Migrazioni, l’accordo ” “alla prova” “delle indifferenze” “

Conclusioni ambigue del vertice: l'Europa promette stanziamenti (28 miliardi fino al 2020 esclusi i fondi statali per la cooperazione bilaterale), ma continua a dettare la linea, con l'Africa ancora contraria alla liberalizzazione dei commerci. Nei tre anni che passeranno da qui al prossimo summit, annunciato per il 2017, sarà fondamentale il ruolo delle Chiese" "

Impegni precisi sulla sicurezza e sui contributi europei all’Africa; un accordo di principio sulle migrazioni; uno stallo irrisolto sui rapporti commerciali. Il quarto summit tra Ue ed Africa, che si è svolto a Bruxelles il 2 e 3 aprile ed è stato dedicato al tema "Investire nelle Persone, nella Prosperità e nella Pace" si è concluso con risultati non univoci. Il presidente del Consiglio Europeo, Herman van Rompuy, ha indicato le cifre e le linee guida del rinnovato coinvolgimento europeo in Africa: 750 milioni andranno all’African Peace Facility, il fondo per la sicurezza nel continente, 3 miliardi (in 7 anni) all’agricoltura, 1 miliardo per l’integrazione panafricana, 350 milioni in borse di studio per studenti e ricercatori africani. Complessivamente, l’Ue mira a stanziare 28 miliardi per l’Africa fino al 2020 (esclusi i fondi statali per la cooperazione bilaterale) e a mobilitarne altri 30 grazie al settore privato. Rapporti che non cambiano. Il presidente della Commissione dell’Unione Africana (Ua), Nkosazana Dlamini-Zuma, ha invitato i due continenti a sfruttare "i vantaggi" dati dalla vicinanza dei due continenti e dalla "complementarietà" delle loro società ed economie. Ma per suor Begoña Iñarra, missionaria di Nostra Signora d’Africa e segretario esecutivo dell’Africa Europe Faith and Justice Network (Aefjn, Rete Euro-Africana per la Fede e la Giustizia) di Bruxelles, i rapporti tra Europa e Africa, di fatto, "sono ancora quelli di un donatore con colui che riceve aiuto: malgrado si parli di ‘partenariato’ è l’Europa a dettare le condizioni". "Il dialogo dell’Ue con i governi africani è importante", sottolinea da parte sua Bernd Nilles, segretario generale del Cidse, organismo che raggruppa 17 organizzazioni cattoliche impegnate per lo sviluppo. "Tuttavia – prosegue – il punto è che i capi di Stato parlano tra di loro ma evitano ad ogni costo di affrontare i temi più importanti; e tra questi governi in dialogo, ve ne sono alcuni che in larga parte ignorano le richieste e i bisogni dei popoli, europei e africani". Stallo sul commercio. Alla vigilia dell’incontro il Simposio delle Conferenze episcopali d’Africa e del Madagascar (Secam) aveva chiesto alle istituzioni europee di "continuare la riforma delle sue politiche nell’ambito della trasparenza aziendale, della cooperazione fiscale, della gestione delle risorse naturali, della governance globale e del commercio". Proprio su questo punto, però, c’è stata una battuta d’arresto. Gli accordi di partenariato economico (Epa) che l’Europa propone all’Africa nel segno di una liberalizzazione degli scambi sono rimasti una questione irrisolta. Se l’Ue li vede come un passo coerente con la creazione di una zona di libero commercio inter-africana (annunciata per il 2017 e a cui l’Europa contribuirà con 844 milioni di euro in 7 anni), l’Africa teme per le possibilità di sviluppo della sua industria, se fossero siglati. La delusione europea per il mancato accordo è stata espressa chiaramente dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso, per cui sul punto "si poteva fare di più e meglio".  Accordo sulle migrazioni. Un’intesa, almeno di principio, è invece arrivata sul tema delle migrazioni, sulla base di cinque punti: lotta al traffico di esseri umani, contrasto dell’immigrazione irregolare e migliore organizzazione di quella legale, rafforzamento del nesso tra migrazioni e sviluppo (con interventi per facilitare l’invio di rimesse in Africa), aumento della protezione internazionale per rifugiati, sfollati e richiedenti asilo. In questo settore, spiega Bernd Nilles, un cambiamento è necessario: "Servono politiche nuove e una nuova cultura dell’accoglienza: è inaccettabile che lasciamo morire ai confini dell’Unione tante migliaia di persone, verso cui abbiamo una responsabilità". Per trasformare le dichiarazioni di principio in realtà, nei tre anni che passeranno da qui al prossimo vertice, annunciato per il 2017, sarà fondamentale il ruolo delle Chiese, ricorda suor Iñarra. Secondo lei "i religiosi di tutte le fedi dovrebbero creare una coscienza tra le popolazioni d’Africa, perché siano loro stesse a reclamare i loro diritti". Anche l’Europa, sostiene la missionaria, potrà giocare un ruolo in questo, "se lascia libertà all’Africa e se presta attenzione anche al fatto che i governi locali facciano gli interessi degli Africani".

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