Nel custodire” “la via della carità

L'Anno della fede non ha proposto iniziative specifiche nell'ambito della carità; piuttosto ha aiutato a coglierne le radici teologiche e la modalità con cui deve essere vissuta

"L’Anno della fede sarà anche un’occasione propizia per intensificare la testimonianza della carità" (Porta fidei, 14). Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino. Benedetto XVI rilevava come non pochi cristiani dedichino la loro vita con impegno e con amore a chi è solo, emarginato o escluso come "a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, perché proprio in lui si riflette il volto stesso di Cristo". Proprio grazie alla fede si può riconoscere in quanti chiedono amore la presenza di Cristo Re."Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25,40): queste parole costituiscono un monito permanente da non dimenticare e un invito perenne a ridonare quell’amore con cui Cristo si prende cura di noi. "È proprio la fede – dice ancora Benedetto XVI nell’atto di indire l’Anno della fede – che permette di riconoscere Cristo ed è il suo stesso amore che spinge a soccorrerlo ogni volta che si fa nostro prossimo nel cammino della vita". Sostenuti dalla fede i credenti guardano con speranza al loro impegno nel mondo, senza dimenticare l’attesa di "nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia" (2Pt 3,13).La carità, che nasce dalla fede vive in molteplici forme e secondo quella fantasia capace di rispondere a chiamate di ieri e di oggi. Al fondo di ogni intervento c’è sempre, però, un atteggiamento costante, che è quello di prendersi cura con bontà. A questo aveva invitato Papa Francesco nell’omelia della Celebrazione per l’inizio del suo pontificato. Era la solennità di San Giuseppe e il Papa evidenziò la missione dello sposo di Maria di custodire la famiglia di Nazaret ed anche l’intera Chiesa. Gli atteggiamenti di San Giuseppe sono quelli di chi serve ancora oggi: discrezione, umiltà, silenzio, fedeltà totale, dedizione. Soprattutto, disponibilità tipica dell’uomo di fede al progetto di Dio che chiama ad andare dove Egli ha disposto. Giuseppe è custode perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà e, proprio per questo, è ancora più attento alle persone che gli sono vicine.Nel pensiero di Papa Francesco, a motivo dell’attenzione mostrata dal poverello di Assisi, da cui ha preso il nome, la custodia si spinge oggi sino alla cura per il creato, così minacciato dall’uomo. Si pensi solo per un momento a che cosa è avvenuto in Italia per lo smaltimento dei rifiuti tossici: distruzione dell’ambiente e morti umane. "Quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire – diceva il Papa – quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce". Oggi, per fortuna, molti sono attenti nei confronti dell’ambiente, che è la casa in cui l’uomo vive e che dovrà lasciare responsabilmente ad altri. Da più parti si sente la necessità di nuovi stili di vita, maggiormente sobri, perché si comprende come il consumismo abbia condotto a spendere più di quanto si potesse e, soprattutto, più di quanto fosse davvero necessario.È carità custodire il creato, impronta della bellezza e della bontà di Dio, lo è ancora di più curare l’uomo in qualsiasi fase della sua esistenza: c’è un’ecologia ambientale, ma ce ne è anche una umana. Il povero da soccorrere assume tanti volti quanti sono quelli dell’uomo: immigrato, senza lavoro, anziano, malato, indifeso, ma anche embrione. La carità non fa distinzioni!L’Anno della fede non ha proposto iniziative specifiche nell’ambito della carità; piuttosto ha aiutato a coglierne le radici teologiche e la modalità con cui deve essere vissuta: "il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza". Parola di Francesco!

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