Come nel 1500″ “sulla spiaggia” “campeggia una Croce

Era il 22 aprile, quando le navi portoghesi approdarono per la prima volta da queste parti. Qualche giorno dopo era Pasqua e così fu detta la prima Messa. Il primo maggio fu piantata una grande croce. Il Brasile era ufficialmente "scoperto". Venne chiamato "Terra di Vera Cruz" e, qualche anno dopo, "Terra di Santa Cruz"

"Santo Padre, oggi l’accogliamo con immensa gioia nella Giornata mondiale della gioventù in Brasile, Terra di Santa Croce". Questo il sentimento di più di un milione di giovani radunati il 25 luglio a Copacabana, espresso da un ragazzo brasiliano, fiero, pieno di grinta e commozione.
"Terra di Santa Croce", un nome che risale a 500 anni fa. Era il 22 aprile 1500, quando le navi portoghesi approdarono per la prima volta da queste parti. Qualche giorno dopo era Pasqua e così fu detta la prima Messa. Il primo maggio fu piantata una grande croce. Il Brasile era ufficialmente "scoperto". Venne chiamato "Terra di Vera Cruz" e, qualche anno dopo, "Terra di Santa Cruz". Solo nel 1511 i portoghesi hanno deciso di chiamarlo "Brasile" (braciere) per via del colore rossiccio della linfa che scorreva da un albero abbondante nella regione: il "pau-brasil".
È impossibile non pensare alla storia in questi giorni destinati anch’essi a fare storia. "Terra di Santa Cruz" sembra rimanere, profeticamente, il vero nome di questo Paese continentale. La Croce, che come ha detto il Papa, continua ad essere "follia" per chi non crede. La Croce che è sempre stata presente in Brasile non solo raffigurata da due legni incrociati.
Da un inizio di quasi sterminio dei popoli indigeni si è passati subito all’esplorazione delle mille risorse della terra: oro, argento, pietre preziose, legno, minerali… Poi è arrivata la notte della schiavitù, durata fino al 1888: 5 milioni di uomini e donne africani trattati pressoché come bestie.
Tutto questo ha lasciato un segno. Sfruttamento, sì. Povertà, sviluppo ritardato di molto… ma anche incrocio di razze, tolleranza, capacità di soffrire, di accogliere il diverso.
Oggi la Croce ha altri volti, molto chiari per chi si trova a Rio. Basta guardare i grattacieli che fanno cornice alla spiaggia di Copacabana e le favelas sopra i monti della città. Ricchezza abbondante e privazione. La Croce è presente anche nella voce della gente che si è fatta sentire sulle strade, domandando più dignità, salute, educazione, sicurezza, legalità.
La Croce è anche il simbolo della "maravilhosa" città di Rio de Janeiro e della stessa Gmg: il Cristo Redentore, piantato sul punto più alto a guardare tutto e tutti, visibile da ogni luogo, che con le sue braccia aperte traccia il segno della Croce come immagine perenne.
Dalle giornate vissute con Francesco a Rio si capisce che ora questa benedetta Croce avrà un significato ben diverso per chi è stato vicino a lui, per chi lo ha seguito in tv, su Internet, sulle Reti sociali. Il Papa ha fatto vedere con i suoi gesti cosa vuol dire amare senza misure. Ha mostrato dove sono le "periferie esistenziali" e cosa significa andare incontro ai più lontani. Ha rivelato la dignità degli ultimi, che per lui, così come per Cristo, sono i primi.
Sulle spiagge di Copacabana, così come nel 1500, campeggia una croce, quella della Gmg. Le 15 tappe della Via Crucis sono state rivissute dai giovani insieme al Papa, una Via che è anche loro, quella delle sfide quotidiane in un mondo da rievangelizzare. Ed una Crucis che ora, più che timore, ispira adesione, condivisione e un amore più grande.
Grazie a Papa Francesco e alla Gmg i brasiliani saranno più fieri di questa loro "Terra di Santa Cruz". E sicuramente quelli che la portano come simbolo, i cristiani, ora la brandiranno con un’altra anima e un rinnovato impegno. Il Brasile è un’altra nazione dopo il passaggio e l’esempio di Papa Francesco. 

(*) direttore di "Cidade Nova" (Brasile)

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