Bullismo, la risposta finlandese” “

L'Università di Turku ha sviluppato un progetto allo studio in tutta Europa

KiVa è un programma anti-bullismo, sviluppato presso l’Università di Turku, in Finlandia, che sta attirando l’interesse sulla scena internazionale da parte di ricercatori e operatori che a vario livello si occupano del problema. Un recente appuntamento ha avuto luogo nella stessa Turku, richiamando esperti da vari Paesi d’Europa: al centro dell’attenzione linee e modalità per implementare questo programma nel proprio contesto nazionale. L’efficacia di KiVa – parola che in finlandese significa “gentile”, ma è anche acronimo di “kiusaamista vastaan”, “contro il bullismo” – in Finlandia è stata testata in modo molto ampio. Sulla base dei risultati ottenuti, il governo di Helsinki ha investito su questo programma, oggi utilizzato dal 90% delle scuole. In questi mesi sono in corso sperimentazioni sull’efficacia del programma nei Paesi Bassi (che nelle scuole pilota dove viene sperimentato ha già portato a una riduzione del 50% del fenomeno), Inghilterra e Galles, Grecia, Lussemburgo, Italia, Estonia, Giappone, Stati Uniti. Studiare le cause. Il programma nasce da un percorso cominciato a metà degli anni ’90, quando il ministero per l’Istruzione affidò a Christina Salmivalli, del dipartimento di psicologia dell’ateneo di Turku, l’incarico di studiare le cause del bullismo che stava diventando dilagante tra i ragazzi, ed elaborare metodi per contrastarlo. “Il bullismo è un fenomeno piuttosto trasversale, presente in tutti i Paesi, seppure con prevalenze più rilevanti in alcuni rispetto ad altri”, spiega a Sir Europa Anna Laura Nocentini, ricercatrice della scuola di psicologia dell’Università di Firenze e trainer per il progetto KiVa in Italia. L’ultima indagine dall’Organizzazione mondiale della sanità, “Health Behaviour in School-aged Children”, con dati relativi al 2009/2010, evidenzia ad esempio, che oltre il 20% di ragazzi 11enni sono stati vittime di atti di bullismo in Estonia, Lituania, Belgio francofono. La percentuale scende sotto il 20% in Austria, Francia, Portogallo, Lussemburgo, Polonia, Slovacchia, Finlandia, mentre nella maggioranza dei Paesi europei le vittime sono circa il 10%. “Il problema è che ci sono Paesi in cui i programmi d’intervento nelle scuole sono più sviluppati e vi è una politica scolastica dedicata al bullismo, altri – come l’Italia – in cui ciò non avviene”, afferma Nocentini. Lezioni e gioco interattivo. Il programma KiVa si muove su due piste: in primo luogo propone un’azione generale, di prevenzione, rivolta a tutti gli studenti, attraverso dieci lezioni (“interventi universali”) volte a far maturare la consapevolezza sui temi del rispetto reciproco e a far riconoscere il bullismo nelle sue diverse manifestazioni, tra cui il cyberbullismo. Uno degli elementi chiave nelle situazioni di bullismo, secondo il programma della Salmivalli, è infatti il ruolo degli “spettatori”: il gruppo partecipa di fatto al processo. Per questo è il “gruppo che viene coinvolto per acquisire consapevolezza del proprio ruolo di spettatore, per sentire empatia verso la situazione della vittima, per sviluppare strategie di difesa della vittima o di se stesso”. Le dieci lezioni sono supportate da un gioco interattivo on line a disposizione dei ragazzi e da una guida per i genitori. Accanto a ciò, il programma KiVa prevede azioni precise per affrontare i singoli casi di bullismo già conclamati (“interventi indicati”). Si tratta di una serie di colloqui condotti con i ragazzi direttamente coinvolti (vittime e “bulli”, il cui profilo sociale e culturale è il più diverso) da un team d’insegnanti appositamente formati, presente in ogni scuola. “Questo è un altro punto di forza del programma”, spiega ancora Nocentini, perché mette insieme “l’azione preventiva insieme all’intervento sui casi già rilevati”. Un altro elemento positivo di KiVa risiede nel fatto che è facilmente utilizzabile: i manuali a disposizione degli insegnanti sono immediati e agevoli. Ora la questione è verificare la replicabilità del programma in contesti culturali differenti da quello finlandese dove il progetto è stato elaborato. Parte una rete europea. La Commissione europea nel quadro del programma Daphne III ha indicato la protezione dei bambini vittime di bullismo a scuola come uno dei settori prioritari. Una petizione per l’introduzione di una giornata europea contro il bullismo e la violenza scolastica, sottoscritta da 385 parlamentari, chiedeva anche agli Stati membri di “adottare misure adeguate” per prevenire, proteggere i bambini e formare gli educatori. Dalla petizione è nata una campagna europea, finanziata da Daphne III e sostenuta da 17 organizzazioni di 12 Paesi diversi. A maggio in Grecia verrà ufficialmente aperta “la rete europea anti-bullismo”.

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