Sul destino dei carcerati gli argentini divisi tra garantisti e punitivi

Mentre si discute la riforma del Codice penale, sta facendo rumore un video amatoriale postato su YouTube che ritrae il dialogo avvenuto a Roma fra Papa Bergoglio e il procuratore penitenziario argentino, Francisco Mugnolo, dopo l'udienza generale di mercoledì 26 marzo. Dal Papa l'esortazione a un "sano garantismo". Intanto le carceri scoppiano e l'opinione pubblica è preoccupata per la sicurezza

In tempi in cui gli argentini, allarmati dalla crescente insicurezza, sembrano attratti dalla "mano dura contro la delinquenza" e contrastano il disegno di legge di riforma del Codice penale proposto dal Governo – considerato "troppo aperto" – Papa Francesco ha espresso la sua preoccupazione per l’orientamento "punitivo" imperante in America Latina. In questo contesto assume significato un video postato su YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=ZbuTv2YVlq0) e che sta facendo rumore in Argentina: ritrae il dialogo avvenuto a Roma fra Papa Bergoglio e il Procuratore penitenziario argentino, Francisco Mugnolo, dopo l’udienza generale di mercoledì 26 marzo. Come è evidente, si tratta di un video amatoriale che ha il valore di testimonianza. A dimostrazione che i new media stanno cambiando anche le forme della comunicazione, orientando anche il dibattito pubblico.
Appare chiaro, dal dialogo, che il Papa esorta a un "sano garantismo" e ad assicurare le condizioni di vita delle migliaia di persone carcerate in Argentina. Secondo quanto si può cogliere dal video, le espressioni del Santo Padre sono state queste: "Io telefono ancora alle carceri dell’Argentina e mi dicono sempre che non dispongono di finestre e che nonostante il caldo, non si possono rinfrescare. Le carceri esistono per riabilitare la gente… Ma se li manteniamo rinchiusi così, li portiamo alla rovina". Il Papa suggerisce, inoltre, di far praticare ai carcerati "sport e altre attività di socializzazione" e, infine, reclama "che si possano sentire essere umani!"
Mugnolo, a cura dell’organismo che deve vegliare per i diritti dei detenuti nelle carceri del Servizio penitenziario federale, ha riconosciuto esplicitamente, attraverso un comunicato, che "il Pontefice si è detto preoccupato per le reazioni di tono repressivo rispetto alla situazione dei carcerati argentini e ha rinnovato il suo appello per una politica penitenziaria volta a garantire i diritti umani".
Già nel novembre dell’anno scorso, Papa Francesco – nell’Esortazione apostolica "Evangelii Gaudium" (nn.59-60) – ha scritto: "Oggi da molte parti si reclama maggiore sicurezza. Ma fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’inequità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. (…) Quando la società – locale, nazionale o mondiale – abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità. (…) Le armi e la repressione violenta, invece di apportare soluzioni, creano nuovi e peggiori conflitti".
La Chiesa ha sempre incoraggiato le proposte più rispettose della dignità di ogni essere umano e del bene comune, cercando di evitare la facile criminalizzazione dei poveri che i giuristi definiscono "selettività penale" ai danni delle minoranze emarginate ed escluse dal sistema. Tuttavia, nelle attuali circostanze politiche argentine (nell’imminenza delle presidenziali del 2015), la questione dell’insicurezza – che secondo serie ricerche pare preoccupare più della stessa inflazione – viene utilizzata da tanti con ben altri fini e la società intera appare esposta a inevitabili "strumentalizzazioni".
In tale contesto si complica sempre più il confronto tra la pretesa fortemente punitiva di quanti denunciano la crescente ondata di delitti e i giusti diritti di tanti emarginati spinti a delinquere. In questi giorni, poi, tutti i giornali argentini parlano della triste notizia della morte, nella città di Rosario, di un giovane di 18 anni che dopo aver rubato la borsa a una donna per strada, è stato selvaggiamente aggredito e bastonato a sangue da passanti che avrebbero inteso fare giustizia con le proprie mani.
La situazione, quindi, è grave. La violenza cresce, i processi tardano e l’applicazione effettiva delle pene previste dal Codice penale in vigore si fa sempre più difficile. Le carceri sono sovraffollate (a novembre dell’anno scorso erano 10.007 le persone detenute in carceri federali). Sono molti i carcerati in attesa di giudizio e molte, purtroppo, le morti violente all’interno delle prigioni.
Secondo i dati diffusi dalla Procura penitenziaria argentina, nel 2013 si è registrato un incremento dell’indice di morti violente di detenuti in carceri del Servizio penitenziario federale. Si parla di 28 morti violente, il numero più alto degli ultimi 12 anni. E si è anche incrementato l’indice di casi di torture e maltrattamento. Nel 2012 sono stati 429 all’anno i casi e nel 2013 il numero si è raddoppiato (circa 846).
Il procuratore Mugnolo ha riconosciuto che gli ultimi indicatori sono "gravi" e ha chiesto recentemente "l’abbandono di metodi di gestione ancorati in arcaici criteri di controllo". Al giornale "Il Chubut", Mugnolo ha detto che "il sistema penitenziario è in crisi" e che "non esiste una politica di Stato" e ha aggiunto: "I detenuti, che già sono stati privati della libertà, trovano in carcere problemi di alimentazione e igiene e non dispongono d’indumenti adeguati. Tuttavia, la società è indifferente, invoca più reclusione e maggiori sofferenze per il carcerato".
Resta inteso che la riforma del Codice penale argentino del 1921 è ormai più che necessaria, anche se ritocchi in tutti questi anni non ne sono mancati (le modifiche sono state più di 900), ma è chiaro che, in questo clima, la riforma richiederebbe di coinvolgere tutte le forze politiche e sociali. E queste si dovrebbero interrogare – come ha suggerito lo stesso procuratore – se credono o no nel reinserimento sociale dei detenuti.

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