Nel mirino banche e corruzione” “

Le ultime proposte dell'Esecutivo, che si avvia alla scadenza del mandato

Si occupata un po’ di tutto la Commissione europea negli ultimi giorni. L’avvicinarsi del Consiglio europeo di marzo sui temi economici, la ormai prossima fine della legislatura dell’Europarlamento che richiede di condurre in porto alcuni dossier legislativi – in primis l’Unione bancaria -, la fine del mandato dello stesso Esecutivo Barroso (ottobre 2014), obbligano il collegio dei commissari, spesso accusato di immobilismo, a fare gli straordinari. Fra le iniziative recenti basterebbe ricordare quelle per il “rinascimento industriale”, la tutela del diritto di voto alle elezioni di maggio per i cittadini Ue che vivono all’estero, il miglioramento dei controlli di qualità sull’istruzione professionale e universitaria… Significative appaiono le azioni per la disciplina delle grandi banche e la relazione sulla corruzione in Europa. Un freno al malaffare. “La corruzione continua a costituire un problema per l’Europa”; “la corruzione mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche e nello Stato di diritto, danneggia l’economia e priva gli Stati di un gettito fiscale necessario”. Gli Stati membri “hanno fatto molto negli ultimi anni per combatterla, ma la relazione odierna mostra che è lungi dall’essere sufficiente”. È stata Cecilia Malmström, commissaria per gli affari interni, a presentare il 3 febbraio la prima Relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione, con un quadro complessivo giudicato “molto preoccupante”, e casi nazionali assai compromessi, almeno stando alle analisi della Commissione. La corruzione, espletata in varie forme, costa, secondo l’Esecutivo, 120 miliardi di euro all’anno all’economia nel suo insieme, quindi alle famiglie, alle imprese, alle amministrazioni pubbliche. “Malgrado le molte misure assunte negli ultimi anni dagli Stati, i risultati sono disomogenei – sostiene la Commissione – e occorre fare di più a livello di prevenzione e repressione”. Sotto vari aspetti appaiono decisamente delicate le situazioni di Bulgaria, Romania, Grecia, Italia, Ungheria, Slovacchia, Polonia. E non solo. Dalla relazione emerge che “la natura e il livello di corruzione e l’efficacia delle misure adottate per contrastarla variano da uno Stato membro all’altro”. La Commissione ha accompagnato la presentazione della Relazione con un sondaggio Eurobarometro, che conferma quanto sia diffusa la sensazione tra i cittadini europei che la corruzione dilaghi entro le istituzioni pubbliche. La Commissione ha fornito anche una serie di irrinunciabili piste di lavoro che toccano, fra l’altro, i meccanismi di controllo preventivi (compresi i codici etici), norme sui conflitti di interesse, il rafforzamento del diritto rendendo la corruzione penalmente perseguibile, il sostegno alle forze dell’ordine e alla magistratura. Si parla inoltre di “integrità dei politici”, che “rimane un problema in molti Paesi”, di maggiori controlli sul finanziamento ai partiti politici. Aree “a rischio” di corruzione e di illegittime commistioni fra politica e affari sono rilevate soprattutto nello sviluppo urbano, nell’edilizia, nella sanità. Credito sotto tutela. È toccato invece al commissario per il mercato interno e i servizi, Michel Barnier, illustrare il 29 gennaio una proposta con nuove norme “per impedire alle banche più grandi e più complesse di dedicarsi alla rischiosa attività di negoziazione per conto proprio”. Il complesso di misure, che secondo Barnier “rafforzeranno ulteriormente la stabilità finanziaria e faranno sì che le conseguenze degli errori commessi” dagli istituti di credito “non siano scaricate sui contribuenti”, viene spiegato così: “Questa è l’ultima tessera che viene a completare il mosaico della revisione delle regole che disciplinano il sistema bancario europeo. La normativa riguarda l’esiguo numero di banche di grandissime dimensioni che, senza queste regole, potrebbero risultare ancora troppo grandi per fallire, troppo costose da salvare, troppo complesse per risolverne le crisi”. Con le regole prefigurate s’intende tutelare la futura Unione bancaria e la stabilità del mercato unico del credito. Le proposte sono calibrate in modo da “assicurare il delicato equilibrio tra stabilità finanziaria e presenza delle condizioni che permettono l’erogazione di prestiti all’economia reale, elemento che riveste importanza decisiva per la competitività e la crescita”. Tale proposta, che passa per competenza a Parlamento e Consiglio Ue, “si applicherà – chiarisce l’Esecutivo – soltanto alle banche dei Paesi membri più grandi e più complesse” che “svolgono attività di negoziazione significative”. Fra l’altro si prevede: il divieto di negoziazione quando “essa avviene al solo scopo di ottenere un utile per la banca, comportando però molti rischi ma nessun beneficio tangibile per i clienti o per l’economia in genere”; il potere dell’autorità di vigilanza “d’imporre il trasferimento di altre attività di negoziazione ad alto rischio (ad esempio operazioni complesse in derivati e cartolarizzazioni…) a entità giuridiche di negoziazione distinte all’interno del gruppo”.

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