Krynica, la Davos dell’est

Scenari e qualche speranza dal Forum dell'economia dei Paesi orientali

Il Fondo monetario internazionale prevede nel 2013 per l’Eurozona un calo dello 0,2% del Prodotto interno lordo, ma l’economia europea vale pur sempre 18mila miliardi di dollari e rimane la più importante del mondo: una “evidenza” che è stata ricordata al XXIII Forum dell’economia a Krynica Zdroj in Polonia. Le tre giornate di discussioni, dal 3 al 5 settembre, con la partecipazione di varie personalità del mondo politico e imprenditoriale, quest’anno avevano come tema il nuovo ordine economico mondiale, accentuando però la visuale – e il ruolo – dell’Europa orientale. “Oggi siamo testimoni dei profondi cambiamenti del pensiero economico, delle teorie sociali e quelle relative al funzionamento della democrazia”, hanno osservato gli organizzatori dell’incontro promosso dalla “Fondazione istituto per gli studi orientali”, che delineano due possibili scenari futuri. “O il mondo sarà sempre più unito tramite la cooperazione e avrà dei legami economici sempre più stretti o si arriverà alla rivalità e cioè alle guerre monetarie e alle lotte per il flusso di capitali”.

Economia polacca in crescita. Il presidente del Consiglio polacco, Donald Tusk, aprendo i lavori della “Davos dell’est Europa”, ha affermato: “Quello che in Europa viene oggi detto con sempre maggiore coraggio, noi in Polonia possiamo confermarlo. La crisi in Europa sta finendo”. Tusk ha riportato una serie di dati relativi all’economia polacca negli ultimi 5 anni: la crescita complessiva del Pil attorno al 20%, l’aumento dei salari, la crescita del reddito pro capite. “La crescita del Pil polacco nel 2013 dovrebbe attestarsi all’1,5%”, ha specificato Tusk. E ha aggiunto che “gli analisti indicano per il primo trimestre del 2014 un’ulteriore crescita del 3%”. Il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, Wilhelm Molterer, pur scorgendo alcuni cenni del miglioramento della situazione economica in Europa, rileva nell’alto tasso di disoccupazione “un grave pericolo per il futuro del continente”. A suo parere “non migliora la situazione” l’incertezza degli imprenditori circa gli effetti delle riforme introdotte da vari governi, compresi quelli dell’est. La rappresentante degli Stati Uniti a Bruxelles, Elena Bryan, ha invece sottolineato la necessità di continuare le riforme nei Paesi comunitari. “Penso che solo l’anno prossimo invertiremo la rotta”, ha affermato l’economista italiano, Mario Baldassarri, già viceministro per lo sviluppo economico, convinto che solo “il commercio e la liberalizzazione del mercato portino all’aumento dell’occupazione e allo sviluppo economico”.

Cooperazione e diversità. “La lezione più importante che abbiamo imparato dalla crisi è che i Paesi Ue sono molto diversi tra loro”, ha osservato il professor Dariusz Filar, uno dei consiglieri del premier polacco. Ricordando quanto, prima della crisi, l’accento veniva posto sull’unificazione e convergenza a livello europeo, ha rilevato: “Adesso vediamo che le situazioni e il modo di reagire alla crisi di ogni nazione è differente”. A suo parere la sfida dell’Ue è di “continuare con la consapevolezza delle diversità al proprio interno”. La complessità del vecchio continente, secondo il ministro delle finanze polacco Miroslaw Gronicki, è ben evidenziata dal sistema bancario. “Ci sono nella zona euro 16 grandi banche che gestiscono il 50% degli attivi e 600 banche più piccole – ha rammentato -, mentre ci sono poi 2mila istituti finanziari nei Paesi che non fanno parte della zona euro”. “Queste 16 grandi banche non hanno gli stessi problemi delle 2mila banche periferiche”, ha osservato. “La Polonia e gli altri Stati che hanno una valuta propria si sviluppano più velocemente anche perché hanno sempre la possibilità di ricorrere alle politiche monetarie (come ad esempio la svalutazione – ndr) per risolvere i loro problemi economici”.

Il ruolo delle Chiese. Al Forum ha preso parte anche il vicepremier ucraino Oleksandr Wilkul che ha sottolineato la decisione del suo Paese di sottoscrivere a novembre a Vilnius l’accordo di associazione con l’Ue, mentre ha indicato la necessità di approfondire la collaborazione con i Paesi dell’unione doganale (Russia, Bielorussia e Kazachistan) nell’ambito del Wto. Per la prima volta al Forum si è discusso anche del ruolo delle Chiese, soprattutto quella cattolica e ortodossa, per l’unità dell’Europa e per la costruzione della società civile. “Tale dialogo, per essere proficuo, deve basarsi su valori universali quali la dignità dell’uomo, il valore della vita, la famiglia e il matrimonio”, ha concluso mons. Henryk Muszynski, arcivescovo emerito di Gniezno. L’interesse per il dibattito su questo tema ha portato i partecipanti a chiedere la sua prosecuzione nell’ambito delle edizioni future del Forum.

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