Paragone assurdo” “con i nostri “fratelli”

Esagerato! Chi? Il solito Silvio Berlusconi. In vista dell’appuntamento fatidico del 27 novembre, giorno in cui il Senato si esprimerà sulla sua decadenza da senatore, ecco partita la strategia. Da oggi in poi, ogni giorno che sorge ci riserverà una battuta, una lamentazione, una denuncia, una minaccia, una proposta, una sollecitazione, un rimbrotto, un affondo, un’invocazione… E chi più ne ha più ne metta.Se poi c’è di mezzo un libro di Bruno Vespa, perché non alzare un bel polverone? Quella odierna la classifichiamo come lamentazione. Dice Berlusconi a Vespa: "I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso…". Poi, dinanzi alla domanda su un trasferimento all’estero, da arcitaliano qual è, l’ex premier conferma il suo amore per il Belpaese e precisa "di non prendere neppure in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia".Due semplici considerazioni. A parte l’insostenibilità generale del paragone che ha provocato la durissima reazione dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, è proprio l’evocazione dei nostri fratelli ebrei che ci scuote. Vanno lasciati in pace perché il crimine immondo e assoluto della Shoah non può essere abbassato al rango di una sentenza (qualunque sentenza) di un giudice italiano e dei suoi esiti sull’opinione pubblica. Questa volta l’ha detta grossa…E qui veniamo alla seconda considerazione. Perché l’ha detta? Il motivo va cercato nella politica e solo nella politica, anzi nei meccanismi di costruzione del consenso. Berlusconi vuole sopravvivere (politicamente) alle sentenze, alle interdizioni e alla decadenza. Il suo vero obiettivo è il controllo del centrodestra di oggi e di domani. Per questo obiettivo sta lavorando e in quest’ottica vanno lette da oggi al 27 novembre tutte le sue parole e tutte le sue scelte.Basta saperlo per non agitarsi troppo e ricordarsi che è solo politica. Solo caccia al consenso.

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