Le Chiese chiedono pace

Le comunità cattolica e ortodossa dicono no alle armi e a ingerenze esterne

L’appello di Papa Francesco risuona nelle ore più cruciali della lunga crisi ucraina. La tensione tra Kiev e Mosca è alle stelle: il presidente russo Vladimir Putin arriva addirittura a lanciare un ultimatum ai militari ucraini di lasciare la Crimea. Parole rientrate, addirittura negate sebbene abbiano gettato l’Europa in fibrillazione e i mercati sono crollati alla prospettiva di un conflitto armato nel cuore del continente.

“La gente ha paura”. “Vi chiedo di pregare ancora per l’Ucraina, che sta vivendo una situazione delicata”. Così domenica Papa Francesco, domenica scorsa dopo la recita dell’Angelus. E aggiunge: “Mentre auspico che tutte le componenti del Paese si adoperino per superare le incomprensioni e per costruire insieme il futuro della nazione, rivolgo alla comunità internazionale un accorato appello affinché sostenga ogni iniziativa in favore del dialogo e della concordia”. Le parole del pontefice arrivano subito nella lontana Crimea dove padre Krzysztof Kontek, vicario generale della diocesi cattolica latina di Odessa-Simferopoli, subito commenta: “La comunità cattolica è una piccolissima minoranza per cui sentire il Papa preoccupato per il futuro del nostro Paese è importante. È la voce del Papa per noi”. “Stiamo vivendo una situazione di sospensione – racconta a SirEuropa – perché la situazione qui non è chiara. Molte persone hanno paura per come potrà evolvere. La paura della guerra è presente anche perché la reazione internazionale non è stata così forte come qui la gente si sarebbe aspettata. Non sappiamo davvero cosa accadrà nell’immediato futuro. Nel frattempo la vita sta scorrendo abbastanza normale. Le scuole sono aperte. Ho parlato con il vescovo ausiliare di Simferopoli che ci ha detto che ci sono le truppe nelle strade ma tutto sembra scorrere normalmente. Non ci sono spari né combattimenti”.

Diocesi su due fronti. I cattolici di Ucraina non si rassegnano alla guerra perché sarebbe mettere gli uni contro gli altri popoli che fino a oggi hanno vissuto in concordia. E guardano alla eventualità di un conflitto con forte preoccupazione. Monsignor Bronislav Biernacki, vescovo cattolico di Odessa- Simferopoli in un messaggio fatto pervenire al Sir, scrive: “Mentre il mondo intero sta guardando la situazione in Ucraina con grande ansia, anche la Chiesa cattolica è fortemente preoccupata per l’evolversi della situazione nel nostro Paese, che è ora a un passo dalla guerra aperta che può coinvolgere una parte molto più grande della regione. Essendo il vescovo della diocesi di Odessa-Simferopoli di cui una parte è nella Repubblica autonoma di Crimea, devo esprimere la mia più grande tristezza per quanto sta accadendo nella mia diocesi. Come cattolici chiediamo pace e dialogo. Capiamo che ogni nazione ha il diritto di decidere autonomamente circa il suo futuro. Capiamo che tutti i cambiamenti politici devono compiersi senza alcuna influenza esterna. Vedendo ora che questa regola fondamentale di condotta internazionale è stata tradita, facciamo appello a tutte le nazioni del mondo a lavorare insieme con l’Ucraina per aiutarci a riportare la pace e la comprensione tra le diverse parti in conflitto”.

La voce del Patriarcato di Mosca. Impegnate sul fronte del dialogo e della pace sono tutte le Chiese cristiane presenti in Ucraina. Il reggente della Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Mosca, il metropolita Onufry, ha lanciato un appello al primate della Chiesa ortodossa russa, il patriarca Kirill, affinché faccia il possibile per evitare spargimenti di sangue in Ucraina, dopo che il Cremlino ha ottenuto il via libera dal Senato russo all’invio di truppe. E il Patriarca non ha esitato a rispondere assicurando il suo impegno a fare “tutto il possibile per convincere coloro nelle cui mani è il potere che non si può tollerare la morte di persone innocenti in terra Ucraina”. E insiste: “Nessuno in Ucraina deve sentirsi estraneo nella propria casa, non importa che lingua parli”; a tutti deve essere garantito “il rispetto e l’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali, compreso il diritto di partecipare alla presa di decisioni cruciali”. Il popolo ucraino “senza influenze esterne, deve decidere il proprio futuro”, nella memoria “della fratellanza dei popoli russi, ucraini e bielorussi”, che “dovrebbe determinare il futuro, e non essere sacrificata a interessi a breve termine”.

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