“Un bambino non si fabbrica”

È in vigore la nuova legge sulla diagnostica pre-impianto.

Con l’entrata in vigore della legge federale tedesca di regolamentazione della diagnostica pre-impianto, il confronto etico, morale e medico sull’essere umano e sul valore della vita torna a essere aspro in Germania. L’analisi spesso teorica di quali possano essere gli interventi dell’uomo nella regolamentazione dello sviluppo e studio dell’embrione, di cosa comporti una selezione e gestione meccanicistica della fertilità, anche in riferimento a tutte le tematiche legate all’uso scientifico degli embrioni in vitro ha trovato molto spesso uniti nel rifiuto di queste logiche medici credenti delle diverse confessioni religiose, ma anche non credenti. Sir Europa approfondisce il tema con l’aiuto del professore emerito di medicina legale, Hans-Bernhard Wuermeling, membro del direttivo della Katholische Ärztearbeit Deutschland, l’Associazione dei medici cattolici che lavorano in Germania.

La legislazione tedesca ha studiato e approfondito il problema della diagnostica pre-natale (Pnd) e pre impianto (Pid). Quali sono le valutazioni che si possono fare sul processo che ha portato all’attuale normativa?
“Secondo la legge tedesca del 1990 di tutela degli embrioni (Embryonenschutzgesetz) era vietato fecondare artificialmente un ovulo a scopi diversi dal provocare una gravidanza della donna da cui proveniva detto ovulo. Sembrava con ciò che la diagnosi pre-impianto fosse vietata, poiché all’inizio la fecondazione artificiale serviva solo a eliminare embrioni non desiderati. Un ricorso alla legge, sollevato nel 2010, ebbe successo nel senso che la Corte di giustizia federale decise che la Pid poteva essere impunita a certe condizioni. La considerazione decisiva poneva le basi in una contraddizione nella valutazione, secondo cui se l’interruzione di una gravidanza a seguito di diagnostica prenatale, fatto molto più grave, non è soggetta a punizione, analogamente non si può vietare l’intervento relativamente minimo di una Pid con la selezione di embrioni. Ma questa considerazione non teneva conto del fatto che l’interruzione della gravidanza a seguito di diagnostica prenatale era stato considerato non punibile per via della particolare situazione della gestante, situazione non presente nel caso della Pid”.

Quali sono state le conseguenze della rilettura della legge del 1990?
“Nel 2011, il legislatore trasse le conseguenze dalla sentenza del 2010, vietando – stavolta espressamente con due eccezioni – qualsiasi tipo di tecnica di Pid. Le eccezioni si applicano anzitutto qualora, a causa di difetti genetici dei genitori, vi sia un alto rischio che il bambino abbia una grave malattia ereditaria; in secondo luogo, se esiste un danno grave dell’embrione, che con alta probabilità possa causare un aborto o la nascita di un feto morto. L’esistenza di una delle due eccezioni viene accertata e confermata da una commissione etica. Per l’esecuzione della Pid sono ammessi solo pochi centri. I dettagli devono essere regolamentati da un decreto governativo. Tale decreto è stato emesso nel 2013 con l’approvazione del Bundesrat (seconda camera tedesca) ed è entrato quindi in vigore il 1° febbraio. Da allora, dunque, la Pid in Germania è legale, se eseguita alle predette condizioni”.

Quali contraddizioni etiche e mediche nascono dalla legge entrata in vigore lo scorso 1° febbraio?
“La legge tedesca sulla tutela dell’embrione vieta l’introduzione di più di tre embrioni contemporaneamente a causa del pericolo di gravidanze plurigemellari estreme. Essa vieta altresì la fecondazione di più di tre ovuli alla volta, per evitare la produzione di un surplus di embrioni. Quest’ultima limitazione rende perciò illegale la fecondazione di tutti gli ovuli a disposizione per selezionare con maggior probabilità gli embrioni con malattie genetiche o fattori letali e individuare quelli che siano sufficientemente non sospetti per la fecondazione. Un potenziale consistente per l’incremento dell’efficacia della fecondazione in vitro e della Pid resta perciò inutilizzato. Dal punto di vista della medicina riproduttiva, ciò rappresenta una situazione intollerabile. È emersa così la richiesta alla politica, di eliminare il limite dei tre ovuli per la fecondazione. Questo però comporterebbe la produzione di molti embrioni in sovrannumero, che dovrebbero essere utilizzati o ‘smaltiti’. Ciò contribuirebbe a sua volta a diminuire ulteriormente il rispetto per la vita dell’essere umano dal suo inizio”.

Quanto influirà la Pid sul rispetto della persona umana e del suo valore intangibile?
“Questo avviene oramai da tempo a causa della tolleranza giuridica dell’aborto. Inoltre, la pratica della fecondazione in vitro ha fatto sì che sempre più persone ritengano che si possano ‘produrre’ esseri umani, come un prodotto sottoposto a controllo di qualità e che in determinati casi può essere eliminato. La Pid, così come l’eutanasia, è la conseguenza logica di questo cambiamento di mentalità. Nel lungo periodo non è possibile una convivenza pacifica delle persone con questo tipo di mentalità. Non basterà contrastare tale mentalità con argomenti vaghi. Piuttosto, sarà necessario annunciare e motivare nuovamente il valore e l’intangibilità della vita dell’essere umano. E far comprendere che un bambino non è un prodotto fabbricabile a piacere, ma è un dono non meritato, su cui non si possono avere pretese. Fa parte del compito del medico chiarire questo concetto. Al contrario, le informazioni – pur necessarie – sulla scarsa efficacia della fecondazione in vitro e dei disagi fisici e psichici, in taluni casi anche morali, devono stare in secondo piano. Ma in un prossimo futuro, questi sforzi saranno inutili. Evidentemente occorre nuovamente imparare dagli errori, per poter portare la gente a un ripensamento”.

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