Autunno sindacale e primavera di Papa Francesco

L'anno di pontificato salutato con consensi trasversali. Sul versante sociale addirittura c'è chi gli attribuisce il merito di aver rimesso in moto il processo di unità sindacale. L'intervista di Dario Fo al "Clarin" e le rivendicazioni a nome del Papa. Il presidente dell'episcopato argentino, Josè María Arancedo: "Con Francesco la Chiesa attraversa un periodo di forte impulso missionario"

A Buenos Aires si parla solo della "Rivoluzione Francesco". Papa Francesco ha scosso e commosso il mondo politico, sindacale e imprenditoriale e non c’è oggi argentino che non cerchi uno spazio nella sua agenda. Ma c’è dell’altro: per fortuna non sono meno i dirigenti – credenti e non – che, seguendo il messaggio del Papa, s’impegnano come mai in mille modi a promuovere concrete e operose iniziative contro la crescente esclusione sociale.
Di fatto e senza esagerazione, a un anno dall’inizio di Papa Bergoglio, qui a Buenos Aires si può già parlare – mano sulla coscienza – di una vera esplosione di energie positive e di una rinnovata spiritualità. Alcuni lo chiamano tout court il Papa peronista, altri il Papa dei "villeros" (abitanti delle cartonville), e altri ancora gli attribuiscono grande nostalgia del Paese lontano: sta di fatto che non si parla d’altro e che il Santo Padre è divenuto rapidamente un vero idolo, il più amato simbolo nazionale, nella considerazione degli argentini colti, dei ricchi, dei poveri, degli anziani o dei giovani. Tutti lo amano e ne parlano solo con devota ammirazione e crescente orgoglio.
Già da settimane prima dell’anniversario i giornali argentini hanno cominciato a dedicargli pagine intere, servizi fotografici, supplementi con dozzine di pagine, ricostruzioni documentate della sua vita e della sua opera apostolica, del suo messaggio francescano, delle nuove speranze che ha dischiuso all’umanità intera. E non potevano mancare i riferimenti al nuovo incontro con la presidente argentina, ricevuta nelle ultime ore in Vaticano. Nei commenti politici, poi, c’è chi si spinge ad attribuire all’influsso spirituale del Papa presunte prospettive di cambiamento in certe valutazioni nei palazzi del potere.
Il quotidiano "Clarin" è riuscito a far parlare bene del Papa Francesco perfino un ateo dichiarato come Dario Fo, intervistato ieri lungamente, in occasione della rappresentazione di una sua opera teatrale su Francesco d’Assisi.
E la tendenza si allarga sempre più, comprendendo anche i sindacati e le loro annose problematiche. Pur presi da mille polemiche e impegnati sul fronte caldo della ripresa autunnale, non mancano dirigenti sindacali che, in occasione del primo anniversario del pontificato, riportano a galla l’idea della loro riunificazione in un’unica Confederazione e, inevitabilmente, sussurrano che tale ispirazione la scoprono più che mai nel messaggio pacificatore di Francesco (che, come si sa, evita naturalmente ogni esplicito approccio in tal senso). Tutti si sentono toccati, miracolati, convertiti, unti. E fioccano annunci, dichiarazioni, pubblicazioni che invitano alla fratellanza "gremial" -cioè sindacale – e, nel celebrare la ricorrenza, assicurano pubblicamente di pregare per il Pontefice, confermandosi devoti e fedeli. Basterebbe citare il manifesto dei dipendenti del gruppo "Luz y fuerza" (sindacato dei lavoratori dell’elettricità), che invocano la "Madonna della luce" nella loro adesione di questi giorni.
E ancora: numerose famiglie di diseredati che già da un mese occupano uno spazio pubblico nel quartiere cittadino di Villa Lugano, in periferia, ora fanno più insistente il loro appello alle autorità per ottenere di non essere sloggiati, adducendo che il terreno da loro preteso è stato benedetto e battezzato solennemente come "Terreno Papa Francesco". Non solo: nella "cartonville" del quartiere Flores un videomessaggio diffuso dalla parrocchia era annunciato con l’imponente striscione "Il Papa degli emarginati parla al popolo di Dio".
Ma il pensiero e il messaggio di Papa Francesco si rivela naturalmente a tutti i livelli. I vescovi argentini, per esempio, sono stati sicuramente i primi a capire il nuovo chiaro orientamento concernente un salto di qualità nella fede "che dev’essere annunciata da una maggiore prossimità e familiarità con la vita e la realtà del popolo". I pastori argentini sin dall’inizio hanno esaltato l’idea di Papa Francesco di "scendere in strada con la gente, uscire dal chiuso della chiesa, mescolandosi con la vita corrente della gente e con le loro problematiche", mostrando sempre più di condividere il "progetto di Chiesa" del Papa Bergoglio. Non a caso, in questi giorni, la Conferenza episcopale argentina (Cea) ha affermato che Papa Francesco "è un dono di Dio per la Chiesa e per il mondo", invitando i fedeli a pregare per Lui e il presidente dell’episcopato argentino, monsignor Josè María Arancedo, ha sostenuto che "con Francesco la Chiesa attraversa un periodo di forte impulso missionario".
Già prima di lasciare Buenos Aires, Papa Francesco era molto amato dai poveri delle periferie e da quanti condividevano, sin d’allora, la sua sacra passione per una Chiesa povera, per i poveri. Anche per questo, forse, la devozione popolare oggi è divenuta così grande, immensa e tutti a Buenos Aires sembrano dimenticare l’incipiente autunno per vivere la primavera che Papa Francesco ha portato alla Chiesa.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy