Un migliaio di immigrati” “dall’inizio dell’anno” “Come un milione per l’Italia

La Chiesa locale non respinge, ma chiede all'Unione europea aiuti nell'accoglienza dei rifugiati politici e di quanti giungono sulle coste in cerca di una vita migliore

Non rifiuta i migranti che approdano sulle proprie coste, ma lancia un grido d’aiuto all’Unione europea affinché, con spirito solidaristico, affronti una questione che è troppo grande per un’isola di appena 400mila abitanti su 316 km quadrati di superficie. È questa la posizione di Malta ad avviso di Alfred Vella, incaricato della Commissione per gli emigranti, organismo con cui la Chiesa maltese si fa prossima a quanti, per conflitti o miseria, abbandonano la loro terra. Sorta negli anni Cinquanta per i maltesi che partivano in cerca di fortuna, due decenni dopo la Commissione ha cominciato a occuparsi di quanti a Malta cercavano rifugio. "Il nostro ufficio è sempre aperto per rispondere alle loro richieste", spiega Vella a Sir Europa.

In che modo date concretamente aiuto a chi giunge sull’isola?
"Abbiamo 400 alloggi che, come Chiesa, mettiamo a disposizione. Chi ha necessità viene da noi, poi assieme all’agenzia del governo valutiamo chi è più vulnerabile e diamo loro una sistemazione, secondo le nostre possibilità. Inoltre aiutiamo i migranti offrendo vari servizi: c’è chi ha bisogno di documenti, altri vogliono comunicare con il Paese d’origine per dare notizie dopo il lungo viaggio, altri ancora devono mandare i figli a scuola, oppure andare all’ospedale…".

Da quanto tempo vi occupate dell’immigrazione?
"Fin dall’inizio degli anni Settanta, quando un primo gruppo arrivò dall’Uganda. Il governo non aveva ancora sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite per i rifugiati del 1951, allora fu la Commissione per gli emigranti che se ne prese carico, li accolse e operò in accordo con l’Unhcr (l’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati, ndr) per farli beneficiare dei programmi dell’Agenzia e indirizzarli ai Paesi che li avrebbero accolti. Da allora la Chiesa maltese è sempre stata a fianco di chi giungeva sull’isola".

Qual è il vostro rapporto con le istituzioni pubbliche?
"C’è una buona collaborazione tra Chiesa e governo maltese".

Eppure, nei giorni scorsi, l’Ue ha ammonito Malta di non espellere gli immigrati libici che arrivano sulle sue coste…
"La Commissione europea ha replicato a una dichiarazione che il governo aveva fatto, in realtà, per rendere l’Ue più consapevole delle nostre difficoltà".

Cioè?
"I numeri degli immigrati che giungono a Malta sono esorbitanti rispetto alla popolazione locale e alle nostre possibilità. Solo quest’anno ne sono già arrivati in più di un migliaio: possono sembrare pochi, ma sarebbe come se in Italia ne fossero sbarcati un milione".

Come Chiesa maltese, cosa chiedete all’Ue?
"Siamo d’accordo con il governo nell’affermare che abbiamo bisogno di essere aiutati secondo quel principio di solidarietà che deve animare l’Unione. I Paesi del Sud – e non mi riferisco solo a Malta – non possono essere lasciati soli nell’affrontare la questione dei rifugiati politici e di quanti giungono sulle nostre coste in cerca di una vita migliore: è un impegno che va condiviso da tutti i Paesi aderenti all’Ue".

Papa Francesco, a Lampedusa, ha parlato di "globalizzazione dell’indifferenza". Una malattia che, a suo avviso, ha colpito anche le istituzioni comunitarie?
"L’affermazione del Papa fa pensare, è giunta al punto giusto. Il mondo dev’essere consapevole della realtà migratoria ed è obbligo di ciascuno dare il proprio contributo, secondo le proprie possibilità".

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