Elezioni europee” “ed evangelizzazione

Un voto responsabile in vista del bene comune. Un'attenzione speciale ai poveri" "

In questo anno di elezioni europee, possiamo porre l’accento sull’importanza di votare sulla base di informazioni e di una riflessione sufficienti, animati dalla visione del nostro “futuro comune”. Il documento “Evangelii gaudium” di Papa Francesco offre prospettive fresche e stimolanti per ispirare questa riflessione. Il documento non mira a una “trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine”, ma vuole penetrare al cuore della missione pubblica della Chiesa. Per Francesco, questa missione è duplice.Primo: ciò che conta è soprattutto “la fede che si rende operosa per mezzo della carità”, e questa carità trova la sua massima espressione nella misericordia, che è “la più grande delle virtù, infatti spetta a essa donare ad altri” le virtù.Secondo: “Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli”. Non potremmo trovare un’affermazione più forte di questa: lasciare soli i poveri, abbandonarli, equivale ad abbandonare la fede.Questi due temi centrali li ritroviamo in tutta l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”. Poiché il documento si rivolge alla Chiesa universale, non è presente alcun riferimento esplicito all’Unione europea. Tuttavia, il Papa invita i cittadini cattolici a ripensare la natura e il fine della politica, in particolare la politica dell’Unione europea.Prendiamo un solo esempio: la questione della crescita economica. L’obiettivo ideale formulato dall’Unione europea per il 2020, quello di una “crescita intelligente, duratura e inclusiva”, risulta ambiguo. Se lo si applica soltanto alla parola “inclusiva”, a volte tradotta come “integrazionista” o “solidale”, potrebbe significare che dobbiamo assolutamente avere come obiettivo la crescita (anche se preferiremmo che fosse inclusiva). Un’altra possibilità: potrebbe significare che qualsiasi modello di crescita che non riesca ad essere inclusivo e che finisca per allargare ulteriormente il divario sociale è da considerarsi non valido e deve essere respinto.La posizione di Papa Francesco in questo testo è chiara: egli sostiene con passione che l’uguaglianza è più importante della crescita. La fiducia nella crescita in quanto tale riflette “una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico”, cosicché finiamo per essere “incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore” dei poveri. Il Papa condanna il “relativismo pratico”, che “consiste nell’agire come se Dio non esistesse, decidere come se i poveri non esistessero”. Colpisce constatare che egli unisce la spiritualità all’etica politica, così come Gesù dichiara inseparabili i “due comandamenti principali”.In realtà, Francesco annuncia un nuovo comandamento: “Dobbiamo dire ‘no’ a un’economia dell’esclusione e dell’inequità”. “Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali”. La ragione di ciò è che la crescita senza integrazione sociale può “innescare processi di disumanizzazione da cui è poi difficile tornare indietro”.Viceversa, il Papa invita a osservare che non sono tanto i poveri che vengono disumanizzati, quanto piuttosto coloro che li escludono. “Oltre a partecipare del sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro”.Le elezioni puntano sulla nostra responsabilità democratica per correggere l’ordine economico e sociale che è, sul piano morale, un disordine: non identificando un partito o un gruppo che sia irreprensibile, dal momento che non esiste, bensì affidando un mandato ai leader politici per rimodellare la politica. Votare dando prova di riflessione e di senso etico, significa esercitare la propria responsabilità di cittadini in vista del bene comune. Nel pensiero cattolico, però, non c’è “bene comune” senza “bene dei poveri”.

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