Curarsi è un diritto

Assistenza sanitaria per i minori (fino a 14 anni) figli d'immigrati senza permesso

I bambini stranieri fino ai 14 anni di età, anche se figli di genitori presenti in Italia senza permesso, hanno finalmente diritto all’assistenza sanitaria in Lombardia. Lo stabilisce una circolare diramata il 21 gennaio scorso dalla Direzione generale regionale della Salute, in attuazione di una decisione presa dalla Giunta a fine 2013. In via sperimentale, per tre anni, i minori con genitori extracomunitari senza titolo di soggiorno o comunitari non iscritti all’anagrafe hanno diritto a cure pediatriche più complete. Fino ad oggi i genitori irregolari potevano rivolgersi per la salute dei loro figli solo ai Pronto soccorso. Ora avranno diritto alla Tessera sanitaria e a presentarsi per le visite da qualsiasi pediatra di base e dai medici specialisti dei poliambulatori delle strutture accreditate, ottenendo se necessario la prescrizione di ricette. Con una differenza rispetto al trattamento dei coetanei “regolari”: l’impossibilità di avere assegnato un pediatra di famiglia fisso. La delibera, con un anno di ritardo, applica le indicazioni per l’assistenza sanitaria agli stranieri definita dall’accordo Governo – Enti locali del 20 dicembre 2012. Contro la precedente condotta della Regione Lombardia è in corso un ricorso alla magistratura per discriminazione promosso da alcune associazioni che difendono i diritti degli stranieri e offrono loro assistenza sanitaria: Anolf-Cisl (Associazione nazionale oltre le frontiere), Naga, Asgi (Associazione per gli studi giuridici immigrazione), e Avvocati per niente.Provvedimento di buon senso. L’Anolf-Cisl, in una nota, commenta positivamente il provvedimento riparatore della Regione, ma sottolinea che “manca il punto più qualificante per garantire la continuità assistenziale e non discriminare questi minori: l’attribuzione del pediatra di libera scelta”. Inoltre spiega che “si dovrà verificare, con le prossime circolari attuative, se le modalità tecniche garantiranno le erogazioni assistenziali e la loro continuità”. “Stupisce il ritardo con il quale la Regione ha adottato un provvedimento che è innanzitutto dettato dal buon senso, oltre che un preciso obbligo sancito dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia”: è il commento di don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana. Che ricorda: “L’accordo Stato-Regioni per estendere le cure agli stranieri irregolari risale al dicembre 2012. Poiché la Lombardia tardava ad adeguarsi, avevamo sostenuto il ricorso alla magistratura di Avvocati per niente. Avevamo anche chiesto e ottenuto a luglio 2013 un’audizione alla commissione preposta del Consiglio regionale, cui erano seguiti altri mesi di attesa. Ora finalmente la Giunta regionale si adegua, ma lasciando aperte ancora delle criticità come l’impossibilità di attribuire il pediatra di libera scelta”. Prosegue: “Una posizione ideologica per un problema che invece è reale: questi bambini infatti ci sono, frequentano le nostre scuole, vivono accanto ai loro coetanei e quindi curare la loro salute significa tutelare quella della collettività. Così come è un bene per tutti i cittadini che questi genitori non debbano più fare ricorso ai Pronto soccorso per problemi di salute banali”.Un passo avanti. Parla di un positivo “passo avanti, ma con alcune mancanze” anche Giovanni Meola, presidente dell’Associazione medici cattolici di Milano, che precisa: “L’assistenza e la cura vengono prima di qualsiasi cosa, specie quando si tratta di minori”. Poi sottolinea i punti critici: oltre alla già mancata assegnazione di un pediatra fisso, anche quella dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, che restano senza assistenza. “Nell’età evolutiva – spiega il medico – è molto importante la continuità di rapporto con uno stesso medico, per creare il necessario rapporto di fiducia e conoscenza con i genitori. Nell’infanzia, infatti, prima che la cura delle patologie, è importante l’attività di prevenzione e educazione alla salute”. Secondo Meola, la deontologia impone ad ogni medico di non rifiutarsi di prestare le cure: “Nessuno poteva imporci di diventare impassibili funzionari di pubblica sicurezza”.a cura di Paolo Rappellino(29 gennaio 2014)

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