“Ricostruire i valori”” “

È in corso la visita ad limina dei vescovi. Intervista con il card. Nycz

“Innanzitutto vorremmo dire a Papa Francesco che noi ascoltiamo in modo serio e profondo il suo insegnamento e le sue parole. E vorremmo portare a Roma con umiltà l’immagine di una Chiesa che in Polonia evangelizza e va verso gli ultimi”. La visita ad limina dei vescovi polacchi in Vaticano, iniziativa sabato scorso, proseguirà fino all’8 febbraio. È il cardinale Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, a raccontare il clima con cui i vescovi stanno vivendo questi giorni. Il loro è un Paese attraversato, come del resto tutta Europa, dalle sfide della crisi (anche se i dati macroeconomici polacchi segnano trend positivi), dal divario crescente tra ricchi e poveri. “Portiamo a Roma – dice l’arcivescovo di Varsavia – una Chiesa che ha molto a cuore il problema delle famiglie. Diremo quindi al Papa che aspettiamo con ansia e con fiducia questi due Sinodi sulla famiglia decisi per il biennio 2014-2015″. Che cosa vi aspettate dal Sinodo della famiglia?”Ci aspettiamo soprattutto uno scambio di opinioni e di esperienze con le Chiese di tutto il mondo. Uno scambio soprattutto sulla preparazione delle giovani coppie al sacramento del matrimonio, dall’apertura alla vita a come portare avanti l’educazione dei figli. Due sono i problemi fondamentali che stanno a cuore alla Chiesa polacca: ci sono moltissimi coniugi che si separano e quindi il problema del fallimento di molti matrimoni e il calo demografico, con un indice di natalità in Polonia che è fra i più bassi in Europa”. Di che cosa ha più bisogno la Polonia oggi? “Senza dubbio dopo quasi 25 anni dalla caduta del muro di Berlino e quindi l’arrivo di una nuova situazione politica, oggi la Chiesa in Polonia sente la necessità di una ricostruzione dei valori che vengono dal Vangelo e dalla legge naturale. Il capitalismo ha sicuramente portato cose buone. La Polonia di oggi non è assolutamente paragonabile a quella di 25 anni fa. Ma non possiamo nascondere il fatto che con il capitalismo abbiamo cominciato ad assistere a una differenziazione tra le varie regioni del Paese e tra la gente. Per cui aumenta il divario tra regioni e città, soprattutto tra l’est e il nord del Paese e il divario tra ricchi e poveri con un numero crescente di persone che hanno difficoltà ad accedere all’istruzione, alla sanità, ai servizi pubblici. E questa è sicuramente una preoccupazione del nostro governo ma anche una grande preoccupazione della Chiesa che sta facendo di tutto perché non ci siano persone scartate dalla società andando incontro a queste situazioni di povertà”. Ciò risponde all’invito di Papa Francesco a combattere la cultura dello scarto… Ma quale effetto sta avendo questo Papa in Polonia?”L’accoglienza di Papa Francesco in Polonia è simile a quella che sta avvenendo in Italia, dove assistiamo a udienze del mercoledì e angelus domenicali sempre pienissimi di persone. Anche in Polonia c’è un grande affetto per questo pontefice. Piace molto lo stile con cui il Santo Padre sta portando avanti il suo pontificato e il suo ministero petrino. Sono apprezzati soprattutto la sua umiltà, la semplicità e il contatto diretto con la gente”. E per la Chiesa polacca?”Per la Chiesa polacca questo pontificato è uno stimolo. Ci dice che non basta aspettare che la gente venga in Chiesa ma che dobbiamo uscire e andare laddove la gente vive. E questo è importante anche in Polonia perché anche se abbiamo le chiese piene, è essenziale uscire, evangelizzare. E comunque tutti abbiamo bisogno di essere evangelizzati, anche gli evangelizzatori, perché se non rinnova continuamente la nostra fede in Cristo, rischiamo di perderla e di non essere più in grado di evangelizzare”. Polonia patria di un grandissimo Papa, Giovanni Paolo II. Si può dire che Francesco abbia aiutato la Polonia a superare la nostalgia di Wojtyla?”È una domanda un po’ provocatoria alla quale rispondo così: aspettiamo con la stessa nostalgia la canonizzazione di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII anche perché per quelli della mia età, la figura di Giovanni XXIII è molto vicina considerando tutto quello che ha fatto per la Chiesa aprendo il Concilio Vaticano II. E Papa Francesco non nasconde questa nostalgia però ci aiuta a ricordare l’importanza di questi due Papi. Penso che l’accoglienza oggi dei polacchi verso Papa Francesco sia simile e del tutto paragonabile alla accoglienza che c’è stata nel 1978 per Giovanni Paolo II”.

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