Famiglia: verità e accoglienza” “

Mons. Michalik (vescovi polacchi): "La Chiesa non ha la bacchetta magica"

“La realtà che si vive in Europa mostra e ci conferma che nei nostri Paesi la situazione delle famiglie è seria, è molto seria”. Scandisce bene le parole monsignor Jozef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca, nello spiegare perché a Varsavia la scorsa settimana cardinali, arcivescovi e vescovi dell’Europa centro-orientale (Ungheria, Croazia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ucraina, Lituania, Bielorussia e Polonia) si sono dati appuntamento per parlare e mettere a confronto le principali sfide che ricadono oggi sulle famiglie europee in vista anche del Sinodo di ottobre. “Le nascite diminuiscono – dice il vescovo – e i fenomeni di emigrazione mettono a dura prova le famiglie che sono in sé deboli. La gente poi è poco preparata al concetto dell’amore reciproco che può continuare e approfondirsi per tutta la vita. Non si crede più nell’unione per sempre che può andare avanti e rendere felici. Anche i mass media promuovono un concetto dell’amore che non è una sfida per tutta la vita e per tutta la persona, in tutta la sua integrità, ma solo un piacere momentaneo. Oggi qualsiasi crisi e qualsiasi dubbio possono provocare crisi profonde e l’indissolubilità del matrimonio si è relativizzata moltissimo”. In alcuni Stati inoltre si mettono in atto politiche che non aiutano le famiglie con legislazioni e sistemi fiscali che penalizzano anche i nuclei numerosi.

Quanto pesa la crisi economica sulla tenuta della vita familiare?
“Sì, anche questo è un aspetto che incide sulla vita delle famiglie europee. La disoccupazione, per esempio, impedisce alle giovani coppie la possibilità di costruire un futuro. La mancanza di lavoro è una difficoltà. Ma direi di più: è una tragedia. Riguardo ai giovani, si osserva anche la diffusione del fenomeno delle convivenze: si preferisce coabitare senza prendersi responsabilità di lungo termine. Sta per sparire la voglia di lottare insieme, di costruire insieme una famiglia stabile. E dietro a questo fenomeno non ci sono solo le difficoltà economiche. Sul cambiamento del concetto di famiglia, influiscono la moda, l’egoismo. Mi chiedo anche quale esempio hanno avuto i giovani dai loro genitori, e in genere dagli adulti”.

A fronte di tale situazione, quali risposte emergono?
“La Chiesa deve rimanere fedele alla verità. Deve dire con fiducia e promuovere la verità con la saggezza che viene dal Signore. La Chiesa non ha una bacchetta magica e non risolve i problemi con un gesto. La Chiesa ha fiducia nel Signore ma ha anche fiducia negli uomini. E con questa fiducia cerca di accendere la luce nel buio e mostrare il sentiero che porta alla strada larga dell’amore del Padre. La Chiesa non può cedere davanti alla debolezza dell’uomo, ma deve con delicatezza e con la stima verso la coscienza di ciascuno, indicare ciò che è vero, sicuro, giusto. Non ciò che è comodo”.

Separazioni, irregolarità, incapacità a vivere la fedeltà, difficoltà a dire un sì per sempre. Con quale atteggiamento la Chiesa accoglie queste situazioni?
“È l’atteggiamento che ha sempre assunto. E cioè continuare ad accogliere e aiutare la gente a trovare la strada giusta, senza provocare ferite e danni maggiori ma ricordando che Dio è più forte delle nostre debolezze. Di fronte alle sfide della indissolubilità e alla purezza del cuore, si può credere che tutto ciò sia impossibile. E invece bisogna dire che tutto è possibile a chi crede e a chi si apre alla presenza di Dio nella sua vita. Il Signore non ha cancellato nessuno dei precetti. Neanche una virgola viene cancellata, ma bisogna dire anche che le forze sono dentro ognuno di noi”.

Si ha però spesso l’impressione che le porte della Chiesa siano chiuse a chi ha fallito e sbagliato.
“Non solo le porte sono aperte. Ci sarà sempre una mano tesa pronta ad aiutare. La soluzione non è quella di accettare la debolezza ma aiutare il debole, chi è caduto, chi ha fallito a rialzarsi. Non bisogna dire che non è successo niente. Perché qualcosa è successo: se un matrimonio è fallito, si è sciolto, qualcosa si è rotto. Ci sono dei figli che ne risentono. Bisogna allora incoraggiare a non ripetere lo sbaglio, perché le ferite ripetute possono uccidere”.

Perché Papa Francesco ha voluto dedicare un Sinodo alla famiglia?
“Perché questo Papa ha una visione giusta sul mondo. Anche il primo Sinodo presieduto dal beato Giovanni Paolo II era sul tema della famiglia. È dunque un segno, una coincidenza, ma indica altresì una consapevolezza, la volontà di guardare dove è l’origine del problema. Chi è più attaccato oggi dalle ideologie post moderne? Questo è il pericolo più grave perché se crolla il fondamento, crolla tutta la società. Se invece l’uomo ha un punto di riferimento stabile, riesce a resistere alle difficoltà. Scegliendo la famiglia, la Chiesa e il Papa vogliono mostrare che esiste la speranza”.

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