Cattolici tra i ghiacci

Fedeli in aumento. Il vescovo: servono nuove chiese. Il sogno? Una comunità di monaci

Sono oltre 11.500 e rappresentano il 3,4% dei 320mila islandesi. È il tasso di cattolici più alto nei Paesi nordici. La stragrande maggioranza, però, sono immigrati polacchi, seguono i filippini. I luterani in Islanda sono 250mila, mentre pochissime persone appartengono ad altri gruppi religiosi. Seppur minoritaria, la Chiesa cattolica è molto giovane ed è in piena crescita. Nel 2000 i battesimi nella diocesi di Reykjavik erano stati 82; nel 2013, sono state battezzate 156 persone, tra adulti e bambini. I funerali nel 2000 erano stati 16; 24 nel 2013. A lavorare con i fedeli sono 16 sacerdoti e una trentina di suore di cinque diverse congregazioni. 17 sono le chiese o cappelle sparse sull’isola nordica. A raccontare questi numeri a Sir Europa è il vescovo svizzero Peter Bürcher, dal 2007 ordinario della diocesi islandese. Un sogno del vescovo è di stabilire un monastero maschile, come nel Medioevo, quando c’erano sull’isola benedettini e agostiniani. C’è già “un grosso appezzamento di terreno con delle case e una chiesa riscaldata a Úlfljótsvatn. Ora dobbiamo trovare una comunità monastica”.

Quali sono le sfide pastorali maggiori e quali le ricchezze della vostra comunità?
“L’educazione cristiana e la vita spirituale dei laici e in particolare delle famiglie sono certamente tra le priorità della nostra pastorale nel prossimo futuro. La partecipazione dei laici alla vita della Chiesa e la coscienza della loro appartenenza alla chiesa cattolica devono essere ancora irrobustite. Contiamo molto sul prossimo sinodo per la famiglia, anche se da noi la preparazione al sinodo è stata fatta in modo molto modesto, unendo le nostre forze a quelle della Conferenza episcopale dei Paesi nordici”.

Quali sono i problemi legati alla crescita della Chiesa cattolica?
“L’immigrazione recente ha portato a un aumento straordinario dei cattolici in Islanda. Nel 2000 erano 3.857, che sono diventati l’anno scorso 11.500. Ciò significa che sono praticamente triplicati in dieci anni! I nostri bisogni pastorali sono quindi immensi. Abbiamo la necessità di creare una nuova parrocchia per Keflavik, a sud della capitale, e la zona circostante. Ci vivono sempre più cattolici e quella città sta crescendo come centro di una vasta regione. Una situazione simile si ha a Selfoss, a 54 km da Reykjavik e dintorni. Lì dovrebbe cominciare la costruzione di una chiesa e di un centro parrocchiale. Vi si sono installate numerose famiglie di polacchi e filippini arrivati alla ricerca di lavoro, in condizioni climatiche spesso difficili. Altre urgenze sono anche nella capitale e a Akureyri, nel nord, perché le due chiese parrocchiali adesso sono troppo piccole. Per un verso tutto ciò dà gioia, ma per altro ci preoccupa per l’avvenire. Contiamo molto sull’aiuto di Paesi come la Germania, la Svizzera e gli Stati Uniti”.

Come sono i rapporti con la Chiesa luterana?
“La chiesa luterana in Islanda è la sola chiesa di Stato. Il suo finanziamento pone molti meno problemi che quello della Chiesa cattolica o ortodossa, che non sono trattate allo stesso modo. Per fortuna, tuttavia, le nostre relazioni ecumeniche sono buone. I luterani ci concedono l’uso delle loro chiese nelle località in cui i cattolici non hanno luoghi di culto. I due vescovi hanno firmato un accordo a questo riguardo. Si tratta di un ecumenismo concreto e benvenuto. E la Chiesa cattolica presta regolarmente la sua cattedrale agli ortodossi russi per la celebrazione della divina liturgia a Pasqua o a Natale. I contatti tra le autorità religiose sono numerosi e cordiali”.

Cosa significa per voi essere parte della Chiesa universale? Quali reazioni suscita in Islanda il pontificato di Papa Francesco?
“Quando 80 anni fa il vescovo Meulenberg costruì la nostra cattedrale di Cristo Re a Reykjavík, c’erano 55 cattolici in tutto il Paese. Ed egli la costruì molto grande, così che gli posero la domanda: ‘ma perché costruisce una chiesa così grande per un numero così piccolo di persone?’. Ed egli rispose: ‘sapete, la Chiesa cattolica è molto grande…’. Per fortuna nostra la costruì grande, perché per noi la cattedrale adesso è già troppo piccola! Sì, la Chiesa cattolica in Islanda è una minoranza in diaspora. Ma la sua consapevolezza di essere parte della Chiesa universale è ben radicata. Così la visita che Giovanni Paolo II fece nel 1989 fu un successo sia per i cattolici sia per i luterani del Paese. Il pontificato attuale di Papa Francesco ridà lustro ai cattolici islandesi. Preghiamo anche molto per lui, come egli spesso ci chiede”.

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