“Una pagina del Vangelo riscritta oggi”” “

La testimonianza del pastore di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino: "Un episodio per me davvero impressionante è stato quando il Papa è stato avvicinato da un uomo che, fendendo la folla per raggiungerlo, è corso a dirgli: 'Mi sono convertito con la tua bontà', e si è gettato ai suoi piedi. Una confessione pubblica di fede". E ancora: "Ho toccato con mano il segreto di Papa Francesco: è un uomo che vive di Dio e sa stabilire rapporti, sa rendere buono il contatto con le persone"

Mentre ci parla, monsignor Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, ha ancora negli occhi – e sicuramente nel cuore – l’eco di una giornata, già consegnata agli annali della storia, che sicuramente non dimenticherà. Papa Francesco l’ha chiamato "il mio fratello Domenico", dopo che lui l’aveva salutato come il primo successore di Pietro ad essere mai entrato nella Sala della Spoliazione e poco prima di un discorso che, insieme all’omelia della Messa a san Francesco, ha segnato il momento più simbolico e paradigmatico del terzo viaggio del Papa in Italia. Al Sir, consegna la "risonanza" di 12 ore intense e traccia un ritratto inedito di uno "stile di pontificato": quello che sfugge agli occhi digitali delle telecamere.

Monsignor Sorrentino, cosa le resta della visita del Papa?
"Ha superato ogni mi aspettativa. Ho toccato con mano il segreto di Papa Francesco: è un uomo che vive di Dio e sa stabilire rapporti, sa rendere buono il contatto con le persone, sa parlare a distanza. Le persone ne hanno bisogno: il suo popolo ha un bisogno anche fisico di lui, di toccarlo, di accarezzarlo. Sono rimasto molto colpito da questo aspetto. Del resto, il Vangelo ci dice questo: le persone seguivano Gesù, spesso lo tallonavano, cercavano il contatto con lui. Papa Francesco ha mostrato come bisogna stare di fronte a questo popolo, e lo ha fatto soprattutto con le persone più deboli, con i poveri, i malati, i disabili: più le persone si presentano davanti a Papa Francesco con il volto sofferente, più lui si sente quasi rapito da loro".

C’è qualche episodio che le è rimasto più impresso?
"Tutti i momenti e i luoghi dell’intensa giornata di ieri mi sono rimasti nel cuore, a cominciare dall’incontro al Serafico. Ma le cose che mi hanno colpito di più sono state quelle che non sono passate sui video. Un episodio per me davvero impressionante è stato quando il Papa è stato avvicinato da un uomo che, fendendo la folla per raggiungerlo, è corso a dirgli: ‘Mi sono convertito con la tua bontà’, e si è gettato ai suoi piedi. Una confessione pubblica di fede: mi è sembrata una pagina del Vangelo riscritta oggi".

La Spoliazione, da Francesco a Papa Francesco: ce la racconta?
"Il Papa ce ne ha parlato usando la categoria dello spirito mondano, in contrapposizione allo spirito del Vangelo. Lo spirito mondano è l’idolatria del denaro, la chiusura della solidarietà, il prevalere dell’egoismo, in base al quale aumentiamo sempre di più noi stessi e diminuiamo gli altri. Lo spirito del Vangelo è esattamente l’opposto: aprendoci agli altri abbiamo tutto da guadagnare, perché cresciamo in umanità, portiamo gioia per noi e pace per il mondo. Questo è un atteggiamento spirituale, ma ha anche implicazioni personali e comunitarie: per la Chiesa, e per la società, diventa stile e progetto".

L’omelia a San Francesco ha fatto piazza pulita sugli stereotipi francescani…
"Francesco d’Assisi, così tanto amato, può essere anche tradito da interpretazioni non appropriate. Quando se ne fa a buon mercato il santo dell’ecologia, bisogna ricordare che per lui la natura è creazione di Dio, e quando se ne fa il paladino della pace bisogna ricordare che per il Santo di Assisi la pace ha un senso profondo, evangelico: non è una pace esteriore, ha a che fare con lo spirito delle Beatitudini".

A San Rufino il Papa vi ha consegnato un’idea di Chiesa molto dinamica, fondata sul "camminare insieme"…
"Per noi quello è stato un discorso molto importante. Il Papa non ci ha indicato obiettivi diversi da quelli che abbiamo messi a fuoco, ma ce li ha riconsegnati facendoci una ‘lezione’ di come si sta di fronte alla gente. La nostra è una Chiesa davvero bella, ma anche complessa e dalla lunga storia: bisogna imparare a camminare insieme, e da Papa Francesco ci è giunta una lezione e un incoraggiamento".

A Santa Maria degli angeli Papa Francesco ha parlato ai giovani senza filtri, attingendo anche molto ad esempi, e battute, presi dall’esperienza quotidiana. Anche questa può essere una lezione da raccogliere per il futuro?
"A caldo, ho sentito molte signore che sono rimaste davvero impressionate dall’invito del Papa a non stirare più le camicie dei figli: è stato un modo davvero personalissimo del Santo Padre di affrontare il tema della maturità dei figli, ma anche delle madri… Papa Francesco ha questa straordinaria capacità di passare dai grandi temi alle applicazioni concrete: si fa ascoltare dalla gente, e dopo ‘tornare come prima’ è difficile. Dobbiamo imparare a parlare così: Gesù, ci dice il Vangelo, parlava in questo modo, era un testimone che si faceva capire".

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