Belgrado verso Bruxelles” “

Passo storico per il Paese balcanico: al via i negoziati di adesione all'Ue" "

Per la Serbia è arrivato il gran giorno: il 21 gennaio è ufficialmente iniziato il processo di adesione all’Ue. Dopo lo storico accordo tra Belgrado e Pristina, firmato nella primavera 2013, i due Paesi “hanno compiuto progressi notevoli”, sottolineato anche in una risoluzione del Parlamento europeo, adottata il 16 gennaio. Nel documento la Serbia viene “invitata a continuare sulla strada delle riforme intraprese rispondendo alle attese dei cittadini e mantenendo buoni rapporti con i Paesi vicini”. Si prospetta un cammino lungo con numerose questioni da dipanare, ma l’idea dell’integrazione Ue ha consolidato i maggiori partiti politici e ha aumentato la fiducia nei cittadini. Per fare il punto della situazione Iva Mihailova, per Sir Europa, ha interpellato Dusan Janic, analista politico e presidente del Forum per i rapporti etnici. Come è stato accolto l’avvio dei negoziati di adesione dall’opinione pubblica serba? Secondo un recente sondaggio di Eurobarometro, solo il 36% dei cittadini crede che l’integrazione sia un elemento positivo per il Paese…”Negli ultimi cinque anni, nonostante l’alternarsi di vari governi, la prospettiva europea è rimasta la soluzione migliore per il Paese. E i serbi hanno reagito in modo positivo. Un grande contributo in questo senso è venuto non solo dai politici ma anche dai media nazionali. D’ora in poi inizieremo pian piano a renderci conto cosa significhi e quali vantaggi potrà portare la prospettiva di adesione all’Unione europea”. Crede che il passato dei Balcani rimanga un fattore determinante nella politica serba attuale? Come si rifletterà nel percorso d’integrazione europea?”Certamente in Serbia in questo momento sia il Presidente della Repubblica, Tomislav Nicolic, sia il primo ministro, Ivica Dacic, hanno fatto parte del regime Milosevic. Ma ora tutti sono convinti che l’adesione europea sia l’obiettivo primario per il Paese. Si tratta di normalizzare non solo le reazioni con il Kosovo ma anche all’interno della stessa Serbia. Bisogna cambiare molte cose e il governo non è pronto ad agire subito: un esempio è l’approccio ai servizi segreti. Anche il collasso economico che stiamo attraversando, accresciuto dalla crisi globale, fa riemergere la voce dei nazionalisti”. Proprio la normalizzazione delle relazioni con Pristina è stata la condizione chiave posta da Bruxelles…”Premesso che la Serbia rappresenta un caso a parte per l’Ue, credo sia la prima volta che viene posta una condizione prima di iniziare il vero processo di integrazione. D’altro canto non avere questioni irrisolte con altri Paesi rientra nei criteri di Copenhagen per definire l’adesione. Così la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo diventerà un capitolo a parte dei negoziati, il capitolo 35, che rimarrà aperto durante tutto il processo d’integrazione che sarà lungo e difficile”. Quali saranno i problemi principali nel cammino europeo della Serbia? Criminalità organizzata, corruzione, sviluppo economico?”Le questioni da risolvere sono tante, ma la lotta contro la criminalità organizzata e lo sviluppo economico sono tra i problemi principali. Poi bisogna dare delle garanzie per la proprietà privata e portare a termine la restituzione dei beni immobili confiscati durante i regimi nazista e comunista. La Serbia dovrà inoltre affrontare il problema della ridistribuzione del potere e delle risorse, una questione molto spinosa che potrebbe provocare diversi conflitti interni”. Crede sia necessario un cambio di mentalità?”Certamente. Questo però non si può raggiungere né solo per vie politiche, né tramite le negoziazioni, ma solo facendo esperienza della convivenza pacifica con gli altri Paesi, soprattutto con quelli vicini. Penso che il periodo di negoziazione durerà almeno 10-15 anni. Ed è un’opportunità per Belgrado: poter cambiare non solo le leggi ma anche l’opinione pubblica”. In un’intervista recente il vicepremier, Alexander Vucic, ha detto che “l’adesione europea non significa una perdita d’identità, ma alcuni gruppi nella società, inclusa la Chiesa ortodossa serba, non sono d’accordo”. Cosa ne pensa?”È vero che alcuni uomini di chiesa non accettano l’eurointegrazione, perché sono orientati piuttosto verso l’idea di una cooperazione più stretta con la Russia. Ci sono altri metropoliti come quelli del Kosovo che invece cooperano molto attivamente all’integrazione. Non credo che la Chiesa ortodossa serba sia contraria all’adesione europea come prospettiva; si tratta piuttosto di una crisi di identità in corso nella stessa Chiesa. Da una parte essa sta cercando di essere indipendente, ma dall’altra è influenzata fortemente o dal Patriarcato di Mosca o da Costantinopoli”.

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