Cosa ci insegna la storia” “

Il Paese e le Chiese cristiane ricordano il terribile genocidio del 1932-1933

Nel 2013 ricorre l’80° anniversario della carestia Holodomor che – secondo un sondaggio condotto in ottobre dall’organizzazione per la valutazione elettorale in Ucraina – è considerato dal 66% degli intervistati come un “genocidio” della nazione ucraina. Una Giornata nazionale della memoria si tiene per questa occasione il 23 novembre, non solo in Ucraina ma anche all’estero. Il tragico bienno. Nel biennio 1932-1933, in un Paese storicamente conosciuto come il “granaio d’Europa” per la sua fertile terra nera e il suo grano dorato, diversi milioni di ucraini furono lasciati morire di fame per mezzo di una deliberata politica agricola sovietica. Nell’agosto 1932, il regime sovietico stabilì le quote di consegna del grano per le aziende agricole, fino a quel momento caratterizzate da una capacità produttiva eccedente e, così facendo, il governo dell’Unione sovietica indirettamente condannava i contadini a morire di fame. Come risultato, prima dell’inizio dell’inverno del 1932, tutto il grano era stato sequestrato e i contadini furono costretti a vivere di ortiche e fogliame. Nella primavera del 1933 non c’era più cibo, i contadini ucraini stavano morendo di fame e i morti si contavano a milioni. Processo alle intenzioni. Per decenni, l’Holodomor è stato oggetto di controversie internazionali, dato che l’Unione sovietica affermava che il processo in base al quale i contadini erano stati costretti a vivere e lavorare in fattorie collettivizzate aveva accidentalmente provocato una carestia che aveva ucciso milioni di persone in tutto il Paese. Questa rimane la posizione ufficiale del governo russo anche oggi. Nell’agosto 2012, la “Voce della Russia” ha pubblicato un articolo in cui si ammetteva che la morte per fame era stata “una terribile tragedia”, ma esprimeva il proprio disaccordo rispetto all’affermazione che si fosse trattato di un genocidio intenzionale. Tuttavia, gli studiosi sostengono che non vi è dubbio sul fatto che il dittatore sovietico Stalin ne sia stato il responsabile. Dopo il crollo dell’Unione sovietica, sono stati scoperti documenti che dimostravano che Stalin sapeva della carestia e aveva ordinato ai funzionari governativi di sottrarre il cibo ai contadini dell’Ucraina, afferma Gennadi Poberezny, cartografo capo del Progetto atlante Holodomor dell’Istituto di ricerca ucraino di Harvard. “Non c’è dubbio, Stalin lo sapeva”, aggiunge Douglas Irvin-Erickson, ricercatore del Centro per lo studio dei genocidi, della risoluzione dei conflitti e dei diritti umani presso la Rutgers University, Newark. Nessuno può peraltro negare che una generazione intera di ucraini fu cancellata. In memoria delle vittime. I capi delle Chiese ucraine tradizionali rivolgono ora un appello ai fedeli e “a tutti gli uomini di buona volontà” affinché aderiscano all’iniziativa comunitaria panucraina “Una Giornata nazionale della memoria” in occasione dell’importante anniversario. In questo senso i leader religiosi hanno pubblicato un appello, affermando che “questa tragica pagina rimane una ferita aperta nella storia del nostro popolo. La memoria dei milioni di vite perse e il dolore di centinaia di migliaia di famiglie unisce la maggior parte dei cittadini ucraini, che ogni quarto sabato del mese di novembre accendono una candela commemorativa e si recano nei luoghi della memoria a Kiev e nelle loro città e villaggi”. Secondo i rappresentanti delle Chiese cristiane, “questa memoria contribuisce attivamente alla pace sociale e alla comprensione tra le persone, unite da un dolore condiviso riguardo al passato e una speranza per il futuro”. La gente è stata invitata a organizzare nelle proprie comunità ecclesiali un’azione di volontariato per mettere in ordine le fosse comuni di coloro che perirono durante gli anni dell’Holodomor. I rappresentanti delle Chiese invitano i fedeli a organizzare delle cerimonie commemorative a livello locale nelle loro parrocchie e a delegare dei rappresentanti della loro comunità per rendere omaggio alla memoria delle vittime, unendosi agli eventi nazionali di commemorazione il 23 novembre. “Una unificazione della società attorno a valori spirituali, a un’auto-organizzazione comunitaria e al sostegno reciproco: questi concetti rappresentano una buon riparo nelle attuali condizioni di crisi politica ed economica”, recita l’appello. Le parole di un sopravvissuto. Quando la fame cominciò a farsi sentire, mangiò il grano destinato ai cavalli. Quando anche i cavalli morirono, mangiò carne di cavallo. Quando anche la carne finì, scavò i campi dei contadini con le mani e mangiò i semi. Quando anche i semi finirono, individuò le tane dei topi di campagna e mangiò le loro scorte di grano. Quando la carestia si concluse, nel 1933, era uno scheletro vivente. Ma era vivo. “Anche se il grano era cattivo, lo mangiavamo”, ha dichiarato Peter Velechko, 89 anni, un sopravvissuto dell’Holodomor. “Tutto ciò che abbiamo mangiato era illegale. Se ci avessero scoperto, ci avrebbero fucilati”, testimonia Velechko al Servizio d’informazione religiosa dell’Ucraina. “Voglio che tutto il mondo sappia ciò che i comunisti hanno fatto”, conclude il sopravvissuto, aggiungendo: “Non possiamo permettere che accada di nuovo”.

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