Dopo la Crimea ora a tremare è la Transnistria

Pur facendo parte della Moldova, è una Regione fortemente russofona. Inoltre sul suo territorio è già presente un grande contingente delle forze armate russe. Il governo moldavo ha dichiarato di considerare illegale il referendum di Crimea e di non riconoscerne i risultati. Le preoccupazioni del vescovo cattolico di Chisinau, monsignor Anton Cosa: "Sono giorni cruciali"

Anche la Moldova sta vivendo ore cruciali. Quanto sta avvenendo nella vicinissima Crimea, desta sentimenti di vigilanza e preoccupazione nel Paese. Se ne è parlato a Trieste, ai margini di un convegno sulla "Moldova europea e cristiana. Quale impegno dopo l’accordo di Vilnius tra la Moldova e l’Unione europea". Si guardano con apprensione le evoluzioni della dolorosa vicenda Ucraina e le possibili ripercussioni sulla vicina Moldova. Il Paese, infatti, si trova proprio al confine tra l’Europa dell’Est e quella dell’Ovest. Per non parlare della Regione della Transnistria, la cui situazione di vulnerabilità è molto simile a quella della Crimea, in quanto territorio che pur facendo parte della Moldova è fortemente russofono. In Transnistria, peraltro, è presente un grande contingente delle forze armate russe.

La posizione del governo moldavo. Il governo moldavo ha dichiarato di considerare illegale il referendum di Crimea e di non riconoscerne i risultati. "C’è un esercito sul luogo – spiega al Sir Victor Lutenco, capo ufficio per le relazioni con la diaspora presso il governo moldavo – e non si può fare una scelta democratica e libera sotto la minaccia dei kalashnikov. Noi pensiamo che questa non è la risoluzione dei conflitti. Certamente non vogliamo che una situazione di questo genere si ripeta in Transnistria e in altre regioni della Moldova". La via diplomatica resta l’unica opzione possibile per risolvere le questioni. "Sappiamo per esperienza – conferma Lutenco – cosa porta un conflitto, in termini di vite umane ma anche di costi politici e sociali. Il conflitto tiene fermo un Paese intero, lo blocca, ne impedisce lo sviluppo e non vogliamo questo destino né per noi né per i nostri vicini ucraini".

"Giorni cruciali" anche per la Moldova. È preoccupato anche il vescovo cattolico di Chisinau, monsignor Anton Cosa. Parla di "giorni cruciali" che "potrebbero portare a un sostanziale cambiamento del sistema geo-politico dell’Ucraina e non solo". E aggiunge: "La nostra funzione prima di tutto è quella di essere accanto al popolo, nel nome della non violenza, del rispetto dei diritti e della difesa di chi soffre". "La Chiesa non deve svolgere assolutamente una funzione politica", "deve promuovere ed affermare i principi evangelici, deve difendere i deboli, deve richiamare alla verità della storia e dell’uomo. Le nostre armi sono il Vangelo e la croce di nostro Signore, sulla quale siamo disposti a salire per amore e non per servilismo".

Il ruolo dell’Europa. A puntare i riflettori dell’attenzione diplomatica internazionale sulla Moldova è anche Luca Volontè, deputato del Parlamento europeo. "Penso che in uno scenario come quello di Crimea e di Ucraina e un possibile contagio in Moldova, si debba perseguire il più possibile la ragione del buon senso e della soluzione politica". Volontè ammette la debolezza dell’Unione europea. "L’Europa – dice – sta facendo purtroppo la ruota di scorta degli Stati Uniti. E quanto gli Stati Uniti siano in buona fede in questo braccio di ferro è tutto da scoprire". Forti insomma sono gli interessi geopolitici ed economici di tutte le parti in causa. "Quello che a noi deve stare a cuore – incalza Volontè – è che tutto si svolga in un processo pacifico". E volgendo lo sguardo al futuro, aggiunge: "La Moldova per storia e tradizione è fortemente europea. Alla luce di quanto sta accadendo nell’area nelle ultime settimane, ancor più si stanzia la sua posizione all’interno dell’Europa. Ora bisogna sperare che la Commissione europea guardi anche a questo piccolo Paese ma così importante per la sua cultura, la sua storia e le sue radici religiose con lo stesso interesse con cui sta guardando altri processi di integrazione".

Un pezzo di Moldova vive anche in Italia. La comunità moldova nel nostro Paese è formata di circa 150mila persone che sono arrivate in Italia negli ultimi 15 anni. "Centocinquantamila persone – dice monsignor Giancarlo Perego, presidente della fondazione Migrantes (clicca qui) – che sono soprattutto donne al 70%, donne che lavorano nel tessile, come badanti nei servizi alle persone, e nel mondo della ristorazione. Questo mondo è molto inserito nella comunità italiana, tant’è che sono pochissimi i casi di persone che sono andate in carcere". È interessante notare anche che, negli ultimi anni, è cresciuto il ricongiungimento familiare e le nascite sono raddoppiate nel giro di pochissimi anni. "Abbiamo 25mila bambini moldavi che frequentano le nostre scuole. Crescono anche i matrimoni misti. È una comunità che certamente è un valore aggiunto per l’Italia. Una comunità che ha un respiro europeo oltre che aiutarci a guardare con attenzione all’Oriente di cui questa comunità è parte".

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