Governo federale” “senza fondi” “Americani senza servizi

Il Partito repubblicano si è rifiutato di finanziare il nuovo anno fiscale (e quindi le agenzie federali) finché il presidente Barack Obama non modificherà in modo significativo la sua riforma sanitaria. Così il governo ha smesso di lavorare, sospendendo i pagamenti agli impiegati federali che in tutto il Paese sono 800mila e a Washington costituiscono la maggioranza degli occupati. Un braccio di ferro senza precedenti

Qualcuno ha detto che Washington è il luna park degli Stati Uniti: gli americani ci vanno, e arrivano da ogni angolo di questo grande Paese, per vedere la Casa Bianca, per camminare lungo il Mall, e soprattutto per visitare i suoi musei, che prendono per mano i visitatori e raccontano la Storia americana. Da un paio di giorni, però, questo luna park è chiuso. Il motivo? Il governo ha smesso di lavorare, sospendendo i pagamenti agli impiegati federali che in tutto il Paese sono 800mila e nella capitale costituiscono la maggioranza degli occupati. A questa situazione inusuale si è arrivati dopo che una frazione oltranzista del Partito repubblicano si è rifiutata di finanziare il nuovo anno fiscale (e quindi le agenzie federali) finché il presidente Barack Obama non modificherà in modo significativo la sua riforma sanitaria. L’Obamacare, come viene comunemente chiamata la riforma, è da anni bersaglio dei repubblicani, che la ritengono, in estrema sintesi, uno spreco di quattrini a vantaggio di persone che non hanno lavorato abbastanza per meritare una copertura sanitaria. Cittadini attoniti. "Volevo vedere Washington ma è tutto chiuso", commenta rassegnata la turista Mallory King. "È una roba semplicemente orribile, un’assurda perdita di tempo, di energie, di soldi", dice, prendendola con meno filosofia, Janet Draper, impiegata federale, precisamente ortocultrice degli Smithsonian Gardens. E Biniam Habtemariam, venditore di hamburger, facendo capolino dal furgone da cui serve ogni mattina centinaia di impiegati degli uffici amministrativi, alle domande del giornalista perde le staffe: "È un disastro, oggi non ho venduto quasi nulla", spiega. "Il 90% dei miei clienti sono federali, spero che questa pazzia finisca presto altrimenti mi mettono sul lastrico". Legge storica. Questa opposizione durissima dei repubblicani costituisce un tentativo di risollevare il partito colpendo il presidente democratico sul provvedimento finora più importante dei suoi due mandati. La riforma sanitaria di Obama è infatti una legge di portata storica per gli Stati Uniti. Quando, appena eletto, nel novembre 2008, Obama disse di volerla realizzare, a Washington erano in pochi a prenderlo sul serio. Compresi quelli del suo partito. Ci aveva infatti già provato Bill Clinton, ed era andata male. Obama, sia pure approvando una legge molto più all’acqua di rose di quella tratteggiata in origine, ci è riuscito. Ce l’ha fatta, però, con un margine risicatissimo di voti. L’Affordable Care Act infine è passato in Senato con 21 preferenze di scarto e con appena sette alla Camera. Adesso il presidente paga le conseguenze di questa mancanza di larghe intese su un tema tanto importante. Nodo ideologico. L’Obamacare è divenuta il principale campo di battaglia tra i due partiti dal 2008 a oggi. Non solo per il peso che riveste nella vita dei cittadini, ma perché in qualche misura definisce il ruolo della mano pubblica nell’economia americana. Che per un Paese dalla natura individualista come gli Stati Uniti è un aspetto molto serio. I più "falchi" tra i repubblicani infatti temono che il Paese stia scivolando in una sorta di "comunismo americano". Ed è questa la ragione alla base di un atteggiamento così granitico. Soluzione del rebus. Detto questo, lo Shutdown, la chiusura dei rubinetti dei fondi ai federali, non dovrebbe andare avanti ancora per molto. Per varie ragioni. Con il passare delle ore le lamentele degli 800mila impiegati federali lasciati a casa non fanno che aumentare d’intensità. Gli inconvenienti per i cittadini (dalle operazioni chirurgiche che vengono rimandate negli ospedali ai parchi nazionali chiusi) esercitano sempre più pressione sui responsabili del blocco. E soprattutto affiorano timori crescenti per le conseguenze di medio termine sui mercati. Quindi a un certo punto i repubblicani dovrebbero cedere. Anche perché questa forte presa di posizione rischia di trasformarsi in un boomerang elettorale. "Dysfunctional Washington". Ma l’episodio non lascia ben sperare alla vigilia di un altro spinoso appuntamento per il Congresso, la battaglia sul "debt cealing", il tetto del debito, ovvero l’ammontare del denaro che il governo può prendere in prestito per sovvenzionare misure già approvate dal Congresso. I repubblicani, che non hanno alcuna intenzione di aumentare il tetto, anche su questo fronte sono sul piede di guerra. Da anni la politica di Washington è "dysfunctional", rissosa e inconcludente; spesso incapace di trovare compromessi utili al Paese. Diversi sondaggi segnalano che questa è la maggiore causa del disamore dei cittadini americani verso la politica. Shock da Est a Ovest. La cartolina di una politica di Washington ferma è restituita plasticamente dalla situazione di queste ore. Ma non solo la capitale degli Stati Uniti è specchio dell’ingranaggio insabbiato della politica americana. Sono chiusi anche altri luoghi simbolo, dalla statua della Libertà a New York al Gran Canyon, da gran parte della struttura della Nasa in Florida ai parchi nazionali californiani. Immagini cui l’America non è abituata e che non può trasmettere a lungo al resto del mondo.

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