Dentro la globalizzazione ” “

Politica, economia e società in una prospettiva mondiale. Il ruolo dell'Ue" "

Il movimento di unificazione e d’integrazione che nel corso degli ultimi 50 anni ha portato alla realizzazione dell’Unione europea è senza dubbio una parte del fenomeno chiamato globalizzazione. Non sorprende quindi che l’Ue, le sue istituzioni, le sue politiche così come le sue realizzazioni, siano esposte agli attacchi dei cosiddetti manifestanti anti-globalizzazione, che attribuiscono all’era globale la responsabilità rispetto a tutti i tipi di crisi, in particolare nel settore della politica economica e sociale.Che cosa fa la globalizzazione? Né più né meno che la graduale estensione dell’ambito in cui pensiamo e agiamo, al mondo intero. Questa estensione, di cui siamo diventati pienamente consapevoli solo nel corso degli ultimi decenni, è come un movimento a lungo termine, il cui ritmo deve essere misurato solo dopo secoli. È cominciata con i viaggi di scoperta nel XV secolo, che hanno portato con sé la certezza sulla forma della terra; si è sviluppa attraverso la “colonizzazione” del mondo non europeo, che ha raggiunto il suo picco nel XIX secolo; la globalizzazione è non di meno un fenomeno che oggi, all’inizio del XXI secolo, tende a includere tutta l’umanità e ha sempre maggiori ripercussioni sulla vita, il lavoro e l’economia.Il XX secolo potrà essere descritto come l'”era della globalizzazione”, poiché ha portato con sé una decisa accelerazione di questo movimento. Conseguenze, ma anche catalizzatori di questo sviluppo, sono state le due guerre mondiali. L’esperienza di queste catastrofi e gli sforzi che sono stati compiuti per riorganizzare il mondo in modo nuovo, hanno anche risvegliato la consapevolezza delle problematiche, le minacce e le opportunità connesse con la globalizzazione. È questa consapevolezza che ci fa apparire la globalizzazione come crisi, come una situazione di transizione e di lotta per il potere circa la configurazione e il futuro di un mondo unico.I primi importanti segnali di consapevolezza politica, delle nuove circostanze derivanti dalla globalizzazione sono stati la fondazione della Società delle Nazioni dopo la prima guerra mondiale e le Nazioni Unite dopo la seconda e i successivi accordi internazionali per il controllo e la progettazione delle varie dimensioni politiche, economiche, sociali e culturali della convivenza in un solo mondo.La nuova qualità della globalizzazione negli ultimi decenni non sta solo nel fatto che a partire dal crollo dell’Unione Sovietica il fenomeno gioca un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico. Anche le condizioni attuali sono mutate significativamente, dal momento che sono scomparse le linee di demarcazione oltre le quali il regime comunista aveva cercato di costruire e preservare un proprio mondo alternativo, contro la storia.Le forze trainanti della globalizzazione stanno nella natura dell’essere umano, che non può essere limitato a una certezza, a una situazione o un luogo, ma con l’aiuto del suo intelletto e della sua immaginazione cerca di aprirsi a spazi sempre più ampi. Detto in modo teologico, l’essere umano sta seguendo l’ordine creaturale: “Soggiogate la terra”. Ciò significa: ricerca e scienza, conoscenza e invenzione, scoperta e sviluppo, superare le distanze, dominare gli spazi…Quindi la globalizzazione non è un risultato della politica, ma è antropologicamente determinata; è il risultato di un processo culturale e non il prodotto dalla politica. La politica (la politica di governo, così come la politica aziendale) segue la globalizzazione, nella misura in cui tiene in conto gli effetti della globalizzazione o prende in considerazione le possibilità e le opportunità che si presentano. Pertanto, è fuorviante accusare singoli governi o le società multinazionali di essere a servizio di una politica della globalizzazione, per guadagnare zone franche, che permettano loro di fare profitti evitando costi sociali. Questo non significa che la questione dell’integrazione della dimensione sociale non si ponga nel contesto della globalizzazione! Naturalmente, la questione è urgente anche nel contesto della globalizzazione. Papa Francesco lo ha appena ricordato nel suo messaggio al World Economic Forum. Ma la questione del costo sociale non si pone solo in questo contesto, ma anche in generale in relazione alla politica, indipendentemente dallo spazio in cui si realizza.La globalizzazione è un processo che chissà quando avrà presumibilmente come risultato un mondo come unico spazio di comunicazione e azione. Ciò non significa che scompariranno tutti gli altri spazi di comunicazione e di azione a livello continentale, regionale o locale. Anzi, è facilmente prevedibile che con la globalizzazione aumenterà anche il movimento verso il recupero e l’articolazione delle identità delle unità territoriali. Il rinascimento dei poteri locali e regionali, come effetto collaterale o come risultato e forse anche come condizione dell’integrazione europea, è ricco di esempi nell’attualità.L’esperienza e il buon senso ci dicono che la stabilità del mondo futuro, che probabilmente evolverà anche politicamente verso l’unità, dipenderà in modo sostanziale dalla vitalità dei suoi sotto-sistemi continentali, regionali e locali. L’Unificazione europea ha valore anche in questa prospettiva, e ha particolare importanza come contributo alla dimensione politica, economica e sociale della globalizzazione.

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