“Obbligare i musulmani” “alla democrazia” “non possiamo, ma…”

Parla il vescovo maronita monsignor Simon Atallah, della diocesi di Baalbek-Deir El-Ahmar, territorio situato in Libano, a Nord della valle della Beqaa, al confine con la Siria, una zona in cui i cristiani vivono da minoranza in un contesto prevalentemente sciita. La sua preoccupazione è quella di rafforzare la coesione sociale attraverso le religioni e il dialogo

Nei secoli la Puglia ha mantenuto sempre una sua peculiare caratteristica: quella di essere terra di frontiera, luogo d’incontro tra Occidente e Oriente e territorio pronto a mettersi in gioco per sostenere i fratelli dell’Est. Queste caratteristiche sono state confermate, per l’ennesima volta, in questi giorni ospitando il vescovo maronita monsignor Simon Atallah della diocesi di Baalbek-Deir El-Ahmar, territorio situato in Libano, a Nord della valle della Beqaa, al confine con la Siria, una zona in cui i cristiani vivono da minoranza in un contesto prevalentemente sciita. Il vescovo libanese è arrivato in visita a Bari per incontrare la comunità multietnica dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari e per curare le relazioni, non nuove, con le istituzioni e gli enti pugliesi. Già da tempo, infatti, ospedali e associazioni del tacco d’Italia hanno sostenuto le necessità dei cattolici libanesi donando, ad esempio, strumentazioni per ambulatori medici.

Convivenza pacifica. "La convivenza tra cristiani e musulmani è possibile e noi la realizziamo ogni giorno". Il lavoro del vescovo libanese, infatti, è basato sulla coesistenza tra le varie Confessioni e sul lavoro comune. "Non abbiamo più bisogno di divisioni – dice Atallah – perché, quando siamo uniti, siamo più forti, costituiamo una forza che viene rispettata". I rapporti tra le varie Confessioni, infatti, sono ottimi in Libano. Nonostante differenze di forma, emerge una comune coscienza sociale all’insegna del multiculturalismo e del pluralismo. "L’essenzialità del Libano è il vivere insieme, la vita con gli altri, infatti, traduce la verità del pluralismo, manifesta la ricchezza del pluralismo. La parte musulmana integralista ci accusa di avere divisioni tra cattolici, ortodossi e protestanti e nel segno della sua unitarietà si autoghettizza. Questo, però, produce isolamento e chiusura, con la conseguenza di generare malattie psicofisiche e sociali e aumentando la scia di violenza. Però in Libano non sono tutti così. In tantissime occasioni, infatti, musulmani e cattolici festeggiano insieme ricorrenze comuni attraverso le cerimonie ben studiate per non turbare la massa. Capita, infatti, che non tutti i fedeli comprendano questi incontri. A ogni modo, ad esempio, festeggiamo insieme il giorno dell’Annunciazione, dichiarata festa nazionale".

L’Islam e la comunità internazionale. Il Medio Oriente è da sempre terra di conquista. I motivi sono tanti: dagli interessi economici a quelli strategici, dalle faide religioso-integraliste a quelle culturali. E più volte la comunità internazionale ha tentato, con alterne fortune, d’intervenire. "Dico spesso – prosegue il vescovo – alle forze politiche internazionali che intervengono nella zona: ‘Volete obbligare i musulmani alla democrazia, ma non potete obbligare i musulmani a usare i vostri sistemi’. Non va bene, è necessario che la democrazia emerga dall’interno di questa religione, bisogna trovare il modo giusto di applicare la democrazia. Siamo diciotto comunità e abbiamo vissuto sotto l’Islam per secoli. L’Islam unisce religione e Stato. È fondamentalmente una religione laica. Per questo motivo se la comunità internazionale desidera veramente la pace e la collaborazione nel mondo, non può negare l’esistenza dell’Islam. Chi può negare la sua esistenza? Non si può, e non si deve, eliminare l’Islam, perciò bisogna cercare di capire come vivere insieme. L’unica cosa che ci serve veramente è camminare insieme verso la verità. Cooperando e insegnando il messaggio che Dio mi ha insegnato. Ad esempio, ora continua una guerra tra sciiti e sunniti che non dimenticano che i primi hanno ucciso Saddam Hussein. Ecco, nella loro religione, c’è la legge della spada, occhio per occhio e dente per dente. Ma dove vogliono arrivare ammazzandosi? Certo loro non hanno la concezione del perdono e della riconciliazione, ma io tento di spiegare che il perdono genera la pace. Per questo serve la nostra testimonianza".

Emergenza pace. "Come fare per avere la pace? Il mondo civilizzato – precisa Atallah – deve comportarsi da mondo civile. Se ha il compito di attuare i diritti civili, perché non li pratica da noi? Gli americani armano la nostra gente, oppure li aiutano a fuggire e a sistemarsi in altri Paesi? Ma il nostro popolo non deve fuggire, deve essere aiutato a vivere nel proprio Paese. Il dramma è che le Nazioni Unite lavorano contro gli interessi delle Nazioni Unite. I Paesi mediorientali devono passare dall’essere territori di guerra e divisioni a mezzo per costruire la pace".

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