei cittadini statunitensi dinanzi ai tribunali americani qualora i loro dati personali fossero utilizzati in modo improprio. Dopo lo scandalo Nsa, l’opinione pubblica europea rimane dunque diffidente nei confronti dell’amministrazione americana e dei suoi servizi, anche se l’attuale conflitto con la Russia ha sottolineato l’importanza di strette relazioni transatlantiche.
Sebbene alcuni argomenti meritino una seria analisi – soprattutto per quanto riguarda il meccanismo di risoluzione delle controversie – gran parte dell’opposizione al Ttip è motivata dalla generalizzata sfiducia nella politica. È dunque necessario che i capi di Stato e di governo spieghino e difendano meglio questo progetto al fine di convincere i cittadini. Non basta nascondersi dietro le conclusioni comuni del Consiglio europeo. Essi dovrebbero rivolgersi anche personalmente e con maggiore chiarezza alle loro opinioni pubbliche nazionali.

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