Tensioni in Svizzera ” “per le esclusioni” “dalla comunione” “

Manifestazione di protesta dal titolo "Basta!" sulla piazza della cattedrale di San Gallo. Il motivo va ricercato in alcune iniziative prese dal vescovo di Coira per ribadire l'impossibilità dei divorziati risposati e di altre categorie di persone in "situazioni irregolari" di accedere al sacramento. Il presidente dei vescovi, Markus Büchel, è sceso in piazza per dialogare con i fedeli " "

Un forte appello all’unità della Chiesa. A non cedere alla tentazione di dividersi e accettare invece la sfida di rimanere uniti "nella fede" nonostante le diversità di veduta e opinioni. È l’appello lanciato dai vescovi svizzeri nella lettera pastorale scritta per la prima Domenica di Quaresima dal titolo evocativo "Uniti nella fede della Chiesa". La lettera è stata diffusa ieri alle parrocchie proprio nel giorno in cui oltre 2mila persone si sono date appuntamento sulla piazza della cattedrale di San Gallo per una manifestazione dal titolo "Basta!". La protesta è stata organizzata da una ventina di associazioni cattoliche svizzere coordinate dall’Associazione delle donne cattoliche della svizzera (Skf). I manifestanti hanno consegnato al vescovo Markus Büchel, presidente della Conferenza episcopale svizzera, una lettera nella quale presentano una serie di richieste a partire dalla situazione di disagio vissuta nella diocesi di Coira. Le richieste dei manifestanti. Persone di tutte le età, giovani, famiglie con bambini e persone anche anziane, hanno riempito ieri la piazza adiacente alla cattedrale di San Gallo. Nella lettera consegnata a monsignor Büchel, i fedeli danno voce allo scontento vissuto nella diocesi di Coira a causa di alcune iniziative prese dal vescovo per ribadire l’impossibilità dei divorziati risposati e di altre categorie di persone in "situazioni irregolari" di accedere al sacramento della comunione. Il messaggio dei manifestanti contiene tre richieste: che sia nominato un amministratore da affiancare al vescovo di Coira che abbia la fiducia dei fedeli e dia nuova speranza alla diocesi; che il pensiero, la parola o l’azione ecclesiale non causi mai esclusione o discriminazione; che dagli esiti della consultazione sinodale sulla famiglia siano tratte conseguenze concrete e incoraggianti. Sulla vicenda della diocesi di Coira, i vescovi svizzeri – riuniti la scorsa settimana in assemblea plenaria – avevano già espresso il loro rammarico per queste polarizzazioni e si definivano "pronti ad ascoltare le richieste di tutte le parti". Ma aggiungevano anche che non potevano entrare nel merito delle singole diocesi né sull’operato di un vescovo. Avevano però assicurato che il presidente della Conferenza episcopale avrebbe ricevuto la lettera dei manifestanti e l’avrebbe trasmessa "all’organo competente". E così è stato. Il vescovo in dialogo con i manifestanti. Il vescovo Markus Büchel è sceso in piazza ed ha parlato ai manifestanti rivolgendo loro un breve messaggio. "La manifestazione di oggi dimostra che l’unità è ripetutamente messa alla prova, le divisioni e le tensioni attraversano le confessioni, ma anche la nostra Chiesa cattolica". "L’obiettivo di ogni iniziativa nella Chiesa deve essere quella di servire l’unità e l’approfondimento della fede. Voi oggi avete con franchezza espresso in modo pubblico, le vostre preoccupazioni e i vostri pesi". Il vescovo ha quindi proposto e rilanciato ai manifestanti la via del dialogo. "L’incontro, il dialogo sincero con l’altro e la preghiera – ha detto – è il modo a cui Papa Francesco ci ha continuamente richiamato nel primo anno del suo pontificato". E ricevendo il messaggio ha auspicato: "Che sia possibile per noi costruire ponti e non abbattere ponti". Prima di salutare le persone radunate sulla piazza della Cattedrale di San Gallo ha aggiunto "Grazie di aver utilizzato questa meravigliosa Domenica per la Chiesa". Costruire ponti di dialogo. "La linea del presidente della Conferenza episcopale svizzera – conferma al Sir il portavoce della Conferenza episcopale svizzera Simon Spengler che ieri era in piazza a San Gallo a fianco del vescovo – è quella di entrare in dialogo con le persone e prendere sul serio le questioni che loro pongono. Bisogna cercare il dialogo, creare ponti e non distruggerli, utilizzare anche linguaggi che le persone possano comprendere. La preoccupazione principale per mons. Büchel come vescovo e come presidente della conferenza episcopale è l’unità della Chiesa. Non è facile, ma bisogna avere la volontà di trovare soluzioni comuni". La Chiesa non è un’impresa. Si inserisce dunque in questo "clima" la lettera pastorale dei vescovi per la Quaresima. "In seno alla Chiesa – scrivono i vescovi – ci sono cose che possono cambiare, altre no. Quelle che non possono cambiare appartengono alla fede o alla struttura fondamentale della Chiesa (per esempio la necessità del sacramento dell’Ordine perché si possa celebrare l’Eucaristia). Altro invece può cambiare". I vescovi fanno notare che nella Chiesa i cambiamenti non sopravvengono nello stesso modo che in "un’impresa" e non si adeguano "alle esigenze del mercato". "Ogni mutamento – proseguono i vescovi – sopravviene soprattutto tramite la preghiera. I cambiamenti cominciano con la conversione". "È normale – aggiungono i vescovi – che in una società in pieno mutamento siano in molti a porsi delle domande". "Trattandosi di questioni aperte, non è del tutto ovvio che la risposta vada ad adeguarsi alla cultura del momento". La strada è quella allora di "cercare di capire in profondità le varie situazioni umane e la Chiesa può senz’altro fare di più in questo senso. I vescovi – concludono – vi sono riconoscenti per i vari impulsi. Ma scartare l’appello alla conversione, che fa parte della vita cristiana, significa far perdere il sapore al sale della terra".

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