Nel genocidio” “degli armeni” “semi di martirio

"Il primo rifugio e l'ultima difesa: la Chiesa armena, Echmiadzin e il Genocidio armeno" è il titolo della mostra che ripercorre gli anni della persecuzione per mano dei Giovani Turchi. In luce anche le iniziative di soccorso realizzate in territorio armeno e russo a favore di quanti cercavano scampo fuggendo dalla Turchia ottomana. Papa Francesco l'ha definito "il primo genocidio del XX secolo"

Sul sito www.armenian-genocide.org si può visitare una mostra di 150 foto storiche, raccolte in 20 pannelli illustrati, 3 mappe, 12 testimonianze di sopravvissuti e una serie di documenti per raccontare il ruolo svolto dalla Chiesa armena apostolica durante il genocidio armeno, di cui si celebrerà il centenario il prossimo anno. È intitolata "Il primo rifugio e l’ultima difesa: la Chiesa armena, Echmiadzin e il Genocidio armeno" ed è stata allestita con il contributo dell’Armenian National Institute, dell’Armenian Genocide Museum of America e dell’Armenian Assembly of America in collaborazione con il Catholicosato armeno apostolico di Echmiadzin. Come ha sottolineato l’Agenzia Fides, documenta il ruolo giocato dal clero armeno in quel tragico momento storico e, in particolare, gli interventi tentati dal Catholicos di allora, Gevork V Sureniants, per allertare la coscienza e i leader della comunità internazionale sui massacri che venivano compiuti dai Giovani Turchi e, in particolare, le iniziative di soccorso realizzate in territorio armeno e russo a favore di quanti cercavano scampo al genocidio fuggendo dalla Turchia ottomana.

"Il primo genocidio del XX secolo". Così lo definì nel giugno scorso Papa Francesco, ricevendo in Vaticano Sua Beatitudine Nersès Bédros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni – costò la vita a un milione e mezzo di persone nella Turchia a cavallo del 1915. Un piano sistematico di sterminio, condotto dall’Impero Ottomano, che portò alla deportazione di uomini, donne e bambini, sul quale per quasi un secolo si è taciuto e che ancora oggi è oggetto di negazionismo da parte della moderna Turchia, pur essendo stato riconosciuto ufficialmente da 21 Stati, tra i quali la Russia, da 43 Stati americani su 50, dalla Commissione Onu per i crimini di guerra, dal Parlamento europeo e dal Consiglio ecumenico delle Chiese.

Le vittime del genocidio armeno potrebbero essere canonizzate. Il Sinodo dei vescovi della Chiesa armena apostolica, svoltosi nel settembre scorso nella Sede patriarcale di Echmiadzin – che riunì per la prima volta dopo 6 secoli tutti i vescovi armeni apostolici, sia quelli che fanno capo direttamente al Catholicosato di Echmiadzin sia quelli legati al Catholicosato della grande Casa di Cilicia – mise al centro della riflessione comune la proposta di canonizzazione per martirio di tutte le vittime del genocidio. "La possibile canonizzazione delle vittime del genocidio armeno è in fase di studio, ma certo ha rappresentato uno dei punti più interessanti affrontati nel recente Sinodo", disse all’Agenzia Fides padre Georges Dankaye, rettore del Collegio Armeno di Roma e procuratore della Chiesa armena cattolica presso la Santa Sede. "Si tenga conto", aggiunse p. Dankaye, che "nella Chiesa armena apostolica gli ultimi santi sono stati proclamati nel VI secolo". Tra le questioni da approfondire c’è anche quella di una definizione precisa delle procedure per la canonizzazione riguardanti le persone che hanno sofferto il martirio.

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