Il Medio Oriente in preghiera spera nella pace giusta

Il popolo siriano non sarà lasciato solo. Nel vicino Libano, come a Gerusalemme, in Iraq e in Egitto, le comunità cristiane hanno accolto con generosità e slancio l'invito a pregare e a digiunare

Foto: Siciliani-Gennari / SIR

Per "una pace giusta in Siria, basata sulla riconciliazione": è l’appello che il patriarca melkita Gregorios III Laham lancia oggi, nel giorno di preghiera, digiuno e penitenza per la pace in Siria e in Medio Oriente, indetto da Papa Francesco. "Guerra chiama guerra" e "violenza chiama violenza" aveva detto il Pontefice il 1° settembre scorso parlando in piazza San Pietro per l’Angelus domenicale. Un appello universale per la pace e contro ogni iniziativa militare – sponsorizzata dagli Usa e dalla Francia – subito raccolto da tutte le Chiese del mondo, in modo particolarmente sentito da quelle mediorientali, che vivono sulla pelle dei loro fedeli le violenze e le morti di migliaia di innocenti. Ultimo tragico esempio di questa lunga scia di sangue, che colpisce tutta la popolazione siriana, è l’attacco di ribelli jihadisti al villaggio di Maaloula, località dove cristiani e musulmani convivevano in totale sicurezza. Nel suo appello, diffuso dal patriarcato melkita, Gregorios III si rivolge ai grandi della terra, gli stessi del G20 che a San Pietroburgo non hanno trovato un accordo sulla Siria. I leader restano divisi al punto che nel comunicato finale – come voleva il padrone di casa Vladimir Putin – non c’è nessun cenno alla questione siriana. Unica concessione a Obama una dichiarazione firmata da undici Paesi (tra cui Italia, Francia, Regno Unito e Spagna) in cui si condanna il regime di Assad, reo di aver usato armi chimiche e si chiede "una risposta forte". Ai 20 il patriarca chiede, invece, di "fermare i gruppi armati in Siria e invitare il governo siriano e la vera opposizione a Ginevra. In nome della fede cristiana – aggiunge il capo religioso rivolgendosi ai leader – non siate portatori di guerra, ma costruttori di pace!". Con questa intenzione stasera il patriarca presiederà una veglia di preghiera per la pace nella cattedrale greco-cattolica dell’Assunzione a Damasco.

Preghiere in Libano… È una lunga catena di preghiera quella che lega oggi tutte le Chiese del Medio Oriente. Damasco non sarà sola. Preghiera, digiuno e penitenza anche nel confinante Libano, Paese storicamente sotto influenza siriana e per questo il più instabile davanti al conflitto in corso. Nel consueto messaggio, diramato al termine del loro incontro mensile, i vescovi Maroniti, con in testa il patriarca, cardinale Boutros Bechara Rai, chiedono alla comunità internazionale "per il bene del popolo siriano e di quelli della regione, di compiere ogni sforzo perché a prevalere siano il dialogo e il negoziato per la pace". Oggi in tutte le chiese e monasteri del Paese i fedeli libanesi si raccoglieranno per una notte di preghiera, penitenza e digiuno "in comunione con il Papa e con i fedeli che saranno in piazza San Pietro". "Cerchiamo il dono della pace da Dio e impegniamoci a diffonderlo nel nostro mondo", si legge nel comunicato in cui i vescovi ribadiscono la loro condanna "per l’uso di armi chimiche" e richiamano "le istituzioni internazionali alla consapevolezza dei gravi pericoli e delle gravi ripercussioni che possono derivare da interventi armati nei Paesi della regione". Per tutti la via maestra, indicata da Papa Francesco resta quella "di adottare modalità e mezzi legali e pacifici, la diplomazia, il dialogo e il negoziato, per porre fine alla guerra e per il consolidamento di una pace duratura in Siria e nella regione, e di una pace giusta e globale".

Gerusalemme, Iraq e Egitto. Preghiere anche a Gerusalemme, dove, accogliendo l’invito di Papa Francesco e degli ordinari cattolici di Terra Santa la locale parrocchia latina invita tutti i cristiani a "vegliare e pregare per la pace in Medio Oriente, in Siria ed Egitto". Fra poche ore nella basilica dell’Agonia al Getsemani avrà luogo un’Ora Santa seguita da una processione "aux flambeaux" nell’Orto degli Ulivi, mentre la cripta della chiesa armena cattolica, situata lungo la Via Dolorosa sarà aperta per la preghiera silenziosa dalle 19 alle 24. Stesso invito dal patriarca caldeo di Baghdad (Iraq), Louis Raphael Sako. In un comunicato la maggiore comunità cattolica irachena aderisce all’appello del Pontefice e oggi pregherà e digiunerà per la pace in Siria e nella regione. Preghiera non disgiunta da un concreto impegno a favore della popolazione. La guerra, sono parole di Sako, "è un’esperienza terribile che noi abbiamo già vissuto e per questo ci sentiamo molto vicini" alla Siria. La Caritas Iraq è in prima linea nel portare aiuto ai rifugiati e agli sfollati siriani, così come fece la Siria che, durante le guerre irachene, prestò aiuto ai profughi dall’Iraq. In alcune parrocchie dell’Egitto si prega già da qualche giorno, all’indomani dell’Angelus del Papa. Padre Rafic Greiche, portavoce dei vescovi cattolici dell’Egitto, conferma che oggi "in tutte le chiese si terranno speciali raduni di preghiera per la pace. I vescovi cattolici dell’Egitto hanno chiesto a tutte le parrocchie di celebrare speciali adorazioni e momenti di preghiera, accogliendo l’appello del Papa. A lui va il nostro ringraziamento per chiedere la pace per i popoli del Medio Oriente, a iniziare da quelli di Egitto e Siria".

a cura di Daniele Rocchi

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