L’Egitto prepara una Costituzione rispettosa di tutti

Parla il vescovo copto di Giza, monsignor Antonios Aziz Mina, l'unico rappresentante cattolico all'interno del Comitato di revisione della Costituzione, insediatosi l'8 settembre scorso e composto da 50 membri, tra cui anche un vescovo ortodosso, un esponente evangelico e molti laici

"Siamo sulla via giusta. Sono soddisfatto, anche se il lavoro procede con una certa lentezza dovuta, soprattutto, all’organizzazione interna del Comitato di revisione, formato da 50 membri. Si tratta, in questa prima fase, di costituire le sotto-commissioni, stabilire i ruoli, e l’agenda dei lavori che dovranno essere terminati nei prossimi sessanta giorni lavorativi. Dopo di che la Costituzione sarà sottoposta all’approvazione degli egiziani attraverso un referendum". Il vescovo copto di Giza, monsignor Antonios Aziz Mina, è l’unico rappresentante cattolico all’interno del Comitato di revisione della Costituzione, insediatosi lo scorso 8 settembre e composto da 50 membri, tra cui anche un vescovo ortodosso, un esponente evangelico e molti laici. Presidente del Comitato è Amr Moussa, ex candidato alle elezioni presidenziali e già ministro degli Esteri per dieci anni durante il regime di Mubarak. Il Sir ha posto alcune domande a monsignor Mina.

Che compito e poteri ha il Comitato di cui lei fa parte?
"Il Comitato dovrà rivedere la Costituzione vigente dal 2012, ma sospesa dal capo delle forze armate egiziane, Abdul Fatah Khalil Al-Sisi, lo scorso 3 luglio subito dopo la deposizione del presidente Morsi. Nello stesso giorno il generale ha annunciato l’insediamento del capo della Corte Costituzionale, Adli Mahmud Mansur, alla guida di un governo provvisorio, in attesa di fissare una data per tenere le elezioni presidenziali anticipate. Come membri del Comitato abbiamo la facoltà di rivedere, emendare, sopprimere gli articoli contenuti nella Costituzione attuale e, perfino, aggiungerne altri. Il prodotto finale sarà un nuovo testo costituzionale".

Come stanno procedendo i lavori?
"Mi pare che siamo partiti con il piede giusto, in un clima di confronto che può portare a un testo ampiamente condiviso in cui il tema della Sharia, quale fonte dell’ordinamento giudiziario egiziano, è presente nei suoi principi validi come la giustizia, la pace, il bene comune, il diritto, il rispetto e la tolleranza. Senza, tuttavia, lasciare che questi vengano interpretati, in modo del tutto personale, dall’imam o dal muftì di turno piuttosto che da un Tribunale riconosciuto".

Quello della Sharia resta uno dei nodi del nuovo testo, oltre che essere un tema sensibile per la minoranza cristiana…
"Nell’articolo 2, ma anche 4 e 219 della Costituzione, si parla dei principi della Sharia che sono la fonte principale della legislazione egiziana. Sui principi della Sharia non ci sono controversie. Tali principi, infatti, come quelli di ogni religione, sono buoni e riguardano la giustizia, il bene comune, il rispetto. Qualunque legge che non tenga conto di questi principi non è applicabile. È sul giudizio religioso che si dà di un fatto che dobbiamo riflettere bene. Non possiamo lasciare a un muftì, a un imam, l’applicazione della Sharia. Il loro parere, la loro interpretazione, spesso in contraddizione, non possono determinare un giudizio. Questo spetta a un Tribunale".

Un rischio ancora presente?
"Sì. Non è stato ancora evitato ma vedo e sento, nel Comitato, un clima di dialogo e di convergenza per arrivare a un punto d’incontro per una Costituzione nella quale ogni egiziano si senta riconosciuto. Per questo credo che il popolo dirà un grande sì al nuovo testo quando sarà il momento di votarlo al referendum".

Tuttavia, in una recente nota, l’Università di Al Azhar ha assicurato che la revisione del testo non abolirà i riferimenti all’Islam come matrice dell’identità nazionale…
"Al Azhar in questo modo cerca di contenere le spinte fondamentaliste dei salafiti che sono presenti nel comitato con esponenti del partito Al Nour. Ma ci sono anche tante forze che intendono dare al nuovo testo una tinta civile, non dico laica. Che la religione della maggioranza del popolo egiziano sia l’Islam è un dato di fatto ma non si può per questo dire che l’Islam sia religione di Stato in Egitto".

La comunità internazionale guarda con attenzione a questa revisione. L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Catherine Ashton, l’11 settembre ha affermato che l’Egitto deve arrivare alle elezioni con una buona Costituzione. Cosa risponde?
"Circa gli auspici della signora Ashton sono molto ottimista. Tuttavia devo leggere queste parole in altra ottica. In Usa e Ue sono stati in molti a parlare di colpo di Stato dell’esercito, quando milioni di egiziani sono scesi in piazza per chiedere la destituzione di Morsi. Quale colpo di Stato? Se l’Esercito avesse tardato ancora un giorno saremmo piombati nella guerra civile. La comunità internazionale pensi a sostenere il nostro Paese che, negli equilibri della regione mediorientale, ha una notevole importanza".

Nell’Egitto che cerca di camminare verso la democrazia c’è anche la minoranza cristiana che soffre attacchi e violenze da parte della Fratellanza musulmana… "Vero. Ci sono rapimenti e abusi contro cristiani che hanno perso per questo i loro capitali e le loro proprietà. Le Chiese si possono ricostruire, ma chi aiuterà una persona che ha perso tutto a ricostruire la propria vita? Chi attacca i cristiani, brucia le chiese lo fa per seminare discordia e divisioni. Ora l’Egitto ha bisogno di unità e riconciliazione".

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