Mano tesa ai profughi siriani

Parla il direttore della Caritas. "Non possiamo negare aiuti proprio ora"

Negli ultimi 24 anni l’Austria ha accolto sempre più profughi di altri Paesi provenienti dal Vicino e Medio oriente e da altre situazioni di crisi umanitarie: anche per la sua posizione geografica, il Paese alpino è sempre stato una porta per l’Europa. Negli ultimi anni, l’Austria ha fatto molto in favore dei profughi, formulando anche proposte per migliorarne lo status. Sul problema e sulle sfide che la realtà attuale presenta, Sir Europa ha sentito Franz Küberl, presidente della Caritas austriaca, che è in primo piano nella gestione della crisi internazionale.

La situazione in Medio Oriente, e specialmente in Siria, è drammatica: secondo voi, come dovrebbe procedere l’Europa, e quale sarà la risposta da parte della popolazione austriaca nei confronti dei rifugiati che presumibilmente affluiranno anche in occidente, dopo essere giunti nei Paesi confinanti?
“Anche in Austria si sentono le ripercussioni della drammatica guerra civile in corso in Siria oramai da due anni. Il numero di profughi siriani ha avuto un’impennata dall’esordio del conflitto, nel marzo 2011: mentre nel 2010 circa 190 persone originarie della Siria avevano chiesto asilo all’Austria, nel 2012 erano già 915 e nel 2013 molti più profughi cercheranno protezione in Austria. Ad agosto, il governo austriaco ha annunciato di voler accogliere 500 profughi siriani. Consideriamo positivamente questo atteggiamento. Per noi dovrebbero essere selezionate le persone più bisognose di protezione, che non hanno possibilità di rientrare in patria e che non hanno prospettive di vivere una vita dignitosa e di integrarsi in modo durevole negli Stati di prima accoglienza, come la Giordania e il Libano: tra questi vi sono i famigliari di minoranze religiose perseguitate e gruppi particolarmente vulnerabili, come donne, bambini o malati. Gli Stati europei devono essere solidali nei confronti dei Paesi di prima accoglienza, Giordania e Libano, e sostenere questi Paesi estremamente provati”.

Qual è il significato dell’azione umanitaria in atto verso i profughi? Qual è l’approccio austriaco verso i richiedenti asilo?
“L’accoglienza umanitaria di profughi siriani negli Stati vicini rappresenta un segno fondamentale di solidarietà internazionale. A essi si dovrebbero unire anche altri Paesi europei. Non va dimenticato che i Paesi confinanti con la Siria hanno accolto la gran parte dei due milioni di profughi e che sono sottoposti a carichi enormi. Fin dall’inizio del conflitto, la Caritas austriaca sostiene i profughi siriani stanziati in Libano e in Giordania con aiuti di emergenza mediante la distribuzione di cibo, vestiario, aiuto medico e alloggi temporanei. Purtroppo, i programmi di aiuti di emergenza delle organizzazioni assistenziali sono scarsamente finanziati. In considerazione del numero crescente di profughi, il sostegno dovrebbe essere rafforzato con uno sforzo comune europeo e internazionale. Ritengo poi necessario un diritto di asilo valido per tutta l’Ue, che comprenda tutti i diritti umani. Durante la procedura di asilo, i richiedenti ricevono in Austria alloggio, assistenza medica e consulenza giuridica. Rispetto ad alcuni altri Paesi europei, i richiedenti asilo in Austria se la passano meglio. Ma, a un attento esame ci si accorge che anche da noi la loro situazione è tutt’altro che soddisfacente. È vero che dispongono di un tetto sopra la testa, ma purtroppo gli alloggi sono talora in cattive condizioni e non di rado l’assistenza è insufficiente. Poiché la procedura può durare anche diversi anni e di fatto il richiedente asilo non può lavorare, la persona è costretta per anni all’inattività. In molti, soprattutto nelle persone traumatizzate, ciò causa problemi psichici”.

Quali sono i problemi concreti per una soluzione migliore della procedura d’asilo?
“La procedura di asilo spesso non è strutturata in modo equo,  la legge è estremamente complessa e la consulenza giuridica è disponibile solo in misura limitata. Molti richiedenti asilo, come ad esempio i profughi minorenni non accompagnati, vengono trattati senza tener conto della loro speciale situazione. Per loro è difficile spiegare la propria fuga ed essere quindi riconosciuti come profughi dalle autorità. Inoltre, nell’opinione pubblica, proprio ora che stanno per svolgersi le elezioni del Consiglio nazionale, a fine settembre, un partito in particolare sta diffondendo un atteggiamento negativo nei confronti dei profughi a fini politici. I profughi vengono messi in relazione alla criminalità e vengono rappresentati come una minaccia. So che alcuni miei concittadini si stanno stancando e preferirebbero che ci fossero meno profughi; così come i profughi stessi preferirebbero non avere più alcun motivo per fuggire! Il dramma è che le cause, come la guerra, la violenza e la fame non cessano di esistere. Il singolo ha il diritto di stancarsi. La Caritas non ha questo diritto, così come non lo hanno gli Stati europei”.

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