Un sostegno per la vita

Un contributo per le donne che decidono di rinunciare all'aborto

È stata presentata nei giorni scorsi in Basilicata la proposta di legge “Misure di sostegno sociale alla maternità e alla natalità”: un documento che ha suscitato molte polemiche. Sulla questione sono intervenuti anche i vescovi lucani. La proposta di legge dispone misure di sostegno sociale alla maternità e alla natalità, prevedendo la concessione di un contributo mensile di 250 euro per la durata di diciotto mensilità (tra il periodo precedente al parto e quello successivo alla nascita del bambino), a favore delle gestanti che decidano di rinunciare all’interruzione volontaria di gravidanza. “Uno strumento legislativo – si legge nella nota di presentazione del testo – che non ha natura ideologica e mira a tutelare e sostenere la maternità con un aiuto concreto alle tante donne che, trovandosi in difficoltà economica, si vedono costrette a rinunciare al proprio bambino”. La proposta nasce dalla constatazione di un incremento di aborti in Basilicata. Tutelare la maternità. “La dignità della donna e il valore della vita umana devono essere promossi con tutti gli sforzi possibili”, sottolineano i vescovi lucani in un documento congiunto. L’aborto “rappresenta un dramma per la donna e una sconfitta per l’intera società”; per questo motivo i vescovi si sono detti “tristi” nel constatare come tale proposta sia stata ritenuta addirittura “offensiva e provocatoria” e, prima ancora di avviare il doveroso dibattito istituzionale, “siano stati alzati steccati pregiudiziali che rischiano di diventare invalicabili”. “Consapevoli che, da un punto di vista civile e sociale, in base alla legge vigente – scrivono i presuli -, nessuno può restringere il diritto alla scelta individuale della donna, riaffermiamo, secondo il dettato dell’articolo 1 della legge 194, che la comunità politica ha il dovere primario di scongiurare la soppressione del concepito, con ogni mezzo lecito e ogni volta che sia possibile”. Difendere il bambino. “Nessuna ideologia o preconcetto da parte nostra – sostiene Remo Cavicchini, referente regionale di Movimento per la vita -. È assurdo confrontarsi con la virulenza di chi si scaglia contro la proposta di legge che, di fatto, ripropone quanto già previsto nella legge 194/78″. “Una vita umana – aggiunge Cavicchini – vale ben più di 250 euro e un bambino è la ricchezza del Paese, una ricchezza che non può essere oscurata da ideologie ormai stantie che mostrano cecità intellettuale. A Matera si sostengono i canili per un costo di circa 900.000 euro l’anno: che vuoi che siano solo 100.000 euro per l’intera Regione per aiutare mamme a portare a compimento la gravidanza con dignità sino al parto? Infine, preciso che in Basilicata si effettuano circa 800 aborti all’anno con un costo ciascuno di circa 800 euro: è il momento di salvaguardare la vita”. Una legge giusta. “Sicuramente – sottolinea Cavicchini – una legge è necessaria per sostenere chi vive nella povertà, ma vuole dare alla luce una vita. Già la legge 194/78, pur legalizzando l’aborto, non negava la libertà di non abortire e prevedeva aiuti concreti di natura economica a chi voleva proseguire la gravidanza e dare alla luce il proprio figlio”. “Si può comprendere – proseguono i vescovi – che una gravidanza non desiderata pone alla donna uno straziante dilemma, tuttavia la politica non può rassegnarsi a quell’unica semplificazione che conduce a eliminare la vita umana, rinunciando a esercitare quanto è in suo potere per sostenere le situazioni più fragili e vulnerabili, che riguardano, in particolare, quanti temono di non poter far fronte alla nascita di un figlio per motivi economici”. Per questo motivo “siamo convinti che l’aborto rappresenta, sempre e comunque, un dramma per la donna e una sconfitta per l’intera società”, concludono i presuli lucani.a cura di Giovanni Perilli(17 marzo 2014)

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