Meno welfare, più poveri

La Caritas traccia la situazione del Paese. L'impegno dei salesiani per i rom

“Nonostante tutti gli sforzi compiuti, i risultati non arrivano. Anzi, la povertà in Bulgaria aumenta sempre di più”. Queste parole di Rossitsa Nicolova, esperto di politiche e servizi sociali di Caritas Bulgaria, illustrano il quadro dell’indigenza nel Paese balcanico. La situazione è descritta nell’ultimo Rapporto Caritas per il 2013 appena pubblicato.

Numeri impressionanti. I bulgari hanno il tasso di rischio-povertà più alto in Europa, cinque volte superiore a quello medio dell’Ue, ossia il 44,1%, mentre per l’insieme dei Paesi membri la cifra è del 9,9%. I più vulnerabili sono gli anziani sopra i 65 anni e i bambini, soprattutto provenienti dalle minoranze. Sono queste le persone che prevalentemente si rivolgono ai Centri di ascolto della Caritas, dove ogni giorno le richieste sono in aumento. Si moltiplica anche il numero dei poveri tra le persone che lavorano, e dei senza tetto: questi ultimi secondo alcune statistiche sono circa 500mila. Si conferma il tragico fenomeno dei bambini per strada. “Così la differenza tra la realtà e gli obiettivi prefissati nella strategia Europa 2020 per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale diventa sempre più grande”, spiega Nicolova. “Durante la crisi si fanno diversi tagli che incidono soprattutto sulle spese sociali – aggiunge – e in questo modo l’intero sistema si blocca”.

La pensione minima? 75 euro. In Bulgaria le difficoltà economiche si sentono molto di più nei villaggi e nelle cittadine più piccole. I tagli del welfare prevedono infatti la chiusura di ospedali, scuole e centri di servizi sociali e il processo è già iniziato. “I paesi piccoli però non sono collegati con i centri più grandi con adeguati mezzi di trasporto e le persone rimangono senza servizi sociali e sanitari”, afferma Nicolova. Ne sono colpiti di nuovo soprattutto gli anziani e i giovani. Il 31% delle persone sopra i 65 anni in Bulgaria vive in povertà e il 61% degli anziani soli non arriva a fine mese. I loro redditi sono veramente modesti: la pensione minima è 75 euro, e quella media 150 euro. “Molti anziani non riescono a soddisfare i propri bisogni giornalieri; le medicine per un malato di Parkinson, ad esempio, al mese costano 35 euro. È la metà della pensione minima e poi come si vive con 35 euro al mese?”, si chiede l’esperto Caritas.

Indicazioni al governo. Per questo nel suo rapporto la Caritas raccomanda al governo “di attuare delle misure contro la povertà tra le persone che lavorano, di usare un approccio integrativo nei tagli del welfare, per non aumentare il divario tra la capitale e il resto del Paese, di sviluppare dei servizi accessibili per gli anziani”. Ci sono “delle ottime strategie per diversi gruppi sociali come quella per i rom, per esempio, ma – afferma Nicolova – non sono finanziate e rimangono solo sulla carta”.

I rom di Stara Zagora. A volte senza enormi investimenti e strategie complicate si può fare molto. Lo dimostra l’esperienza della fondazione salesiana “Don Bosco Bulgaria” che dal 2008 lavora attivamente per l’integrazione dei giovani rom a Stara Zagora. “Volevamo aiutare i più bisognosi nella città e abbiamo scoperto il quartiere rom Lozenetz. Molti dei bambini hanno difficoltà con la scuola o sono per strada tutto il giorno”, spiega padre Martin Jilek, parroco cattolico di rito bizantino a Stara Zagora. Finora nel Centro per bambini e ragazzi dei salesiani sono passati circa 300 giovani, una cinquantina frequenta regolarmente il doposcuola. “Organizziamo anche lezioni di musica e strumenti musicali, disegno, ballo, e addirittura giocoleria”, aggiunge il sacerdote. A suo avviso, il maggior problema dei rom è “la mancanza di lavoro perché la crisi ha colpito duramente i lavoratori non qualificati”. “Quelli che vogliono, di solito trovano un lavoro stagionale nell’agricoltura ma quasi nessuno riesce ad avere un contratto a lungo termine”, spiega il salesiano. Il quale si dice convinto che per integrare i rom il punto base è l’istruzione. “Esiste una differenza enorme tra le scuole nel quartiere rom e quelle dei bulgari, il livello nel ghetto è molto basso”, afferma. Per questo i salesiani vorrebbero aprire una loro scuola per i ragazzi del quartiere. “Alcuni giovani con cui lavoriamo da anni hanno dimostrato risultati fantastici”, racconta il parroco. “L’anno scorso abbiamo iscritto due ragazzi nell’istituto agrario di Magliz, altri due nella scuola di cucina e un giovane è entrato nella scuola di musica”.

Chiesa in periferia. Padre Jilek passa molto tempo nel quartiere dei rom, una vera “periferia esistenziale”, di quelle che stanno a cuore a Papa Francesco. “Ci penso spesso – ammette – soprattutto quando visito le case del quartiere rom. Allora mi ricordo che il Papa ci ha chiesto di essere “pastori con l’odore di pecore”, anche perché spesso sono particolarmente puzzolente dopo queste visite. E mi sento molto confortato”.

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