L’erosione cristiana” “rende il laicismo” “sempre più aggressivo

Illustrati all'incontro Ccee di Bratislava i risultati del sondaggio realizzato con le 39 Conferenze episcopali del Continente. Emerge un ventaglio di preoccupazioni, in relazione soprattutto al disfarsi delle radici cristiane che porta con sé ripercussioni anche sul quadro giuridico. Resistenze sui pronunciamenti in materia morale e sessuale, apprezzamento per l'impegno della Chiesa nel campo caritativo e a favore della giustizia sociale

Il volto del laicismo in Europa? È un processo lento ma continuo che tende pur senza mai cambiare il quadro costituzionale di riferimento né introdurre leggi nuove, a relegare con emendamenti, misure amministrative, decisioni delle corti, la religione nell’ambito strettamente intimo della coscienza individuale e a confinare lo Stato in una "neutralità assolutizzata". È quanto emerge da una corposa indagine condotta dal Ccce e volta a verificare quale laicità viene applicata nelle società in Europa, e in che modo la questione di Dio è presente nel discorso pubblico, nella vita sociale dei singoli Paesi europei. L’indagine è stata presenta ai vescovi presidenti delle Conferenze episcopali nell’ambito della loro annuale assemblea plenaria a Bratislava e ne hanno fatto oggetto di una vivace discussione. Il Ccee ha inviato alle 39 Conferenze episcopali dei 44 Paesi del continente europeo un questionario con una ventina di domande alle quali rispondere circa il quadro giuridico costituzionale del Paese, l’insegnamento scolastico delle scienze naturali, sociali, della storia e della letteratura; domande anche sulla situazione dell’ambiente universitario, dell’amministrazione pubblica, le politiche sanitarie e la vita politica. Una progressiva erosione. A leggere e sintetizzare i risultati dell’indagine (300 pagine di questionari) è stata Emilia Hrabovec, professoressa di storia alla facoltà di teologia dell’Università Komensky di Bratislava. "Si osserva – ha detto – che il formale quadro costituzionale e giuridico nei singoli Stati europei assicura dappertutto idealmente e in linea di massima le fondamentali libertà, tuttavia quasi ovunque si osserva il calo della reale applicabilità della legge vivente" ed "una progressiva erosione del quadro giuridico lentamente svuotato prima dei fondamenti etici e poi anche di contenuti concreti". E ciò "conferma che le leggi non sono che strumenti, che necessitano di un fondamento valoriale sottostante". Dalle risposte ai questionari si osserva che "finché la società conserva i fondamenti della coscienza morale cristiana e un consenso cristiano di base, anche una imperfetta cornice giuridica può assicurare la libertà di azione per la Chiesa cattolica". Laddove invece si registra una certa "perdita della identità cristiana" si registra anche "un capovolgimento dei riferimenti normativi". Alcuni casi concreti. La professoressa si è soffermata su alcuni casi concreti: nell’insegnamento della storia, per esempio, si osserva come la Chiesa finisce spesso per essere presentata "in un ruolo puramente negativo", e "nemica del progresso". In ambito accademico può succedere invece che "a nessun professore viene ovviamente chiesta la sua convinzione religiosa, però crescono barriere informali quando liberamente esprime la propria fede. Barriere che limitano poi di fatto il suo accesso ai campi di ricerche, a collaborazioni e finanziamenti esterni". L’indagine ha testato anche lo stile di azione e di approccio al mondo religioso da parte dei politici verificando come anche nei "politici cattolici manca una visione di insieme, un approfondimento e una dimestichezza con la dottrina sociale cattolica, quasi mai applicata". Dal questionario infine risulta che nella maggioranza dei Paesi europei la Chiesa è presente nel dibattito politico sia attraverso pronunciamenti pubblici, sia attraverso incontri politici e diverse collaborazioni ma si registra anche che "i pronunciamenti in materia morale e sessuale incontrano non soltanto nei media laici ma anche negli ambienti cattolici progressivi rifiuti e critiche" mentre viene apprezzato l’impegno della Chiesa nel campo caritativo e a favore della giustizia sociale. Un segno di speranza per l’Europa. Situazione critica, dunque. Che fare? La parola d’ordine qui a Bratislava è "speranza". "La Chiesa – spiega al Sir monsignor Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei Maroniti – è nel mondo ma non per infiltrarsi negli affari del mondo né per intromettersi nelle questioni politiche o tecniche ma come segno di speranza, come un segno di amore". "La Chiesa per sua natura è una chiesa che vive nel mondo, non può rimanerne fuori perché la nostra fede è fondata sulla incarnazione. Dio si è fatto uomo. È l’Emmanuel. Per vocazione quindi i cristiani sono chiamati ad essere sale della terra e luce del mondo". Chiesa e Stato poi condividono lo stesso servizio di bene offerto all’uomo. C’è dunque uno spazio di dialogo e di interazione possibile". Il dibattito sulla laicità è avvenuto nel giorno in cui i vescovi europei sono stati ricevuti dal presidente della Repubblica della Slovacchia Ivan Gasparovic. Sia il presidente dei vescovi europei cardinale Péter Erdõ sia il presidente slovacco hanno sottolineato l’importanza di un dialogo aperto tra Chiesa e Stato e "il valore dell’eredità del messaggio cristiano in un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo", ha detto Gasparovic ricordando, quasi commovendosi, quanto la fede sia stata la forza del popolo slovacco durante gli anni bui del regime comunista.

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