Il successo di “Angie”” “sarà un vantaggio” “per tutta l’Europa?

La vittoria elettorale della Merkel conferma quanto sia apprezzata dai cittadini la stabilità politica. La speranza è che ora sappia interpretare anche il ruolo di promotrice della ripresa per tutto il Continente. E sappia intervenire anche sul versante della politica estera, sul quale è stata in questi anni oggettivamente latitante

Stabilità, ripresa, Europa. In questa triplice direzione potrebbe muoversi Angela Merkel, dopo la prevista, eppure sorprendente, vittoria della Cdu-Csu alle elezioni parlamentari del 22 settembre. Un successo previsto dai sondaggi, ma anche dagli umori che si respiravano alla vigilia del voto a Berlino come a Monaco, a Francoforte, Amburgo e Colonia; eppure un risultato sorprendente nei numeri, con un plebiscito a favore della cancelliera di ferro, che si avvia a guidare il Paese per la terza volta, con una longevità politica che l’avvicina ai "padri nobili" del partito democristiano, Konrad Adenauer ed Helmut Kohl.L’esito delle urne conferma quanto si era immaginato: la stabilità politica che la Merkel ha assicurato dal 2005 in avanti ha permesso alla Germania di affrontare la pesante crisi, transitata anche a queste latitudini, con tenacia, senso di responsabilità e volontà di riscatto. Soprattutto negli ultimi tre-quattro anni, la cancelliera ha messo in campo un mix di rigore, sacrifici, ma anche investimenti e competitività, tanto da restituire al sistema economico una nuova fase di crescita che, per quanto moderata, ha creato posti di lavoro e rilanciato le imprese nazionali su scala globale. Ed è la stessa ricetta che Berlino ha imposto all’Europa: "lacrime e sangue" – ne sanno qualcosa lavoratori, famiglie, consumatori, risparmiatori di diverse nazioni – per salvaguardare la moneta unica, lanciare salvagenti alle banche, evitare lo sfaldamento del mercato unico e, per questa dura strada in salita, preparare la ripresa che sembra intravvedersi in fondo al tunnel.Le elezioni per il Bundestag lasciano però sul campo feriti e dispersi. Gli alleati della Merkel, i liberali ultrarigoristi della Fdp, restano fuori dal parlamento; i socialdemocratici (Spd) recuperano qualche punto percentuale ma sono ben distaccati dall’accoppiata democristiana Cdu-Csu; Verdi e Linke (sinistra) non risultano necessari per alcuna coalizione; mentre gli anti-euro dell’Alleanza per la Germania (Afd) non superano lo sbarramento del 5% e dunque risultano esclusi dal Bundestag. È ora probabile che la Merkel sceglierà una coalizione di governo che comprenda la Spd (Grosse Koalition), come aveva fatto durante il suo primo governo. E questa notizia potrebbe essere ben accolta in molte capitali europee: l’intransigenza della Merkel verrebbe stemperata da una maggiore attenzione alle misure per la crescita e il welfare, e, non da ultimo, per quell’Europa che, da oggi, pende ancor più dalle mosse di Berlino.In campagna elettorale "Angie" – come l’acclamano i giovani democristiani – aveva affermato: "Solo con l’Europa e con l’euro la Germania è forte". Mentre uno degli uomini più vicini alla cancelliera, l’ex presidente dell’Europarlamento Hans-Gert Poettering, appena visti i risultati ha esclamato: "È una vittoria dell’Europa". In effetti la solidità della Germania, una sicura guida politica nel cuore del continente, non dispiace a nessuno (antieuropeisti a parte, peraltro usciti con le ossa rotte dal voto tedesco), né in patria né nelle altre capitali europee. Di sicuro ad Atene e a Madrid ci si augura che la cocciutaggine con la quale proprio Angela Merkel ha imposto la linea all’Unione europea e alla Bce dia gli effetti promessi. Parigi, Roma e Varsavia guardano con altrettanta attenzione alle vicende tedesche, consapevoli che quanto avviene sulle sponde della Sprea ha ricadute su tutta l’Ue.Semmai dovrà essere la stessa cancelliera, affiancata dagli alleati socialdemocratici, a dimostrare che non sono solo gli interessi tedeschi che la preoccupano, volgendo costantemente lo sguardo verso Bruxelles. Inoltre dalla Merkel è lecito attendersi una maggiore presenza e capacità di azione nel campo della politica estera, essendo stata per troppi anni latitante: il mondo non finisce ai confini tedeschi e nemmeno alle frontiere dell’Ue: la situazione in Siria e in Medio Oriente, la "primavera araba", la lotta al terrorismo, le rincorsa dei Brics come le sorti di innumerevoli Paesi poveri del pianeta non può lasciare indifferente il gigante tedesco.Un’ultima considerazione sul voto in Germania. I due principali partiti, Cdu-Csu e Spd, raccolgono insieme due terzi delle preferenze: si tratta di partiti europeisti, che hanno fortemente contrastato le derive nazionaliste, populiste e xenofobe che viaggiano per l’Europa, raccogliendo consensi crescenti in quasi tutti i Paesi. Ebbene, la Germania manda a dire che una buona politica – ancorché non esente da titubanze, errori e miopie – è la migliore garanzia contro il successo dell’antipolitica che invece è stata premiata da un gran numero di elettori francesi e britannici, italiani e scandinavi, greci e dell’Europa dell’est. Anche in questo senso Angela Merkel lascia il segno nell’Europa di oggi.

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