Va bene Ginevra” “ma diano alla gente” “una vita normale

Parla Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, presidente della Celra (vescovi latini delle Regioni arabe): "Come leader religiosi siamo assolutamente contro ogni tipo di guerra. Una guerra anche piccola genera una guerra grande". E ancora: "Siamo grati a Papa Francesco e alla Santa Sede... È un dato incontrovertibile che dopo la Giornata di preghiera per la pace del 7 settembre, non si parla di attacco, ora si cerca un accordo"

"L’attuale conflitto non verrà risolto con un’escalation di violenza e nemmeno fornendo più armi alle due parti in conflitto, bensì attraverso il dialogo e il negoziato sotto tutela internazionale". A ribadirlo sono i vescovi latini delle Regioni arabe (Celra) che oggi a Roma hanno chiuso la loro 50ª assemblea dedicata anche alla crisi siriana. Nel comunicato finale i vescovi esprimono "gratitudine a Papa Francesco per il suo toccante appello ad una giornata di digiuno e di preghiera universale per la pace in Siria" e "solidarietà al popolo siriano – senza tener conto dell’appartenenza religiosa o politica – che sta soffrendo terribilmente a motivo di una guerra assurda, che ha già causato più di 100mila vittime e milioni di feriti, sfollati e rifugiati". Una situazione che, per i vescovi della Celra, richiede "una decisione rapida per porre fine ad un conflitto che dura da più di due anni e mezzo". Nel loro comunicato i presuli ringraziano benefattori e volontari che si stanno prodigando per i profughi siriani in Giordania, Libano e Iraq e rinnovano l’appello "agli uomini di buona volontà di continuare a pregare per il Medio Oriente e di fare ogni sforzo per trovare una soluzione fattibile al conflitto siriano". Ecco le valutazioni del presidente della Celra, il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal. Patriarca, nel comunicato finale esprimete gratitudine a Papa Francesco per il suo impegno nel chiedere una soluzione diplomatica per la crisi in Siria. La Santa Sede ha sempre creduto nel dialogo e i fatti sembrano darle ragione visto anche l’accordo Obama-Putin sull’arsenale chimico di Assad. Un successo anche della diplomazia vaticana?"Siamo grati a Papa Francesco e alla Santa Sede per i suoi appelli a favore della Siria e per il suo grande impegno verso una soluzione diplomatica e negoziale della crisi. Le sue parole e iniziative come la Giornata di preghiera per la pace dello scorso 7 settembre hanno visto tutte le Conferenze episcopali del mondo riunirsi e seguire la strada indicata dal Pontefice. Questa è stata ed è la grande forza della Santa Sede". Crede che questa Giornata abbia rappresentato uno spartiacque nell’atteggiamento delle grandi potenze sulla crisi siriana?"È indubbio. Prima si parlava di attacco, ora si cerca un accordo. È un dato incontrovertibile. Dopo questa Giornata la posizione della Comunità internazionale e dei responsabili politici è cambiata. Non si tratta più di scegliere che tipo di attacco intraprendere, se mirato, ristretto, lungo o breve, ma di cercare una soluzione politica. Purtroppo, devo dire, quest’ultima non viene cercata a Damasco e in Siria ma all’esterno mentre all’interno del Paese la gente continua a emigrare, a morire e a soffrire". Nel comunicato ricordate gli oltre 100mila morti, i milioni di rifugiati. Ad aggravare la sofferenza della popolazione adesso anche l’uso, recente, dei gas da parte di Assad, come denunciato dall’Onu…"Certamente. La questione dei gas, tuttavia, non deve distoglierci dal pensare che sono più di due anni che si sta combattendo. Che da due anni l’Occidente sta armando i ribelli e collaborando con estremisti musulmani. Che in due anni sono morte oltre centomila persone. Mi chiedo: questi morti parlano o no alla coscienza del mondo? Questo Paese distrutto cosa dice alla coscienza del mondo? E i suoi profughi e rifugiati? Nella sola Giordania ve ne sono oltre 70mila, affamati, bisognosi di tutto. Cosa fa l’Occidente? Decide la guerra senza pensare alle drammatiche conseguenze che sono sotto i nostri occhi. A Gerusalemme sappiamo che significa guerra, morti, occupazione per questo come leader religiosi siamo assolutamente contro ogni tipo di guerra. Una guerra anche piccola genera una guerra grande". Come Celra chiedete "una decisione rapida" per porre fine al conflitto. Ora si torna a parlare di una conferenza internazionale per la Siria a Ginevra. Il dialogo riprende quota? È ottimista a riguardo?"Ginevra? Bisogna dare subito alla gente una vita normale. È ciò che desiderano ed è ciò che manca totalmente. A Ginevra prendano tutte le misure che vogliono ma che abbiano a tema una pace giusta, durevole, rispettosa della volontà del popolo che chiede sicurezza, stabilità, pane, lavoro e diritti".

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