Le moschee di Copenaghen

Si moltiplicano nel Paese i luoghi di culto islamici. Fra integrazione e ostilità

La più grande moschea della Danimarca verrà inaugurata tra pochissime settimane a Nørrebro, quartiere centrale di Copenhagen. Non avrà eguali in territorio scandinavo. Costruita sotto l’egida del Consiglio islamico danese, è sotto attenta osservazione perché i 21 milioni di euro per costruirla sono arrivati dall’ex-emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al-Thani. Il portavoce del Consiglio islamico, Mohamed al Mainouni, ha ripetutamente dichiarato che “senza questo sostegno non sarebbe stato possibile costruirla”, ma che, una volta aperta, la moschea “si sosterrà con mezzi propri”, derivanti dall’affitto delle proprie sale e strutture.

In arrivo altri progetti. Nonostante le rassicurazioni sul fatto che le donazioni non avranno conseguenze sull’orientamento politico o religioso della moschea, spiega a Sir Europa Brian A. Jacobsen, sociologo delle religioni dell’Università di Copenhagen, molti esponenti politici locali e nazionali sono “fortemente scettici”; particolarmente critici sono i membri del Partito popolare danese, di orientamento nazionalista. Per contro la costruzione della moschea è “generalmente passata inosservata al radar della stampa danese” e non ha avuto resistenze. Però la settimana scorsa il Comitato sull’immigrazione e l’integrazione ha chiesto che i ministri per lo sviluppo e per l’integrazione sociale rispondessero in parlamento a una interrogazione pubblica sulla costruzione di grandi moschee. Infatti vi sono altre moschee in progetto: una sciita con una cupola blu e due minareti non lontano da quella in costruzione, finanziata dall’Iran, e poi a Roskilde, Haderslev e Aarhus.

Favorevoli e contrari. “Nel dibattito pubblico – afferma Jakobsen – il governo ha dichiarato che non limiterà la libertà legittima delle comunità religiose di costruire moschee o di praticare la propria religione. Mentre l’opposizione, soprattutto il Partito popolare danese, vorrebbe che il governo varasse misure per dare la possibilità di bloccare la costruzione di moschee da parte delle organizzazioni religiose qualora emergesse il sospetto di finanziamento da organizzazioni non danesi in contatto con organismi islamici conservatori o estremisti o se si profilasse il rischio di attività contro i valori danesi”, quali, ad esempio, la democrazia. Il ministro per l’integrazione ha però annunciato che “il governo dovrà definire una base legale più chiara rispetto a quella esistente per l’approvazione delle comunità religiose” e per “la trasparenza dei loro bilanci”. Oggi ci sono 134 comunità religiose riconosciute di cui 9 ufficialmente approvate con decreto regio, oltre la Chiesa luterana di Stato. “È difficile prevedere se ciò migliorerà le relazioni tra le comunità religiose minoritarie, che insieme all’opposizione hanno accolto positivamente questa proposta”. Si tratta di capire se ci saranno conseguenze, ad esempio, sulle possibilità di sostegno economico esterno all’Ue, cosa che di fatto limiterebbe le possibilità di finanziare le moschee.

Una comunità in crescita. Secondo lo studio curato da Jakobsen nel 2013, la comunità musulmana in Danimarca è passata da 29.400 persone nel 1980 (0,6% della popolazione), a circa 242.300 (cioè il 4,3%). Eppure, secondo Jakobsen e i sondaggi, i danesi stanno diventando meno ostili verso le moschee e i minareti, nonostante ci sia ancora una parte consistente della popolazione che articola del risentimento verso tali edifici religiosi: “Più le persone vivono lontano dalle città con le moschee, più diventano ostili”. E poi c’è “il ragionamento populista dell’estrema destra che usa emotivamente slogan nazionalisti” che hanno risonanza in parte della popolazione.

Cooperazione tra le religioni. Era il 2005 quando il quotidiano danese “Jyllands Posten” pubblicava on line le vignette satiriche su Maometto, subito bloccate da hacker islamici, ma ripubblicate sullo stesso giornale in cartaceo un anno dopo. Pesanti furono le reazioni in Danimarca e non solo, per questa infrazione al divieto sacro di raffigurare il profeta Maometto. Oggi nel Paese nordico il clima è cambiato: “I musulmani si sono organizzati molto meglio e sono state definite due ‘associazioni-ombrello’, cosa che ha permesso maggiore cooperazione tra musulmani e chiesa danese, ma anche con le altre chiese cristiane”, spiega Lene Kühle (dipartimento Studi sulla religione, università di Aahrus): “Le organizzazioni musulmane sono spesso incluse nelle consultazioni politiche. Ogni anno si svolge un incontro tra leader cristiani e musulmani”. Anche “nella quotidianità ci sono un sacco di esempi di convivenza positiva e molti esempi di come la pratica dell’islam venga accolta senza problemi. Il dibattito continua però, ad esempio sul limite di pratiche come la circoncisione o la macellazione halal”. Secondo la Kühle “i minareti sono il segno della presenza persistente dei musulmani in Danimarca. I musulmani sono parte del futuro dell’Europa. Ci troviamo ora nella fase del processo di negoziazione su come l’islam s’incorpori nel tessuto delle società europee future”.

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